Mediacoop: il governo rispetti la volontà del Parlamento

06/10/2010

Un grido d’allarme sulla drammatica crisi che colpisce il mondo dell’informazione e della stampa in Italia. La conferenza stampa convocata ieri da Mediacoop, Fnsi e Comitato per la Libertà di Informazione e per il Pluralismo ha denunciato i problemi dell’editoria, in particolare i nodi dei contributi pubblici e delle tariffe postali; presenti, oltre alle associazioni promotrici, i Cdr dei giornali interessati (dal manifesto all’Unità), deputati e senatori di entrambi gli schieramenti. Il taglio dei contributi pubblici per l’editoria cooperativa e politica mette a rischio 90 testate tra quotidiani e periodici di idee, con la perdita di circa 4.500 posti di lavoro. Una crisi annunciata, ma esasperata dal governo, perché – come ha ben messo in evidenza Vincenzo Vita – da oltre un anno emezzo si attende che il sottosegretario Bonaiuti convochi gli Stati Generali del settore e il varo di un Ddl di riforma dei finanziamenti. Invece, dal 2010 il governo ha sospeso il carattere di diritto soggettivo dei contributi all’editoria, cosa che, per fare un esempio concreto, significa il dissolversi per il nostro giornale del 25% delle entrate, come ricordavamo ieri, aprendo la nostra campagna straordianria di abbonamenti. E, ancora, con un decreto ministeriale del 31 marzo sono state soppresse le tariffe postali agevolate, provvedimento che cambia le regole del gioco a partita in corso. Sempre il governo con il «milleproroghe» a partire dal 2009 ha soppresso i contributi erogati dalla Presidenza del consiglio all’emittenza locale e ridotti del 50% quelli destinati ai giornali editi e diffusi all’estero e alle pubblicazioni delle associazioni dei consumatori. Senza dimenticare il tentativo, per ora sventato, di sopprimere il sistema autorizzatorio dei punti vendita della carta stampata, liberalizzazione che penalizzerebbe ulteriormente i più deboli. I promotori della conferenza stampa hanno quindi richiesto al governo il ripristino immediato del diritto soggettivo, la conferma dei contributi per i giornali all’estero e per l’emittenza locale e l’adeguamento del Fondo editoria a copertura del reale fabbisogno. Con urgenza e in attesa di una legge di riforma di cui sollecitano una rapida presentazione. Come è stato ricordato, sono le stesse richieste avanzate il 18 febbraio 2010 con un documento firmato da 360 deputati, una maggioranza bipartisan unica e il 10marzo 2010 dalla commissione cultura della camera con voto unanime. Eppure le risorse ci sarebbero – nonostante la consapevolezza della crisi generale – e varie proposte sono in campo, una tra tutte l’equiparazione dell’Iva per i prodotti collaterali non editoriali venduti in edicola. Come manifesto aderiamo a questa iniziativa non solo perché naturalmente portati a difendere i posti di lavoro in questo caso nostri e altrui, non solo perché rischiamo di chiudere, ma perché pensiamo che l’obiettivo sia la distruzione del pluralismo e l’omologazione dell’informazione. Non è poco.