McKinsey: La scommessa globale vuole solo grandi gruppi

11/12/2000

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)


Sabato 9 Dicembre 2000 commenti e inchieste
E la scommessa globale vuole solo grandi gruppi

MILANO Concentrazione e globalizzazione sono i due cardini dello sviluppo del settore distributivo a livello mondiale nei prossimi anni. Parola di McKinsey nell’arco di un decennio, forse anche meno, sullo scenario planetario non resteranno che pochi grandi gruppi, tre o cinque, in grado di confrontarsi a tutto campo e in ogni continente. Intanto i colossi della distribuzione hanno avviato una massiccia operazione di diversificazione, estendendo gli interessi in numerosi settori non direttamente connessi con il business commerciale, ma sotto l’egida di un migliore e più completo pacchetto di servizi ai miliardi di clienti che ogni anno varcano la soglia di supermercati, ipermercati e centri commerciali. Globalizzazione e diversificazione sono peraltro opzioni strategiche che toccano in maniera trasversale un po’ tutti di settori distributivi, dal largo consumo al tessile-abbigliamento, dal fai-da-te all’elettronica di consumo e ai prodotti farmaceutici.

Una recente indagine condotta a livello internazionale dalla McKinsey ha dunque cercato di fare il punto sulle tendenze di sviluppo di quello che, per valore del business, rappresenta oggi il maggior «settore industriale» al mondo con un giro d’affari proiettato verso i 7mila miliardi di dollari.

Gli analisti di McKinsey individuano dunque nella globalizzazione una delle tendenze chiave per interpretare l’evoluzione del settore distributivo. I gruppi europei, francesi in pole position (come Carrefour e Auchan ad esempio, ma anche i tedeschi come Metro e Rewe, e gli olandesi di Ahold) hanno puntato in maniera massiccia sulla internazionalizzazione: verso la Penisola iberica, i Paesi del Mediterraneo, l’Area scandinava e l’Est Europa; i retailer europei hanno poi assunto posizioni di rilievo in America latina (tra cui Brasile, Argentina e Cile), in Asia (Cina, area indocinese ed ora stanno decollando investimenti anche nel superdifensivo Giappone). I francesi (Ppr tra gli altri) sono un punto di riferimento in Africa. Distributori europei, capofila Ahold, sono sbarcati in misura massiccia sul territorio degli Stati Uniti.

E gli americani (si veda l’articolo d’apertura) stanno rispondendo a colpi di acquisizioni (e accordi internazionali) in Europa, in Sud America e nel Far East alla sfida europea.

La competizione globale, sottolineano gli analisti di McKinsey, è dunque sempre più selettiva e destinata a spianare la strada solo ai retailer più competitivi sullo scenario internazionale. Insomma si profila una sorta di «campionato d’élite» per i giganti del settore, mentre le realtà locali, nel medio termine, rischiano seriamente di essere relegate in ruoli sempre più marginali. E costrette in ambito locale molte società non avranno apprezzabili possibilità di crescita. A sostegno di questa tesi gli analisti di McKinsey sottolineano il fatto che guardando all’andamento dei corsi azionari dalla metà degli anni 90 emerge chiaramente il ruolo svolto da tre grandi gruppi globali che da soli hanno creato buona parte del valore per gli azionisti.

Alla McKinsey ricordano poi che la globalizzazione è destinata ad accelerare e che finora di strada ne è stata fatta relativamente poca, visto che il livello di internazionalizzazione della distribuzione a oggi è nettamente inferiore a quello dell’automobile o dell’energia.

L’analisi McKinsey mette in rilievo il fatto che la globalizzazione è una tendenza comune a tutti i retailer: Gap, Zara, Hennes&Mauritz e Benetton (da ultimo anche Coin) nell’abbigliamento hanno una marcata vocazione globale. L’americana Home depot, leader mondiale nel business dei grandi centri commerciali dedicati al bricolage, sta da tempo cercando la «mossa giusta» per sbarrare in grande stile sul mercato europeo, intanto cresce in Usa, America latina e Asia-Pacific.

Ma la nuova frontiera, come segnalano gli analisti di McKinsey è oggi quella della diversificazione. I retailer offrono ogni giorno un servizio commerciale a miliardi di clienti nel mondo. Clienti di cui, grazie a raffinate tecniche di marketing e a massicci investimenti tecnologici (avviati all’inizio degli anni 90, accelerati e ulteriormente perfezionati con Internet), i gruppi distributivi hanno profili precisi. Il rapporto tra consumatore e punto vendita non è più indifferenziato come anni fa. E così i grandi gruppi hanno cominciato a offrire di tutto ai propri clienti.

Come documenta l’analisi McKinsey si va dalle attività di tipo bancario (i retailer movimentano ogni giorno masse di denaro superiori al Prodotto interno lordo di molti Paesi al mondo) ai servizi assicurativi, dalle automobili ai pacchetti turistici, dai servizi tipici di società utility (energia e prodotti petroliferi) alle telecomunicazioni e da ultimo ai servizi Internet.

Insomma i consumatori hanno dalla loro oggi un grande potere potendo scegliere tra una nutrita offerta commerciale, tra negozi (e con Internet neppure i negozi hanno più confini e localizzazioni) e proposte promozionali. I retailer stanno allargando l’area di attività per stabilire con la clientela che essi conoscono e che frequenta assiduamente i punti vendita un rapporto ad ampio raggio. Una ulteriore arma competitiva da giocare sia sul piano locale che su quello internazionale, esportando know how e servizi avanzati. Nella fase di ingresso in nuovi mercati la possibilità di poter disporre di una vasta offerta di servizi è indubbiamente un’arma in più.

Vincenzo Chierchia