Melfi, ricorso di Fiat contro il reintegro

12/08/2010

Fiat ricorre contro il provvedimento interinale del tribunale di Melfi che ha annullato il licenziamento di tre operai nello stabilimento lucano e ne ha ordinato il reintegro.
La decisione arriva dopo l’avvenuta notifica del pronunciamento dei giudici. Il Lingotto si riserva di valutare le motivazioni del provvedimento, che – precisa in una nota – «non appare coerente con il quadro istruttorio già emerso, pur nella sommarietà degli accertamenti condotti, ma parimenti annuncia la presentazione a breve del ricorso in opposizione alla decisione del tribunale di Melfi, «nella convinzione di aver offerto prove incontrovertibili del blocco volontario delle linee di montaggio, che ha determinato un serio pregiudizio per l’azienda costringendola ad assumere doverosi atti di tutela della libertà di tutti i lavoratori e della propria autonomia imprenditoriale». Fatti rispetto ai quali è stata presentata una denuncia in sede penale.
I tre operai, due delegati Fiom e uno iscritto allo stesso sindacato, erano stati prima sospesi e poi licenziati nel luglio scorso dall’azienda (la Sata, spa che gestisce lo stabilimento della Fiat), cui contestava loro di aver ostacolato un carrello robotizzato che trasferiva pezzi di produzione ad altri colleghi che non si erano astenuti dal lavoro durante un corteo interno alla fabbrica organizzato per protestare contro l’aumento dei turni.
I giudici hanno ritenuto illegittimi e caratterizzati da antisindacalità i licenziamenti. Nel provvedimento scrivono che «il comportamento dei lavoratori merita censura (e dunque sanzionabile, ndr.)», ma non ritenendo provata la tesi di Sata, ritengono la condotta posta in essere dagli operai «non idonea a ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario e a mettere in dubbio la futura correttezza dell’adempimento al contratto di lavoro». Inoltre, pur rilevando la mancata proporzionalità della sanzione espulsiva applicata da Sata, i giudici chiariscono che da parte dell’azienda non vi fosse volontà di ledere i diritti sindacali.
I legali della Fiom, ieri, hanno parlato di «un licenziamento frutto di un equivoco». «I carrelli robotizzati – hanno affermato – non sono stati bloccati dai lavoratori in sciopero, ma erano già fermi quando i lavoratori si sono riuniti in assemblea». Duro il leader Fiom, Maurizio Landini: «Quella sentenza deve essere applicata: il 23 agosto i lavoratori devono rientrare in fabbrica. Il ricorso dell’azienda? Sarebbe saggio che Fiat, anziché mettere in discussione leggi, diritti e contratti, si rendesse contro che se vuole affrontare i problemi ha bisogno del consenso delle parti. Il giudice ha dichiarato che i suoi comportamenti sono stati antisindacali e illegittimi, ne prenda atto».
Il leader Cisl, Raffaele Bonanni, rinnova l’invito a Fiat a «non farsi irretire da Fiom». «Il ricorso costante alla conflittualità – dice – si commenta da solo. Se non ci fossero Cisl e Uil sarebbe come lo stolto che taglia il ramo dove è seduto». E il segretario generale Uil, Luigi Angeletti ribadisce che «il Paese e le fabbriche non hanno bisogno di conflitto». Per Roberto Di Maulo (Fismic) «l’eccessiva enfatizzazione della vicenda dei licenziamenti a Melfi dimostra che si vuole montare un clima politico da parte della Fiom contro la Fiat».