McDonald’s tratta

17/11/2000


17 Novembre 2000

McDonald’s tratta
DIRITTI. La Company incontra i sindacati Nessun accordo su mobbing e part-time
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

La resistenza degli hamburger-men ha ceduto, e ieri i dirigenti della McDonald’s Italia hanno incontrato i sindacati di categoria. L’atmosfera alla Confcommercio di Roma, sede della riunione, era più tesa di quella che si respira dietro le catene di montaggio dove lavorano i McDonald’s "boys", ormai note vittime dei più svariati tipi di mobbing. L’azienda, che teme negativi ritorni d’immagine, cerca di parlare il meno possibile coi giornalisti.
Comunque, niente di fatto. Per il momento i negoziati sono arenati e riaggiornati a momenti più felici. Restano aperte le questioni dei part-time violati, che impediscono a molti dipendenti di programmarsi dignitosamente i ritmi della propria vita: anziché essere rigidi, come dovrebbero per contratto, vengono gestiti spesso con troppa disinvoltura dai manager, configurando vere e proprie situazioni di "job on call"
(lavoro a chiamata, in pratica, quando fa più comodo all’azienda). Congelato per ora anche il capitolo mobbing, mentre la Company si ostina a voler rispondere solo per i locali che ha direttamente in gestione: poco più di una ventina su 250; gli altri sono dati in concessione ai franchisee. Eppure, proprio da questi ultimi rileva sostanziose royalties e impone loro il medesimo regolamento interno, ma sui rapporti coi lavoratori la patata bollente torna tutta e soltanto ai gestori. E infatti, a parte il contratto nazionale del turismo, che vale per la categoria, gli accordi finora realizzati sono tutti locali.
E non è casuale. I concessionari McDonald’s in Italia, per una scelta che risale già agli albori della storia della multinazionale – e precisamente agli anni’50 e al suo fondatore, Ray Kroc – hanno al massimo 2-3 locali. La
Company può così gestire tutto in modo centralistico, lasciando le gatte da pelare (vedi rapporti coi sindacati) ai franchisee. A rompere definitivamente le uova nel paniere sono stati gli scioperi e le proteste degli ultimi mesi, che hanno convinto la McDonald’s Italia a fare un passo indietro e a incontrare direttamente i rappresentanti dei lavoratori.