Meno imposte? Sette italiani su dieci non ci credono

25/10/2004

            domenica 24 ottobre 2004

            L’OSSERVATORIO

            Meno imposte? Sette italiani su dieci non ci credono
            di RENATO MANNHEIMER

                L’esito delle elezioni politiche del 2006 e, in una certa misura, anche quello delle regionali dell’anno prossimo dipendono largamente da un unico fattore: la percezione nell’opinione pubblica, specie quella orientata al centrodestra, del mantenimento o meno della promessa «meno tasse per tutti». E’ quella che più colpì gli elettori nel 2001 e che ha finito, a partire da allora, col rappresentare l’aspettativa maggiore nei confronti di Berlusconi e del governo da lui presieduto.

                Nel proporre quello slogan, il Cavaliere aveva efficacemente individuato un «sentiment» assai diffuso tra i cittadini. Ancora oggi, la grandissima parte della popolazione ritiene che «le tasse che pago sono troppo alte in relazione a quanto ricevo in cambio dallo Stato». Si tratta, naturalmente, di un giudizio in larga misura scontato. Sono pochi, in gran parte dei Paesi del mondo, a considerare basse le tasse pagate: da noi lo pensa il 3%. Ma c’è anche una quota significativa che considera l’attuale pressione fiscale «giusta» (12%) o che ritiene comunque che i benefici e i servizi ricevuti dallo Stato siano abbastanza proporzionati alla misura delle tasse che vengono richieste (20%). E’ un’opinione che si è andata diffondendo negli ultimi anni (coinvolge oggi un elettore su cinque, a fronte di meno di uno su dieci nel 1996), con una significativa accentuazione proprio in una parte degli elettori del centrodestra. Ma, pur in presenza di questo settore – minoritario ma consistente – di votanti per i partiti di governo che ne difende l’operato e se ne dichiara relativamente contento, resta il fatto che, sia tra gli elettori della Cdl, sia tra tutti i cittadini, la maggioranza assoluta ritiene eccessiva l’attuale pressione fiscale.

                Questo convincimento – che le tasse pagate siano troppe in relazione ai servizi ottenuti e, per certi versi, a quelli auspicati – costituisce un orientamento abbastanza radicato nell’elettorato. Da diversi anni le preferenze della popolazione si dirigono più verso una sorta di «welfare leggero» che comporti meno richieste dal fisco, piuttosto che verso un più consistente intervento dello Stato nella prestazione di servizi, a fronte, inevitabilmente, di una maggiore quantità di tasse e contribuiti. E’ una posizione comprensibilmente più diffusa tra l’elettorato di centrodestra (e tra chi dichiara di essere indeciso o astenersi). Ma è condivisa anche dalla maggioranza assoluta (57%) dei votanti per il centrosinistra. Anche se in quest’ultimo più di un quarto degli elettori la pensa esattamente all’opposto, condizionando fortemente le scelte politiche e programmatiche dei partiti dell’opposizione.


                La centralità della questione fiscale nella formazione delle scelte di voto del centrodestra rende di grande interesse l’opinione sul futuro, sintetizzata dal quesito: «Berlusconi riuscirà davvero ad abbassare le tasse?». Quasi il 70% degli italiani nel loro insieme pensa di no. Com’è ovvio, questa convinzione è assai più diffusa nell’elettorato del centrosinistra. Ma è significativo il fatto che essa coinvolga anche quasi metà dei votanti del centrodestra. In particolare, non crede alla realizzazione della promessa del premier il 60% dell’elettorato della Lega, metà di quello di An e, perfino, più di un terzo di quello di Fi.


                Nei mesi scorsi, proprio il giudizio sulla mancata diminuzione della pressione fiscale ha costituito l’elemento scatenante della «delusione» di una parte consistente dell’elettorato di centrodestra. Ciò che a sua volta ha favorito un più forte tasso di astensionismo da parte di questo settore di votanti – sia nelle risposte ai sondaggi, sia nelle elezioni vere – con un conseguente vantaggio per l’opposizione.


                Anche alla luce di questa esperienza, il disappunto e i dubbi espressi ancora oggi dai votanti per la CdL, sembrano indicare che il centrosinistra potrebbe avviarsi – a meno di iniziative «miracolose» da parte del Cavaliere e nonostante i propri conflitti interni – verso una stagione elettorale positiva, soprattutto grazie alla questione delle tasse (e alle promesse non mantenute).