Melfi, la Fiat sfida sindacato e giudici

12/08/2010


"Licenziamenti giusti, li confermiamo". Ok di Cisl e Uil. La Fiom: "Mettono tristezza"
TORINO – La Fiat contrattacca e annuncia che chiederà nuovamente al giudice il licenziamento dei tre operai di Melfi reintegrati martedì con un decreto del Tribunale. Il Lingotto contesta la sentenza che ha condannato l´azienda di Marchionne per violazione dell´articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, cioè per comportamento antisindacale. «La decisione del Tribunale – dicono a Torino – non appare coerente con il quadro istruttorio già emerso» perché la Fiat ritiene di «aver offerto prove incontrovertibili del blocco volontario delle linee di montaggio». Dunque, chiedendo il licenziamento dei tre operai della Fiom l´azienda ritiene di «tutelare la libertà di tutti i lavoratori». E ricorda anche che contro di loro ha sporto a suo tempo denuncia penale.
Non è ancora chiaro quando la Fiat presenterà il ricorso contro la sentenza del giudice del lavoro. Ieri al Lingotto si usava una formula generica: «Nel più breve tempo possibile». Il dettaglio non è secondario perché, se non interverrà una diversa decisione dei giudici, il 23 agosto, alla riapertura dei cancelli, i tre licenziati dovranno tornare in azienda. La società sostiene che i tre devono essere espulsi dalla fabbrica perché durante uno sciopero avrebbero attuato «un blocco volontario delle linee di montaggio». Gli avvocati delle tute blu replicano citando ampi stralci della decisione del giudice dalla quale si dedurrebbe che «i lavoratori sono stati licenziati per un fatto che non hanno commesso». Secondo la Fiat «comunque lo stesso giudice che ha giudicato sproporzionato il licenziamento ha scritto che il comportamento dei tre poteva essere censurabile». Nel provvedimento si sottolinea anche che la versione dei fatti contestata dall´azienda nelle lettere di licenziamento è diversa a quella sostenuta dai legali della stessa Fiat al processo.
La battaglia a colpi di carta bollata dunque continuerà perché l´azienda ha scelto di andare fino in fondo affrontando, se necessario, tutti i gradi di giudizio. Contemporaneamente si riaccende, pesantissima, la polemica tra i sindacati. Duro il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che mette sotto processo la Fiom: «L´azienda fa bene a non farsi irretire dalla Fiom e a non entrare nel clima di provocazione che la Fiom ha organizzato apposta per fare rumore. Tutti gli scioperi organizzati nelle fabbriche Fiat in questi giorni sono stati un clamoroso insuccesso». Non più tenero il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «Negli stabilimenti Fiat il clima generale non è teso. La vicenda di Melfi non cambierà nulla nelle relazioni sindacali, sarà una questione da risolvere nei tribunali. Le sole tensioni sono quelle tra l´azienda e la Fiom. Ma è normale che ci sia un sindacato che si dichiara antagonista». Sintetico il leader del Fismic, Di Maulo: «La Fiom vuole montare un clima politico contro la Fiat». Diverso il punto di vista dell´Ugl, sindacato vicino al centrodestra: «La Fiat ha tutto il diritto di ricorrere contro il reintegro degli operai di Melfi, ma è un atto che rischia di surriscaldare il clima. La Fiat sta cercando di ottenere con la forza e con la resa totale del sindacato un radicale cambiamento nelle relazioni industriali».
In casa Fiom tocca al segretario generale Maurizio Landini rispondere agli attacchi di Bonanni: «Sentire le sue dichiarazioni fa una certa tristezza perché, di fronte al licenziamento dei lavoratori e alla condanna dell´azienda per comportamento antisindacale, Bonanni non trova di meglio che accusare un altro sindacato. Chi ha dato alla Cisl e alla Uil il mandato per modificare il contratto nazionale come stanno cercando di fare?».