Meno clienti per pizzerie e ristoranti

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 19
            Abitudini alimentari / Le famiglie ritornano al pasto in casa
            Meno clienti per pizzerie e ristoranti
            NICOLA DANTE BASILE
            MILANO • Sarà l’effetto euro e il conseguente malcostume di quanti hanno pensato di applicare un cambio alla pari con la lira, sarà la persistente crisi economica, sarà una conseguenza della forsennata corsa dei prezzi di molti generi di prodotti, ma è un fatto certo che, nell’ultimo anno, la spesa degli italiani per i consumi alimentari "domestici" è tornata a crescere.
            A rimetterci, di conseguenza, è la domanda del fuori-casa, che ha accusato un affanno fin troppo pesante, con una variazione percentuale da un anno all’altro del -3,6% che ha premiato la tavola di casa a scapito di quella della ristorazione commerciale e collettiva. Un settore, questo, che nel 2003 ha fatturato 46 miliardi di euro (40 il canale commerciale e 6 le mense) per un totale di 6 miliardi di pasti.
            Quanto emerge dal rapporto realizzato dalla Fipe (verrà presentato al convegno internazionale sulla ristorazione in calendario oggi e domani a Milano) non è certo un quadro confortante per la categoria dei pubblici esercizi. Non lo è a tutti i livelli, compreso quello relativo alla ristorazione collettiva, che pure dovrebbe apparentemente essere il più accessibile nell’ambito del fuori casa, ma il cui fatturato 2004 è atteso sui livelli dell’anno prima e con una perdita di due punti percentuali del margine operativo lordo.
            Tornando alla forbice che focalizza i diversi andamenti della spesa in casa e fuori casa, dal rapporto emerge che fatto 100 il valore della domanda nel 2003, la spesa dei consumi "a domicilio" ha pesato per il 71,5%, in crescita rispetto al 67,9% sul 2002; per contro il "fuori casa" s’è dovuto fermare solo a quota 28,5%, dopo che l’anno prima ha toccato il 32,1%, con una limatura di decimali rispetto al punto massimo di 32,3 raggiunto nel 2001, ultimo anno della lira e punto di inizio della grave crisi economica internazionale.
            Ma non è tutto. Per i consumi al bar, al ristorante ma anche per quelli fatti in mensa la situazione dovrebbe restare problematica anche per i prossimi mesi 2004, e solo nel 2005 le falle provocate da questo cambio di indirizzo dovrebbero essere in qualche modo arginate dal sistema dei pubblici esercizi. Ma si tratta di proiezioni pensate nella speranza che l’economia del Paese torni a crescere e che «la categoria — dichiara il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva — sappia reagire come più volte a dimostrato di sapere fare, con l’augurio che sia tutta la collettività ad avere fiducia nel futuro». Per Sommariva quanto è accaduto finora in termini di spesa ha una chiave di lettura molto precisa, e questa va «individuata nellacrisi generale dei consumi».
            Una crisi che ha indotto «il consumatore a ridisegnare la mappa delle sue spese, privilegiando l’essenziale e sacrificando il valore immateriale come la qualità e l’eccellenza che per anni è stato un cavallo di battaglia della tavola made in Italy. Ora questi valori restano tuttora intatti, ma anno un costo che al momento della spesa il consumatore oggi tiene fortemente in considerazione».