Melfi 2. Non sono un falco, ma un partecipativo

29/04/2004
il nuovo Riformista
 


    28 Aprile 2004


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    MELFI 2. IL MODELLO ANTAGONISTA E LA LEZIONE DI BIAGI
    di Maurizio Sacconi
    Non sono un falco, ma un partecipativo

    Non sono un falco. Né gradisco questa sovraesposizione che a causa di qualche cialtrone della carta stampata tocca anche la mia famiglia. Non ho affatto voglia di diventare un martire. Desidero solo discutere ed operare liberamente in tema di lavoro e di relazioni industriali in un paese al bivio tra modernità e conservazione.
    L’intensità delle relazioni industriali e del ruolo degli attori sociali in Italia costituisce certamente un’anomalia (solo in parte condivisa dalla Germania) nell’ambito dei paesi industrializzati.
    Nella grande transizione indotta dalle nuove tecnologie ciò può costituire un pesante handicap o, al contrario, una grande risorsa per accelerare l’innovazione e la maggiore competitività. Tutto dipende dal modello di relazioni industriali che i comportamenti e le regole possono far prevalere.
    Tanto il modello antagonista – ancora determinato dalla fiducia nel conflitto di classe – appare antistorico, quanto il modello cooperativo – che riconosce la tendenziale convergenza delle parti nel condiviso obiettivo di sviluppo delle risorse umane – appare in sincronia con l’economia della conoscenza.
    Nella tradizione italiana, sono fortunatamente ben presenti le esperienze che possono condurre allo sviluppo del sindacato partecipativo-collaborativo. A queste esperienze si ispirava Marco Biagi disegnando una legislazione di sostegno alla libera promozione di organismi bilaterali delle parti sociali. Sono molte, anzi moltissime, le buone prassi in atto in molte aziende e in numerosi settori produttivi.
    Sono molto convinto che questo modello deve prevalere qui ed ora e non tra dieci anni se vogliamo che esso sostenga il più rapido passaggio alla nuova economia. I tempi del cambiamento fanno la differenza nel riposizionamento competitivo delle imprese e dei territori. Viviamo forse il momento più alto della concorrenza tra i due modelli. Questa competizione, affinché vinca il migliore, deve potersi svolgere in un quadro di regole effettive in modo che prevalga la forza della logica e non la logica della forza.
    Nel caso in cui gli antagonisti possono invece imporre le loro regole illegittime diventa inevitabile la soccombenza dei «partecipativi». Anche la controparte finirà per adattarsi alla regola peggiore, per iniziare e concludere il negoziato con i più radicali. Il prezzo di questa selezione darwiniana sarà tuttavia il declino del paese, quello vero, al quale non ci siamo ancora arresi.