«Meno costo lavoro per compensare le imprese»

29/07/2005
    venerdì 29 luglio 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 12

        LA RIFORMA DEL TFR • Maroni in Parlamento: sarà un capitolo importante della prossima Finanziaria

          «Meno costo lavoro per compensare le imprese»

            Si pensa a una riduzione di 2 3 miliardi Il nodo delle garanzie per agevolare l’accesso al credito

              LINA PALMERINI

                ROMA • Roberto Maroni l’impegno l’ha preso anche in Parlamento. Ieri, all’audizione al Senato, ha ripetuto quello che già aveva detto mercoledì scorso alle parti sociali sulla riforma del trattamento di fine rapporto ( Tfr). E cioè che la riduzione del costo del lavoro legato al decreto sul Tfr sarà uno dei capitoli più importanti della prossima Finanziaria. «Un capitolo con la "c" maiuscola» , ha detto ai senatori riuniti alla Commissione Lavoro. Un capitolo decisivo per la riforma del Tfr, su cui le parti sociali hanno chiesto precisi impegni nel loro documento comune. Già, perché le imprese che conferiranno il Tfr ai fondi perderanno un’importante fonte di finanziamento visto che si tratta di 13 miliardi annui di accantonamenti. Dunque, andranno previste le necessarie compensazioni per non caricare le imprese di oneri aggiuntivi. Le riduzioni al costo del lavoro promesse dal ministro Maroni sono solo una parte delle richieste fatte dalle parti sociali.
                Tra le modifiche proposte c’è una maggiore certezza sul funzionamento del fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito soprattutto per le piccole e medie imprese.

                «Uno dei punti veramente qualificanti della prossima Finanziaria — ha detto ieri Roberto Maroni al Senato — sarebbe la riduzione del costo del lavoro. È una cosa che nessuno ha fatto negli ultimi dieci anni, che costa — certo — ma piuttosto che spendere un miliardo di euro in tanti piccoli rivoli, di carattere locale e assistenziale, è meglio metterli tutti insieme per fare una consistente riduzione del costo del lavoro per le piccole e medie imprese, legata al Tfr » . I calcoli, al ministero del Welfare, sono stati già fatti: si tratta di una sforbiciata del valore di due o tre miliardi di euro. Ma, certo, deve passare le severe selezioni dell’Economia alle prese con una Finanziaria 2006 non certo semplice.

                Nell’incontro di mercoledì scorso con il ministro del Welfare, le parti sociali si sono fidate dei « sì » di Maroni. Ora, stanno traducendo il documento comune in emendamenti al decreto sul Tfr che il Governo dovrebbe recepire: lunedì saranno pronti e saranno inviati a Via Veneto. Nel prossimo incontro fissato il 31 agosto, le promesse del ministro dovrebbero tradursi in fatti.

                Le modifiche chieste dalle parti sociali sono almeno cinque: agevolazione del trattamento fiscale per il lavoratore che conferisce il proprio Tfr (oggi è all’ 11%); inoltre, quando scatta il meccanismo del silenzioassenso per l’adesione ai fondi, se il lavoratore resta " silente" deve essere privilegiato il fondo negoziale e non le polizze assicurative; anche nel caso in cui il lavoratore scelga di cambiare e indirizzare il proprio contributo alle polizze private, l’impresa deve continuare a versare il proprio contributo al fondo negoziale. Ecco, questi ultimi due punti hanno suscitato le scontate reazioni negative delle compagnie assicurative. Ma il ministro Maroni ha invece detto di preferire la soluzione prospettate dalle parti sociali.

                Infine il punto più delicato, quello che richiede risorse aggiuntive di cui il Welfare però non dispone. E, cioè, le compensazioni alle imprese. Dunque, riduzione del costo del lavoro e l’istituzione di un fondo di garanzia per agevolare l’accesso al credito delle imprese, soprattutto le piccole e le medie. Infine c’è anche la richiesta delle parti di affidare tutta la vigilanza in materia di fondi pensione alla Covip.

                  L’accordo tra il ministro e le parti sociali sarà formalizzato nell’incontro del 31 agosto. Roberto Maroni si dice ottimista ma ci sono due cose che restano incerte: le risorse aggiuntive che solo con la Finanziaria saranno stanziate; i tempi dell’approvazione della riforma visto che la delega scade il 6 ottobre. Se i conti dell’Economia ma anche i tempi parlamentari daranno ragione all’ottimismo di Maroni, il primo gennaio del 2006 decollerà la previdenza integrativa anche in Italia. In cifre vuol dire circa 10 miliardi di euro conferiti ai fondi.