McDonald’s-La multinazionale in Italia ha 295 punti vendita e 15 mila dipendenti – Corriere della Sera 19.12.2000





La multinazionale in Italia ha 295 punti vendita e 15 mila dipendenti

«Così battiamo mucca pazza»


Il manager italiano di McDonald’s: ecco perché la nostra carne è sicura

      MILANO – Per il popolo di Seattle è quello che distrugge l’Amazzonia, per Bertinotti il simbolo delle multinazionali, per una parte della Chiesa l’ateismo che si è fatto carne, per certi sindacalisti l’anima bieca del capitale. Intanto a Mosca fanno tre ore di fila per comprare un Big Mac. Alla McDonald’s Italia questa storiella è apparsa, per gioco, in un finto spot pubblicitario. Ma descrive abbastanza bene l’atmosfera che si respira al quartier generale di McDonald’s in salsa italiana assediato da ogni sorta di critica: siamo un marchio forte, solido, indistruttibile a tutti gli attacchi di intellettuali e ambientalisti. Anche agli scherzi della genetica, come la mucca pazza, che secondo il Wall Street Journal avrebbe causato una flessione del fatturato dell’11% in tutti i McDonald’s d’Europa. «Gli analisti si aspettavano perdite maggiori e infatti il titolo in Borsa è salito; in Italia comunque i danni si sono limitati al 5%».
      Mario Resca, 54 anni, bocconiano, ex giornalista, ex Chase Manhattan Bank ed ex cacciatore di teste alla Egon Zehnder e anche in corsa per entrare nel cda di Banca Intesa, è il manager protagonista del rilancio dell’avventura italiana di McDonald’s, che nel 1995 stava per chiudere. In cinque anni i punti vendita sono passati da 33 a 295, il fatturato da 107 a 820 miliardi di lire, i dipendenti da 1.650 a 15 mila.
      La vicenda della mucca pazza, secondo la visione ottimistica di Resca, ha dunque solo scalfito i conti di McDonald’s che continua a viaggiare imperterrita verso il raddoppio, nell’arco dei prossimi tre anni, di fatturato e dipendenti. «Siamo abituati a dominare questi fenomeni», spiega Resca, «l’anno scorso è successo con i prodotti alla diossina provenienti dal Belgio e tre anni fa con la carne inglese. Abbiamo sempre bloccato per tempo ogni tipo di importazione e con i nostri fornitori, che per la carne è Cremonini, abbiamo perfezionato il meccanismo della tracciabilità: oggi siamo in grado di stabilire da quale mucca è partito ogni singolo hamburger».
      Fun, food, folk. Divertimento, cibo, famiglia. Dietro queste tre parole chiave il popolo dei consumatori dei McDonald’s sembra inarrestabile. Sono 600 mila i clienti italiani che almeno una volta al giorno si siedono sugli scomodi sgabelli (fatti apposta per accelerare il ricambio, secondo una graffiante analisi del mondo McDonald’s fatta dai francesi Lariviere e Bernard apparsa su
      Lo Straniero di Goffredo Fofi) per ingurgitare trenta tonnellate di carne macinata.
      Cibo transgenico, bestie-mostri senza occhi e senza gambe allevate in batterie come sostengono i nemici di McDonald’s? «Una montagna di sciocchezze, noi vendiano solo carne buona, pane e patate, un pasto caldo e genuino per 7.900 lire». E soprattutto fresco: i cibi cotti e non consumati subito vengono buttati via, dopo sette minuti le patatine fritte, dieci i panini. Per Resca gli attacchi alla McDonald’s degli anti-globalizzatori sono semplicemente strumentali perché i ristoranti sono facili da attaccare, uno scherzo buttar giù le vetrine. Insomma un «simbolo» più «colpibile» della Coca Cola o di altre multinazionali.
      «Ma il nostro successo è indiscutibile», dice ancora il manager, «perché siamo radicati sul territorio, nella società, abbiamo fatto da apripista nell’immobile mondo dei pubblici esercizi, abbiamo rivoluzionato orari, abitudini, modo di lavorare». Il modello base del pianeta di Big Mac è il part time. «Il 75% dei nostri dipendenti sono studenti e molte le donne, madri che usano questo tipo di contratto, lavorano quattro ore al giorno per un milione netto al mese. Non è una discriminazione, come sostiene il sindacato, ma un modo di vivere».
      E Resca lancia un appello a chi ha buona volontà – «perché noi offriamo lavoro, non un posto» – a farsi avanti, a provare: in palio ci sono 15 mila nuovi posti nell’arco di tre anni, molti dei quali al Sud. La carriera prevede sostanzialmente tre livelli: part time da 24 ore la settimana per un milione netto al mese, dirigente del punto vendita da tre a cinque milioni netti al mese, imprenditore-titolare in franchising di uno o più punti vendita che arriva a superare il miliardo di reddito all’anno. La mucca pazza può aspettare.
Roberto Bagnoli