Melfi, la Fiat ricorre contro il reintegro dei tre operai

12/08/2010

Non è finita. Com’era prevedibile, Fiat presenterà ricorso «nel più breve tempo possibile» contro il reintegro dei tre lavoratori di Melfi, licenziati il 13 e 14 luglio con un provvedimento che l’altro giorno il Tribunale ha definito «antisindacale», essendo stato «sproporzionato e pertanto illegittimo». «Valuteremo le motivazioni della decisione – replica l’azienda – che non appare coerente con il quadro istruttorio già emerso». L’accusa per i tre operai, di aver bloccato dei carrelli durante una manifestazione, è del tutto decaduta. Ma l’azienda non demorde, è convinta di «aver offerto prove incontrovertibili del blocco volontario delle linee di montaggio», che «ha determinato un serio pregiudizio per l’azienda», e per questo annuncia il ricorso. Ricordando anche che «su questi stessi fatti è stata presentata una denuncia in sede penale».
GIOCHI PERICOLOSI
E non demordono nemmeno Cisl e Uil, che invertendo l’ordine delle responsabilità riescono a prendersela persino in questo caso con la Cgil: «Il Lingotto ha sbagliato, ma la vicenda è frutto del clima di esasperazione creato dalla Fiom», dice Raffaele Bonanni, leader Cisl. Di più: «Tutti gli scioperi nelle fabbriche Fiat sono stati un clamoroso insuccesso. È stato più clamore mediatico che un movimento vero», continua. «Il ricorso costante alla conflittualità si
commenta da solo. Se non ci fossero Cisl e Uil sarebbe come lo stolto che taglia il ramo dove è seduto. L’azienda fa bene a non farsi irretire dalla Fiom, la stragrande maggioranza dei lavoratori ha la testa a posto e le idee chiare. Si andrà avanti con gli investimenti previsti e chi avrà certi comportamenti si isolerà da solo». Il segretario Cisl rinnova l’invito alla Fiat «a non entrare nel clima di provocazione che la Fiom ha organizzato apposta ». Il segretario della Fiom, Maurizio Landini: «Sentire Bonanni che di fronte a tutto questo non trova nulla di meglio che accusareu n altro sindacato f una certa tristezza». Cgil e Pd tornano a chiedere la riapertura di un negoziato: «Ache gioco sta giocando la Fiat? – chiede Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd – Perché continua ad alimentare un clima di conflittualità e di tensione? Può una grande azienda affrontare i problemi con i licenziamenti? È sensato dare la parola agli avvocati e ai ricorsi contro la decisione della magistratura? È ora di spezzare la spirale del conflitto e confrontarsi con tutte le posizioni. La via della ritorsione, della disdetta del contratto nazionale e della newco è senza uscita. Competitività e diritti possono essere sinergici in una moderna cultura delle relazioni industriali. Certo, la completa assenza di una politica industriale da parte del governo non aiuta». Prosegue intanto l’iter relativo alle altre cause (nei vari stabilimenti Fiat ha licenziato sei persone). La sentenza di Melfi fa ben sperare: «È un’ottima notizia, no? Oltre che per i tre colleghi anche per me, un viatico per sbloccare la mia situazione», dice Pino Capozzi, l’impiegato di Mirafiori licenziato sempre a luglio per volantinaggio elettronico». In altri termini, ha inoltrato via mail un volantino che sosteneva le proteste dei lavoratori di Pomigliano.