Meno fusioni e più ristrutturazioni Cambia il business dei grandi studi

09/05/2011

M eno Meno fusioni e acquisizioni in senso tradizionale, ma più sfaccettate ristrutturazioni d`impresa.
La crisi ha impresso il suo marchio sulle attività dei grandi studi legali, che per forza di cose, come l`economiatutta, sono ormai internazionali. E in parecchi casi, per il comparto dei servizi legali alle aziende (un mercato stimato in 450 milioni di euro), la parola d`ordine del riposizionamento è stata: meno specializzazione e maggior integrazione delle competenze. Nel panorama dei big del diretto,
tra contenimento dei costi e razionalizzazione delle risorse, la crisiha rilanciato latensìone, che si rivela talvolta complementarità, tra due modelli di lavoro: la cosiddetta "boutique" all`italiana e la "law firm" in stile anglosassone. Dimensioni contenute e specializzazione, la prima; vaste proporzioni e un`offerta che gioca su molteplici fronti, la seconda. Vittorio Grimaldi, fondatore dello studio Grimaldi eAssociati (un`ottantina di legali tra Ro- ma, Milano e Le strutture Bruxelles) è il pioniere degli si sono avvocati interingrossate nazionali. «Nel soprattutto dopoguerra le all`epoca delle grandi induprivatizzazioni strie americane, come Pfizer e Goodyear, avevano bisogno di avvocati in Italia che parlassero inglese: per molti decenni gli studi Graziadei e Chiomenti ebbero una sorta di naturale monopolio. Poi, negli anni `80, sono arrivate le grandi banche estere e gli avvocati italiani scoprirono la finanza». Nel mondo legale italiano nacquero proficui rapporti con gli avvocati ìnglesi: Grimaldi si alleò nel 1993 con lo studio Clifford Chance e fu protagonista di tutta la stagione delle privatizzazioni.
«Dopo quel periodo – ricorda Grimaldi -decidemmo di rimetterciin proprio nel 2002, nonvolevamo perdere la nostra autonomia: seguì la stagione fortunata delle cartolarizzazioni, poi del project finance, che continua tuttora, specie per l`energia e per le infrastrutture. Altri settori molto buoni, rilanciati dalla crisi, sono l`antitrust e il diritto amministrativo. Noi abbiamo scelto il modello piccolo, cosiddetto
"boutique". Abbiamo un rapporto personale col cliente: i nostriavvocati partner sono autonomi,
ciascuno di noi è un vascello corsaro. E oggi l`espressione "studio internazionale" non significa molto, ormai si lavora sempre con l`estero». Dalla tradizione di Wall Street viene lo studio Cleary Gottlieb.
In Italia dal 1998, conta ora un centinaio di avvocati nelle sedi di Roma e Milano. «I nostri clienti, siano basati in Italia o all`estero, sono comunque di respiro internazionale: è l`economia che detta questo profilo», concorda Roberto Casati, partner dello studio milanese. «Anche per affrontare gli scenari
aperti dalla crisi e la natura globale dei mercati, credo che il modello di studio oggi migliore richieda avvocati molto flessibili e versatili, che abbiano familiarità con tutti i grandi temi giuridici internazionali. 1 nostri legali hanno tale versatilità e, per esempio, chi fa principalmente M&A sa occuparsi anche
di capitai markets e, talora, dì contenzioso». Lo studio Bonelli Erede Pappalardo (BEP) coniuga le competenze della "boutique" con la strutturada"lawfirm". Nato nel 1999 con l`accorpamento di tre
realtà, conta oggi 300 avvocati. «Senza una struttura a rete e un`apertura internazionale,
difficilmente si potrebbe stare sul mercato e attrarre lavoro di qualità in Italia, specie oggi», afferma
Andrea Carta Mantiglia, socio dello studio. «Dopo la nostra nascita abbiamo voluto acquisire aree di pratica a tutto tondo per poter seguire con eguale livello d`eccellenza tutte le fasi M&A, che altrimenti sarebbero restate appannaggio dei grandi studi esteri». Effettivamente una classifica della rivista TopLegal assegna allo studio, per il settore portante del corporate M&A, il fatturato più alto in Italia,
ovvero 58 milioni di euro. «Con la crisi-dice Carta Mantiglia – si è ridotto il numero di operazioni, soprattutto quelle ad alto assorbimento di risorse: oggi ì clienti, siano industrie o banche, chiedono un approccio personalizzato e qualitativo. Noi riusciamo a giocare su più versanti: come il fiscale, l`amministrativo o il diritto del lavoro, che normalmente nei grandi studi rimangono settori ancillari
rispetto al cuore delle M&A». Tra gli studi giovanissimi, nati significativamente nel periodo pre-crisi, prevale il modello pluridisciplinare. L`italiano Legance, anno 2007, è partito con un`ottantina di avvocati che a oggi sono quasi raddoppiati. «Offriamo servizi atutto campo: consulenza, contenzioso, antitrust, diritto del lavoro. La migliore risposta alla recessione è stato il servizio integrato, con tutte le specializzazioni utili per le aziende», afferma Giovanni Nardullì, managing partner dello studio. «Abilanciare il calo delleM&A, c`è stataunagenerale crescita di attività come la ristrutturazione del debito, il contenzioso, l`antitrust, il dirit- to del lavoro. E promettono bene le attività regolatorie, specie nella finanza e nelle assicurazioni. Le M&A, poi, crescono oggi nel settore dell`energia».
Un ambito, quello dell`energia, che riscuote l`unanimità dei consensi tra gli avvocati. Conipreso Andrea Arosio, managing partner della sede milanese di Linklaters (base a Londra), law firm che nel 2007 è sbarcata definitivamente in Italia, contando oggi una sessantina di legali, traMilano e Roma. «Questi anni -dice- ci hanno portato tre filoni preponderanti: operazioni di ristrutturazione del debito, interventi sulla liquidità, M&A legate alla gestione della crisi. Si sono rese necessarie competenze duttili, che spazino, per esempio, dal banking al diritto societario».