McDonald’s: Il veleno di un dipendente?

05/03/2001

3 Marzo 2001









 
Analisi per stabilire l’origine dell’hamburger McDonald’s, due le ipotesi: un sabotatore interno o un militante antiglobalizzazione
Il veleno di un dipendente?


CARLO GULOTTA




UN dipendente cacciato dall’azienda o un sabotatore vicino al movimento antiglobalizzazione. Uno che della protesta organizzata contro le multinazionali dell’alimentazione ha mutuato stili e linguaggi. Vanno in queste direzioni le indagini della Digos sull’hamburger ai pesticidi inviato al nostro giornale da un fantomatico «Commando di lotta dal basso per i diritti sindacali» per colpire Mc Donald’s. La Procura ha aperto un’inchiesta che ipotizza l’attentato alla libertà dell’industria e del commercio. Ora occorre individuare l’autore del sabotaggio. E, soprattutto, bisognerà scoprire se quella «polpetta» è davvero uscita dal ciclo produttivo della multinazionale americana: il responso all’analisi chimica effettuata nei laboratori della polizia scientifica dovrebbe essere pronto dopodomani.
Si dovrà scoprire, inoltre, se il veleno è stato introdotto anche nella polpetta, magari prima della cottura: se così fosse, bisognerebbe pensare che il sabotatore ha effettivamente libero accesso al ciclo produttivo dell’azienda. Un dipendente, insomma. Quella sostanza fra l’altro non è in libera vendita: il Chlorpyrifos, un insetticida usato per proteggere gli alberi da frutto, può essere acquistato solo con una ricetta. Nei consorzi agrari ma anche in negozi che trattano sostanze chimiche per l’agricoltura. L’impressione degli investigatori è che dentro la polpetta non verrà trovata nessuna sostanza pericolosa per la salute. E che il panino recapitato alla redazione del nostro giornale possa essere stato acquistato al banco. Molti gli scettici sulla pista del ricatto in nome di una battaglia «sindacale». Saverio Solimeo, titolare dei punti vendita di via Rizzoli, Indipendenza e all’Iperlame, non crede ad una forma di ricatto organizzata dal personale. Ha presentato una denuncia contro ignoti, giura sulla fedeltà dei suoi uomini (un centinaio) e dice che i sistemi di sicurezza e vigilanza nei tre «Mc» di Bologna non sono stati potenziati dopo quanto è accaduto. «Non posso esserne certo – dice il licenziatario bolognese della multinazionale americana del panino – ma questa non è opera dei miei dipendenti. Li ho scelti io, li conosco uno per uno. E’ un fatto esterno all’azienda. D’altra parte lo sanno tutti che siamo nel mirino di certa gente». Ancora loro, i «pirati» antiglobalizzazione? Gli stessi che nei giorni scorsi hanno mandato in pezzi le vetrine del negozio in via Indipendenza e tracciato scritte all’Iperlame? Forse.
I sindacati ieri hanno distribuito volantini ai dipendenti Mc Donald’s in tutta la città: non ci stanno ad accostare la vertenza in corso da mesi con l’azienda al sabotaggio col veleno. E gli investigatori fanno notare che il gesto firmato dal «Commando di lotta dal basso per i diritti sindacali» sarebbe un suicidio politico. «Chiunque può avere acquistato un hambuger al bancone – dicono – e averlo imbottito di veleno con comodo. Non conosciamo quella sigla». Anche i sindacati la pensano così: «Il confronto per il contratto di lavoro va fatto con le regole della società civile: per il sindacato non esistono altri terreni. Si tratta comunque di un fatto gravissimo». Esiste un’altra possibilità: il messaggio recapitato a Repubblica assieme all’hamburger avvelenato potrebbe essere stato scritto da un ex dipendente dell’azienda, forse deciso a vendicarsi per il licenziamento subito. Un’ipotesi abbastanza concreta e proprio per questo nei prossimi giorni gli investigatori della Digos potrebbero decidere di incontrare il capo del personale per scoprire se in passato ci sono stati screzi con un dipendente.