McDonald’s strike in Florence (Italy) Anche in Canada lo sanno

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McDonald’s strike in Florence (Italy)
from Maria Gatti
<lagatta@cam.org> (Québec – Canada) on Sun Oct 8 13:47:30 2000

In Florence McDonald’s workers are organising too! Here is an article
(in Italian, with my summary in English) of the strike and the working
conditions the young workers are protesting):
Liberazione 08/10/00

Firenze, oggi sciopero dei dipendenti in lotta per i loro diriti Succede
anche da Mc Donald’s

Florence : strike today by employees struggling for their rights
It happens at McDonald’s too!

This newspaper account (in Italian) tells of the young women working at
the McDonald’s in the historic centre of Florence and their dreadful –
and illegal – working conditions imposed by the McDonald’s system. The
heat went up to 49 degrees (celsius) in the kitchens; the franchisee
started working on the grills to show the workers “it could be done’.

A fight by a group of “non genetically modified’ young women against
“the most artificial hamburger in the world’ and its disrespect for
employees and labour laws.

nostro servizio Firenze dateline: Florence

Sfileranno oggi davanti alle vetrine con una grande “Emme” gialla, per
tutto l’orario d’apertura, dalle dieci di mattina all’una di notte.
Tenendo ben in vista cartelli con su scritto “Siamo in sciopero”, “Il
lupo cattivo esiste”, sfilerannno confondendosi con le
migliaia di pilgrims in coda per Santa Maria Novella e dintorni.
Sperano, almeno per un giorno, che“succeda anche da McDonald’s“. Che non
entri un solo cliente. Che nemmeno un manager si infili quel berrettino
con l’inconfondibile simbolo
dell’hamburger più artificiale del mondo. Che non se lo infili nemmeno
l’ultimo degli apprendisti. Utopia possibile, utopia necessaria. Forse
non sarà il primo sciopero dello catena italiana della multinazionale
del “mordi e fuggi”. E’ sicuramente la vertenza più dura. Da una parte
un gruppetto agguerrito e compatto di ragazze, "non geneticamente
modificate", che lottano per i loro diritti, e dall’altro una delle
tanti succursali della Mc Donald’s, qui in via Cavour. Gestita in
franchising, fanno notare i reponsabili. Che significa? Significa che
negli Usa, in base ad una strana idea di globalizzazione, incassano i
profitti e scaricano le responsabilità. Tutto pulito, tutto simbolico.
Talmente “simbolico” che se provi ad entrare e a chiedere cosa hanno da
dire su una certa storia di mobbing e di mancato rispetto del contratto
l’unica cosa che ti rispondono è dirivoilgerti al Communication
Department. "E dove sta in Arizona?", chiediamo.

No, naturalmente. E ti danno un nome e un numero di telefono dove
rivolgerti. Gentili. E con lo stesso sorriso del clown della vetrina.
"Si, signore. Certo, signore".

"Scusi signore, che numero di scarpe calza?". Nessuna risposta,
Communication department. Chissà cosa staranno pensando al C. D. del
McD’s di questo gruppetto di studentesse “fuori sede” che ha deciso di
stracciare il “Manuale del dipendente modello” (esiste davvero!), di
iscriversi al sindacato e di pretendere il pagamento del part-time ,
come prevede la legge, di sette milioni l’anno. "E non la mancia di
trecentomila lire scritte su un foglio sventolato sotto il naso con
l’aria di chi vuole ricattarti guardando dritto alla porta", raccontano.
"Se firmi quel foglio puoi avere i tuoi diritti, altrimenti niente";
aggiungono. Sembra che per chi non firma “l’ordine interno” sia quello
delle dimissioni “spontanee”. E invece loro resistono. In ventiquattro
hanno gettato la spugna prima di loro. Chi in preda ad un crisi
isterica, chi metidando folli pensieri di
vendetta. "Non ci sono state le punizioni corporali come ha scritto
esagerando qualche giornale – racconta una ragazza – ma la pressione è
forte". Carla (è un nome di fantasia), 28 anni, l’abbiamo incrociata
proprio mentre si recava con la lettera in mano dal franchiser Stefano.
"Ho resistito due anni lì dentro. Ora basta. I guai sono iniziati
proprio quando ho avvicinato una delegata". Basta poco. Dalla cassa alle
patatine, dalla pulizia dei servizi igienici allo scarico delle merci.
Lo prevede il manuale. Guardare sotto la regola “polifunzionalità”.
Peccato che nel contratto ci sia scritta tutta un’altra cosa. Ogni
mansione ha il suo livello. Ma non si può sottilizzare troppo quando
l’ordine è quello di risparmiare sul costo del lavoro e di spremere al
massimo i dipendenti. E come si fa a spremerli quando la legge impone un
“part-time” regolare? Un part-time nel vero senso della parola, con
orari fissi e programmazione adeguata. "E non una flessibilità
esasperata che all fine ti occupa tutta la giornata e non ti permette di
prenotare nemmeno una visita dal medico". Facile, basta rendere
discrezionale un diritto certo. Qui, sotto la “Grande Emme” a due passi
da Santa Maria Novella è la regola prima. Anch se non sta scritta nel
manuale. Qui si lavora “sotto” in tutti i sensi. Al “piano” inferiore,
praticamente un sottoscala, dove si addensano la maggior parte dei
turisti fa un caldo infernale. L’aria condizionata è quasi sempre rotta.
E quando funziona è insufficiente. "In cucina – raccontano le ragazze -
un giorno d’agosto faceva 49 gradi. Un inferno". Naturalmente si son
rifiutate di lavorare. E il franchiser, in ossequio alla
polifunzionalità, s’è messo ai fornelli, deciso a dimostrare che invece
si poteva fare. Succede solo da Mc Donald’s. Marina, 23 ani, terzo anno
di architettura. "Quasi tutti quelli che se ne vanno poi fanno vertenza
e i sette milioni del part-time li prendono lo stesso. Noi li vogliamo
continuando a lavorare qui".
Fabio Sebastiani



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