Mediolanum: il salvadanaio di Ennio e Silvio

20/10/2005
    giovedì 20 ottobre 2005

    Pagina 16 Economia & Lavoro

    Mediolanum, il salvadanaio di Ennio e Silvio

      Dal porta-a-porta di Programma Italia al Tfr dei lavoratori: un altro «miracolo» italiano

        di Giampiero Rossi / Milano

          CONVENTION – «Mi devo rifare un’immagine». A questo pensava Ennio Doris, numero uno del gruppo Mediolanum quando Silvio Berlusconi, cioè l’uomo cui doveva tutta la sua fortuna e al quale era legato a filo doppio, entrava in politica. Ma Doris aveva gli occhi puntati sul business e, non senza un certo intuito (o forse perché ben informato), pensava che la proiezione dell’ingombrante ombra politica del Cavaliere potesse intralciare il corso degli affari per la sua Mediolanum. Meglio non mescolare le cose, pensava. Anche se poi, a conti fatti, la vicinanza con l’uomo dei conflitti di interesse porterà parecchia acqua al mulino di Doris. Per esempio attraverso le Poste Italiane e con il tentativo di gestire il Tfr dei lavoratori italiani.

            A Berlusconi deve tutto. Ma anche il Cavaliere deve qualcosa a lui. Ennio Doris, infatti, è l’ideatore delle convention in Italia, cioè di quei raduni pacchiani e retorici che però si soni rivelati utilissimi a vendere di tutto, compreso il “prodotto” politico. Doris era uno dei tanti venditori della galassia berlusconiana, ma aveva quell’idea – le convention – e quando finalmente riuscì ad avvicinare il padrone del gruppo Fininvest lo convinse rapidamente.

              Entrambi ne beneficiarono ampiamente: soldi a palate sono entrati a tempo di record, sia nei forzieri di Arcore che nelle tasche di Ennio Doris, che oggi possiede – tra le altre cose – un aereo personale, un feudo in Friuli già di proprietà della famiglia Ferruzzi e una posizione invidiata da molti: nel gruppo Mediolanum, infatti, lui è socio di Berlusconi, ma con (quasi) totale autonomia.

                All’inizio (1982) il giocattolo si chiamava Programma Italia, una società che attraverso una rete di vendita – i cosiddetti «consulenti globali» – piazzava porta a porta prodotti finanziari di risparmio e previdenza .

                Andò bene, anche perché gli italiani risparmiavano e volevano far fruttare il gruzzolo. Due anni dopo nel già vasto portafoglio-prodotti dei «consulenti globali» entrano anche i marchi Mediolanum Vita e Assicurazione, acquistati da Fininvest, e nel volgere di altri 12 mesi arriva anche la Gestione Fondi Fininvest, sul versante dei fondi comuni d’investimento. Gli affari vanno bene, Doris è uno che ci sa fare, e nel 1995 Mediolanum spa diventa la holding di tutte le attività finanziarie dell’impero del Biscione.

                  L’anno successivo viene quotata in Borsa. Nel 1997 nasce anche la sorella Banca Mediolanum continuando un processo di espansione degli affari e del potere (parallelo a quello di Berlusconi) che culmina con il clamoroso ingresso in Mediobanca, nel cui consiglio di amministrazione Ennio Doris siede attualmente. E in quel momento parte anche il corteggiamento, e qualche cosa di più, di Mediolanum alle Generali, operazione che se fosse andata in porto avrebbe consegnato al clan Berlusconi una posizione di dominio incontrastato del mercato assicurativo e finanziario.

                    Niente politica, dunque? Solo affari, in ossequio alla «nuova immagine» voluta da Doris? Mica tanto. Nella seconda legislatura di Silvio premier per Banca Mediolanum piove “dal cielo” una convenzione con le Poste Italiane che permette a una banca senza sportelli di vendere i propri prodotti addirittura attraverso una rete di 14.500 sportelli delle Poste.

                    Ma già in quel momento è partita l’offensiva sulla cosiddetta “previdenza complementare”. In ballo c’è il parcheggio del Tfr dei lavoratori italiani. A Doris interessa. A Berlusconi pure, e non lo manda a dire. A questo punto non c’è più bisogno di fingere che la politica disturbi gli affari.