Meccanici, accordo sulle deroghe

30/09/2010

Le aziende metalmeccaniche potranno siglare intese locali con deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici del 2009 secondo i principi dell’accordo quadro raggiunto ieri tra Federmeccanica, Fim-Cisl e Uilm che ha l’effetto di sbloccare il piano Fabbrica Italia della Fiat.
La firma tra le parti è arrivata con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di fine ottobre fissata dall’ad della Fiat, Sergio Marchionne, che a fine luglio aveva sottolineato la priorità di garantire a livello normativo la piena esigibilità dell’intesa separata su Pomigliano D’Arco per mettere al riparo l’investimento da possibili ricorsi minacciati dalla Fiom, dicendosi in caso contrario pronto alla disdetta del contratto. L’accordo fornisce una copertura giuridica alle deroghe contrattuali previste per Pomigliano (in primis sullo straordinario comandato), anche se ha una valenza più ampia essendo applicabile per tutto il settore.
Nel merito, è stato introdotto l’articolo 4-bis sulle "intese modificative" al contratto dei metalmeccanici, che richiama i contenuti dell’accordo interconfederale del 15 aprile 2009 fornendo alle imprese metalmeccaniche una cornice di regole da applicare localmente: il ricorso alle deroghe è previsto per investimenti che favoriscono lo sviluppo occupazionale (come a Pomigliano D’Arco) o per crisi aziendali. Con alcuni limiti: le deroghe non potranno riguardare i minimi tabellari, gli aumenti periodici di anzianità, l’elemento perequativo (per i lavoratori delle imprese in cui non si fa contrattazione aziendale), nonchè i diritti individuali derivanti da norme inderogabili di legge. Sul piano procedurale, le intese definite a livello aziendale con l’assistenza delle associazioni industriali e le strutture territoriali del sindacato, devono essere validate a livello nazionale dai sindacati e dalle aziende che hanno stipulato il contratto nazionale entro 20 giorni. Dopo questa scadenza scatta il silenzio-assenso.
Federmeccanica, Fim e Uilm si incontreranno l’11 per la stesura del contratto con le modifiche apportate ieri e il 13 ottobre per discutere della conciliazione e dell’arbitrato, due istituti che servono per garantire il rispetto delle intese. Soddisfazione da parte di Federmeccanica che insiste nel chiedere ai sindacati l’apertura di un tavolo ad hoc sul comparto auto. «È previsto dal contratto – spiega il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli -, del resto abbiamo già norme specifiche per la siderurgia e ne abbiamo bisogno anche per l’auto. Se ci sono esigenze diverse dobbiamo dare risposte». Ma alla richiesta di un incontro per il 5 ottobre Fim e Uilm per ora hanno risposto "no", convinte dell’inutilità di un tavolo specifico per il comparto auto. Peraltro il 5 ottobre Fiat convocherà Fiom, Fim e Uilm per un confronto su Fabbrica Italia.

Tra le reazioni, per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l’accordo «appare funzionale ad attrarre e sostenere investimenti e occupazione come nel caso di Pomigliano e nei molti altri che potrebbero esserne incoraggiati». Critico il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: «È una scelta sbagliata che porterà inevitabilmente ad una cancellazione di un contratto nazionale di settore degno di questo nome». La Fiom, assente dal tavolo (non ha firmato il contratto del 2009), parla di «strappo democratico».
Di tutt’altro avviso Giuseppe Farina (Fim): «L’intesa rafforza il contratto e dà maggiori possibilità alla contrattazione aziendale di difendere e di far crescere l’occupazione». Anche per Rocco Palombella (Uilm) «si avrà un controllo nazionale su tutte le deroghe», mentre «finora non conoscevamo i contenuti delle modifiche al contratto concordate localmente, specie nelle aziende in cui manca il sindacato». Per Antonio D’Anolfo (Uglm) l’intesa «serve prima di tutto a garantire posti di lavoro a tante fabbriche in crisi». Sul fronte politico, Cesare Damiano (Pd) si dice «preoccupato» per l’intesa che «non va nella direzione di soluzioni contrattuali condivise e unitarie».