Medici e cittadini contro la sanità di serie B

12/07/2002




12.07.2002
Medici e cittadini contro la sanità di serie B

di 
Maura Gualco


 È un no che risuona in ogni angolo della penisola. E a pronunciarlo sono medici, consumatori, sindacati, opposizione. Una larga fetta della società italiana non vuole tornare al vecchio sistema delle mutue. E la rivolta è già in atto. L’idea del governo di proporre un modello di assistenza che parte come sperimentale ma che rischia di smantellare il servizio sanitario nazionale, fa tremare le vene a chi non può pagarsi un’assicurazione privata e a chi in cuor suo, pur potendolo fare, teme per la salute di quella larga parte di italiani. E il pericolo sarà quello di vedere scene come quelle del film «John Q» girato da Nick Cassavetes. John, padre di un bambino bisognoso di un trapianto di cuore, non può permettersi di salvargli la vita procedendo all’intervento. Motivo? L’altissima spesa richiesta dall’assicurazione sanitaria. E così decide di prendere in ostaggio un’ala dell’ospedale, obbligando il chirurgo a trapiantare il suo cuore nel corpo del piccolo. Un’aspra critica cinematografica rivolta al sistema sanitario americano che sembra, invece aver ispirato il nostro governo ultraliberista. Ma la battaglia annunciata è durissima. E anche all’interno della maggioranza non sono mancate forti perplessità. I primi a salire sulle barricate sono proprio loro: i medici. «Una mutua sostitutiva non è proprio accettabile – chiosa il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Serafino Zucchelli – quella parte di cure assicurate dal Ssn (Servizio sanitario nazionale) verrà erogata dall’Assicurazione che sarà privata e volontaria». E che c’è di male? «Se l’assicurazione fosse obbligatoria, dunque finanziata dalle tasse, tutti gli anziani disabili, categoria che questo governo vuole garantire attraverso la mutua, sarebberi protetti – continua il medico – ma essendo volontaria, i meno abbienti non potranno permettersela ed essendo un’assistenza sostitutiva e non integrativa, non ci sarà il Ssn a coprire quei servizi». Insomma una sanità di serie A e un’altra di serie B, per non dire assente del tutto. Tranchant, anche il giudizio dei medici di famiglia. «Con le mutue sostitutive, questo governo propone qualcosa che aveva già proposto il ministro De Lorenzo all’epoca del governo Amato. Significa tornare indietro di decenni ed abbassare i livelli di salute dei cittadini a vantaggio di pochi ». Questo l’affondo del segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Mario Falconi, che aggiunge:«il governo dice che il sistema è poco sostenibile dal punto di vista economico, poi, però, introduce mutue sostitutive, che saranno sottoscritte dai soggetti più ricchi, quelli che attualmente usano meno il Ssn». Una scelta del governo che per i medici di famiglia è una vera follìa tesa a coprire altre intenzioni. «Probabilmente si pensa di favorire il capitale privato parassitario, che non si integra nel pubblico ma si sotituisce per lucrare». Nessuna sanità a doppio binario, una per i ricchi, l’ altra per i poveri, ha assicurato il ministro della salute, Girolamo Sirchia, al termine della Conferenza Stato-Regioni. «Si tratta – ha spiegato – di utilizzare una cassa mutua per l’ambito socio-sanitario – che è quasi largamente scoperto nel finanziamento e nei servizi erogati – contestuale, inserito e sinergico con l’ attuale sistema sanitario nazionale. In sostanza si tratta di reperire risorse sufficienti perché anche questo settore che in Italia ha un valore particolare data l’ età media della popolazione, abbia la copertura vera di servizi che oggi non ha. Non si tratta perciò di ricchi e poveri, ma di creare un sistema mutualistico sul genere cassa mutua malattia e non cassa mutua a vita. Il concetto è: cerchiamo più risorse – ha ribadito il ministro – perché non diamo servizi sufficienti agli anziani». Sirchia ha poi voluto precisare che al momento si parla di un’ ipotesi allo studio, non definitiva. E alle perplessità giunte ieri da più parti, Sirchia ha risposto: «Mi chiedo come ci si può opporre a trovare risorse aggiuntive per un settore che è scoperto e che crea profondi disagi. Se c’è un’ altra soluzione la trovino». E a suggerirne una, sono i consumatori. Il loro no secco verso il ritorno delle mutue private si affianca, infatti, a una proposta: mutue integrative finanziate dalle case farmaceutiche. Adusbef e Codacons, lanciano così una sfida: per non aggravare la già pesante contribuzione che i lavoratori versano al Ssn le mutue, integrative e non sostitutive, devono essere finanziate dall’industria del farmaco attraverso un ticket sui medicinali immessi sul mercato per i quali esiste già un generico. E mentre da Forza Italia, Raffaele Costa, esprime perplessità, chiedendo una riunione del gruppo alla Camera per discutere del provvedimento «di non facile attuazione», le forze politiche dell’opposizione e i sindacati fanno fronte unito. «Siamo alla politica dell’abbandono. Col Dpef il governo di centro destra manifesta, per la prima volta, in modo esplicito i suoi orientamenti sul futuro della sanità in Italia» hanno dichiarato Livia Turco, responsabile Welfare, e Silvio Natoli, responsabile Sanità dei Ds. «Alla luce di previsioni di incremento di spesa al 2050 il governo – continuano Turco e Natoli – decide che bisogna tagliare la spesa nel 2003 e annuncia ai cittadini che per sopperire alla riduzione delle risorse dovranno dotarsi di mutue integrative, o meglio, sostitutive delle prestazioni che il servizio sanitario non erogherà più.» «Questo riguarderà soprattutto gli anziani e i portatori di patologie croniche e degenerative che già oggi nessuno vuole assicurare, neanche a caro prezzo». Per Turco e Natoli, «siamo alla vigilia della fine di un servizio sanitario nazionale, universale e solidale fra i meno finanziati in Europa eppure in grado, negli ultimi 25 anni, di tutelare la salute degli italiani molto meglio dei sistemi privati esistenti». I Democratici di sinistra – concludono – impediranno che si cancelli, con il servizio sanitario nazionale, il diritto alla salute di tutti i cittadini.

