Meno evasione, ecco il «caso Visco»

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 2) – Politica

    Meno evasione, ecco il «caso Visco»

      I conti di un anno in prima linea: si deve a lui il «tesoretto» che farà ripartire welfare e economia

        di Roberto Roscani

        In fondo l’unico ad aver detto la verità, con la sua faccia da cherubino stagionato, è Pier Ferdinando Casini: «Visco? Se ne deve andare non per il caso Speciale ma perché sta spremendo i cittadini». Insomma al viceministro – sotto le apparenze di un caso di conflitto di poteri tra autorità politica e corpi separati della macchina pubblica – si vogliono far pagare i risultati raggiunti. Sì, perché se adesso l’Italia discute di come spendere il tesoretto e non di come fare una «manovra bis» il merito è proprio di Vincenzo Visco. Il professore, che la destra si diverte a dipingere come un vampiro, ha portato a casa un risultato eccezionale. Si tratta di una cifra tra i 9 e i dieci miliardi di euro (dieciannove-ventimila miliardi delle vecchie lire per chi ne avesse nostalgia).

          RISULTATI – Eccezionale specialmente se si pensa a cosa aveva trovato nelle stanze delle Finanze 13 mesi fa. Un esempio: prendete l’Iva del 2005: l’imposta lorda, ovvero quella «annunciata» era di 105 miliardi, quella effettivamente versata di 85-86 miliardi.

          Venti miliardi sparivano tra l’annuncio e l’effettivo pagamento.

          E allora a Visco che deve mettere da parte i vecchi condono di Tremonti (l’ultimo dei quali era già in bilancio per 2 miliardi) non resta che prendere di petto il problema. Come? Lo fa con una serie di norme che stringono le maglie di una rete che negli anni si era andata allargando a dismisura: piccole e grandi cose. Si stringe sui paradisi fiscali, si mettono regole sui pagamenti (vi ricordate quelle norme che avevano fatto gridare alla violazione della privacy perché rendevano obbligatorio pagare in assegni e magari assegni non trasferibili le parcelle ai professionisti o il lavoro degli artigiani), si obbliga ad avere un conto in banca personale e uno per le attività di lavoro.

          Sembrano provvedimenti di poco conto, più ingombranti che efficienti secondo i critici. Eppure funzionano.

          D’altra parte era stato Visco, in una lezione tenuta alla scuola tributaria, a ricordare che la Banca d’Italia aveva valutato un sommerso nelle attività economiche italiane attorno al 17-18 per cento, doppio rispetto ai grandi paesi europei, quadruplo rispetto a quelli più virtuosi. E – sempre parole della Banca d’Italia – il segnale della dimensione di questo sommerso si ha dalle transazioni in contanti «perché solo questo mezzo di pagamento evita di lasciare traccia».

          Poi c’è il capitolo degli studi di settore: anche qui Visco si è guadagnato l’antipatia di tanti. Il problema è che i vecchi studi di settore avevano prodotto questo risultato paradossale: al momento della loro elaborazione, cinque anni prima, solo il 50 per cento delle aziende era allineato a quanto ci si attendeva guadagnassero. Alla fine ad allinearsi erano il 70%. Ma le entrate legate agli studi di settore non erano cresciute affatto. Insomma a questo problema bisognava metter mano.

          E i risultati di queste iniziative non si sono fatti attendere: in settori tradizionalmente «difficili» dal punto di vista fiscale come le costruzioni il gettito è cresciuto nel 2006 del 15 per cento, ben di più della media. E comunque se quando il governo ha varato la Finanziaria e ,prima, la Visco-Bersani, aveva previsto di aumentare le entrate fiscali di 29 miliardi di euro alla fine ne sono arrivati 8,6 in più. Complessivamente le entrate tributarie sono cresciute del 9,5% quattro volte più del Pil e due volte più dei consumi interni. In valori assoluti l’aumento è di 37,7 miliardi, 8,6 in più del previsto. Di questi 3,5 sono letteralmente un aumento delle entrate lorde, 2, 5 sono minori rimborsi e compensazioni, altrettanti sono maggiori entrate da tassazioni locali. Tutte i tipi di entrate sono cresciuti notevolmente, ma particolarmente bene è andata per l’Iva (+8,8%), per l’Ires (la tassa sui profitti che è salita del 16%).

          Ed è stato un anno di lavoro anche per ridare slancio alla macchina fiscale: dalle agenzie delle entrate alle dogane dove – a forza di condoni – l’idea di battersi contro l’evasione fiscale sembrava proprio fuori moda. E allora maggiori controlli, più accertamenti che hanno fatto emergere sacche di evasione e di elusione. E provvedimenti che hanno tagliato le gamba ad affari poco in regola: un esempio per tutto, il mercato parallelo delle importazioni di auto che aveva raggiunto una dimensione enorme (200mila vetture l’anno e in gran parte macchine di superlusso) grazie al fatto che giocando sui paradisi fiscali (il più vicino è San marino) si potevano fare sconti eccezionali sull’Iva che non veniva pagata. Tutto a danno di chi le auto le fa e le vende regolarmente.

          Certo a chi comprava le Perche Cayenne col venti per cento di «sconto» Visco non sta simpatico affatto.

          Così come non è amato da molti commercianti. Le associazioni lo hanno accusato di aver imposto la gogna, perché nei negozi dopo tre volte che lo stesso esercente viene beccato a non emettere scontrino può subire una chiusura di tre giorni. Quello che fa più paura – commentano al ministero – è il cartello affissa fuori con la motivazione. Eppure – piaccia o meno – i monitoraggi eseguiti sugli esercizi che hanno subito la chiusura dicono che il fatturato «scontrinato» aumenta del 100-200 per cento. Ma Visco – che ama gli abiti inglesi – a esser dipinto come un vampiro non ci sta. «Io – dice di se stesso – sono un liberale, io ci credo alle aziende, non ho nessuna voglia di chiuderle o punirle». E in molti fanno notare che se il primo anno di lavoro di Visco alle Finanze è stato tutto all’insegna dell’emergenza (la Visco-Bersani nacque mentre Padoa Schioppa parlava di un’economia pubblica italiana in stile 1992, ovvero vicina alla bancarotta) il 2007 può esser l’anno della svolta. È di questi giorni l’accordo raggiunto con le associazioni degli esercenti (dopo le tante polemiche), poi ci sono le aliquote abbassate, le tante misure di sgravio fiscale legate alle ristrutturazioni ecologiche. Ma per chi lo vuole abbattere Visco resta l’uomo delle tasse. E da noi chi vuol far pagare tutti è già colpevole.