Mediamarket, comunicato sindacale 22/07/2015

MEDIAMARKET
COMUNICATO ALLE LAVORATRICI ED AI LAVORATORI

La importante riorganizzazione aziendale che sta affrontando Mediamarket genera preoccupazioni giustificate da alcune evidenti criticità. La multinazionale, leader del mercato dell’elettronica in Italia, è sempre stata ostile alle relazioni sindacali e ha sempre forzato un rapporto diretto con i propri dipendenti presentandosi come un’azienda modello, ma da quello che sta emergendo ha probabilmente nascosto in passato un po’ di polvere sotto il tappeto.
L’apertura della procedura di mobilità che ha interessato 906 persone e la chiusura di alcuni negozi sono gli elementi più preoccupanti di questa fase, una doccia fredda che una gran parte dei dipendenti di Mediamarket non si aspettava.
Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS hanno provveduto ad attivare tutte le leve possibili, forzando per l’utilizzo del contratto di solidarietà per assicurare che nessuno perdesse il posto di lavoro, al contempo hanno condiviso un piano incentivato di uscite per permettere a chi volesse di non opporsi al licenziamento.
Questo secondo strumento, che doveva essere accessorio ai fini della riorganizzazione, ha avuto un’adesione oltre ogni aspettativa: in circa 10 giorni ben 514 lavoratrici e lavoratori hanno scelto di non opporsi al licenziamento. Molte delle uscite non hanno riguardato le province in cui era stato dichiarato l’esubero, questo ha generato il caos organizzativo e la scelta dell’impresa di sospendere il piano di uscite in quanto non più rispondente ai principi dell’accordo, ossia ulteriori uscite indiscriminate non sarebbero state utili ai fini dell’assorbimento dell’esubero stesso.
Dai primi confronti avuti successivamente è emersa l’intenzione dell’impresa di procedere ad una serie di trasferte coatte per far fronte ai vuoti di presidio, opzione fortemente contestata dalle organizzazioni sindacali. Per questo le parti hanno poi condiviso un utilizzo temporaneo e limitato di tempi determinati per far fronte alle urgenze, qualora non si fossero trovate nell’immediato le disponibilità alla trasferta o al trasferimento. Precisiamo che i contratti a tempo determinato non godono delle agevolazioni previste dal Job Act, pur contestando fortemente l’inutile e dannosa riforma del lavoro voluta dal governo Renzi, non si evidenzia nessun tentativo dell’impresa di voler furbamente licenziare per cogliere l’opportunità di assumere con le agevolazioni, piuttosto è stato denunciato dalle organizzazioni sindacali che l’impresa ha mostrato una evidente poca attenzione e conoscenza del clima aziendale, considerato quanti hanno scelto di salutare Mediamarket nonostante il loro posto non fosse direttamente a rischio.
L’importante adesione ha comunque avuto il positivo esito di ridurre l’incidenza del contratto di solidarietà: come concordato in data 24 Giugno 2015, le province di Alessandria, Asti, Como, Cremona, Ferrara, Forlì Cesena, Lecce, Lecco, Lodi, Lucca, Mantova, Palermo, Parma, Pavia, Pescara, Pisa, Reggio Calabria, Siracusa, Terni, Treviso, Bergamo, Bologna, Catania, Chieti, Firenze, Milano, Monza Brianza, Varese e Venezia sono completamente uscite dalla solidarietà, alcune di queste pur non avendo assorbito completamente l’esubero sono state escluse in quanto l’applicazione del CDS, con le rigidità organizzative che ne derivano, non è stata considerata conveniente per assorbire un numero minimo di esuberi, le restanti province interessate dalla solidarietà hanno avuto una importante diminuzione della riduzione oraria di cui Cagliari, Catanzaro, Cosenza, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Sassari, Trieste, Bari, Brescia, Genova, Roma, Torino e le province della Campania.
Nell’ultimo incontro del 20 Luglio 2015 le parti hanno quindi perfezionato l’accordo di incentivazione della mobilità al fine di consentire comunque alle lavoratrici ed ai lavoratori di fare richiesta di non opposizione al licenziamento, ma vincolando le uscite ad una maggior razionalità e coerenza col fine dell’assorbimento dell’esubero, volendo così evitare che il piano incentivante diventi causa di ulteriori problemi per la rete vendita, le cui conseguenze ricadrebbero sui circa 6500 dipendenti che in azienda devono continuare a lavorarci.
Saranno nel frattempo accolte tutte le richieste arrivate entro il 30 Giugno dai punti vendita dove persiste il Contratto di Solidarietà. Le restanti richieste saranno accolte o respinte entro 30 giorni dalla presentazione, è palese che il criterio che risponde all’assorbimento degli esuberi dichiarati sarà determinante affinché la richiesta venga accolta. Si ricorda che il piano di incentivi terminerà il 23 Settembre 2015.
Sono confermati gli incentivi al trasferimento; le richieste di non opposizione al licenziamento pervenute da province senza esubero potranno essere considerate posizioni aperte ed accolte qualora ci fosse la disponibilità al trasferimento dai negozi con esubero. È possibile inoltre richiedere aumenti di orario qualora questi fossero utili alla copertura delle necessità di presidio, ossia qualora le uscite avvenute non debbano essere necessariamente coperte da più addetti ma da più ore.
È intenzione delle organizzazioni sindacali spingere sempre di più l’impresa ad un confronto sull’organizzazione del lavoro. La riduzione degli organici, l’applicazione del CDS e il nuovo assetto dei negozi avranno certamente conseguenze sulla programmazione degli orari nei punti vendita, se a questo aggiungiamo quanto di negativo è arrivato dalla liberalizzazione del governo Monti sulle aperture festive e domenicali e la mancanza totale di regole contrattate a livello aziendale è facile immaginare che ci saranno, anzi stanno già emergendo, problemi sull’organizzazione del lavoro. Su questo è importante il ruolo dei rappresentanti sindacali di negozio, che in questa prima fase, evidentemente caotica, raccoglieranno quanto più possibile le criticità per permettere alle organizzazioni sindacali di costruire in modo partecipato il confronto con l’impresa e ricercare soluzioni che rendano l’organizzazione degli orari sostenibile e rispondente alla conciliazione dei tempi di vita.
Filcams, Fisascat e Uiltucs continueranno a verificare l’andamento della riorganizzazione. Passata questa prima e irruenta fase sarà doveroso mantenere un confronto costante per monitorare l’andamento delle vendite e il mantenimento delle quote di mercato, con particolare attenzione alle aree più critiche, nonché un informazione ed un confronto preventivo sulle possibilità di sviluppo. Sarà inoltre opportuno verificare gli effetti del processo di omnicanalità, quello che ne conseguirà sui margini e sull’incidenza del costo del lavoro sulle vendite e come verrà considerato il fatturato derivante dall’online una volta che l’offerta del retail sarà uniformata.

Roma 22.07.2015