McDonald’s investe sull’Italia

Venerdì 24 Marzo 2000 IlSole24Ore

Al via il nuovo piano triennale (2000-2002) da 500 miliardi per l’apertura di duecento ristoranti McDonald’s investe sull’Italia Previste oltre 10mila assunzioni (il 60% al Sud) - Parte dalla Val D’Aosta il progetto «Pizza mia»

MILANOCinquecento miliardi per aprire 200 nuovi ristoranti e assumere oltre 10mila persone a tempo parziale corrispondenti a 7.500 addetti a tempo pieno. Di tutto questo il 60% riguarda le regioni del Centro-Sud. È davvero ambizioso il nuovo piano triennale 2000-2002 presentato ieri a Milano dal presidente di McDonald’s Italia, Mario Resca.

Un piano che dà inizio alla terza fase della multinazionale della ristorazione veloce (26.800 ristoranti e 77mila miliardi di fatturato nel ’99) in Italia e che comprende anche il progetto pizza. «Per questo progetto — ha detto Resca, che così ha confermato ufficialmente l’anticipazione fatta dal Sole-24 Ore nel giugno dello scorso anno — abbiamo creato il marchio "Pizza mia" e il lancio è iniziato dalla Valle D’Aosta; la prossima regione sarà la Lombardia». Il nuovo business verà veicolato come corner all’interno dei ristoranti McDonald’s, ma potrebbe vivere anche di luce propria. È certo, però, che «con "Pizza mia" seguiamo quanto già accade negli Usa con Donato’s pizza, allargando l’offerta alla clientela e aggiungendo un’altra opportunità di sviluppo alla rete», ha dichiarato Resca.

Indipendentemente dalla pizza, il nuovo piano di BigMac in Italia è veramente ambizioso. Tanto più che segue un quinquennio (’95-99) di grandi performance. Basti dire che nel ’95 la rete italiana di McDonald’s disponeva di appena 33 locali, di cui 15 in franchising, con 1.650 addetti, 16 miliardi di investimenti e un fatturato di 107 miliardi. A fine ’99 la realtà era invece completamente mutata e comprendeva 243 ristoranti, di cui 113 in franchising, con 12.200 addetti e un giro d’affari di 686 miliardi di lire.

Eppure la storia di McDonald’s in Italia non è stata tutta rosa e fiori. Dopo l’apertura del primo ristorante nell’85 a Bolzano (poi chiuso) ci sono voluti dieci anni prima che la moda yankee del sandwich a base di polpette entrasse nel costume italiano. Infatti nella prima fase, quella che va dall’85 al ’94, McDonald’s Italia riuscì ad aprire soli 23 locali, accumulando oltre 100 miliardi di debiti.

La svolta — ha ricordato Resca — è arrivata nel ’95/96, quando il vertice della multinazionale decise di affidare la gestione italiana a un management tutto italiano. La cui prima grande operazione fu quella di rilevare la catena concorrente Burghy del gruppo Cremonini. L’operazione fu congegnata in modo tale che Cremonini diventasse il fornitore di carni in esclusiva per McDonald’s. E a proposito di fornitori e mercato italiano, il presidente della società ha calcato la mano su due aspetti poco noti al grande pubblico. E cioè la bandiera tricolore che campeggia su buona parte delle forniture alla rete: si parla dell’85% delle materie prime e di altri prodotti non food. L’altro fattore su cui Resca ha insistito è stata la penetrazione dei locali di BigMac su tutto il territorio nazionale: dei 243 locali, 96 sono nel Nord-Ovest, 72 nel Centro-Nord Est e 75 nel Sud e isole. E il Mezzogiorno sarà, appunto, l’area di maggiore apertura all’hamburger.

Nicola Dante Basile