Ritorno al passato. In questo senso: con le mutue sostitutive – «questo governo propone qualcosa che aveva già proposto il ministro De Lorenzo dieci anni fa. Significa tornare indietro di decenni ed abbassare i livelli di salute dei cittadini a vantaggio di pochi». A parlare non è il leader della Cgil, nè altri sindacalisti. E’ un tranquillo signore di mezza età, un tranquillo medico, Mario Falconi. Che parla però a nome di tutti gli altri colleghi. Mario Falconi è, infatti, presidente della Federazione dei medici di famiglia, l’Fimmg.

«Il governo dice – spiega – che il sistema è poco sostenibile dal punto di vista economico. Poi, però, introduce le mutue sostitutive, che saranno sottoscritte dai soggetti più ricchi, quelli che attualmente usano meno il servizio sanitario nazionale. Dal punto di vista economico è una follia, che nasconde altre intenzioni». Quali? «Probabilmente si pensa di favorire il capitale privato parassitario, che non si integra nel pubblico ma si sostituisce per lucrare».

E ancora: secondo Falconi, «la spesa sanitaria non va ridotta ma
razionalizzata, chiudendo ospedali e posti letto inutili e potenziando il territorio. Ho invece l’idea che si voglia abbandonare la sanità a vantaggio di pochi».

Sollecitate da queste prese di posizione, anche l’opposizione politica si schiera. Il leader della Margherita, Francesco Rutelli, annuncia una dura battaglia parlamentare contro chi «tenta di smantellare il servizio sanitario pubblico nazionale».