McDonald’s: dipendente licenziata perché sindacalista

27/09/2007
    mercoledì 26 settembre 2007

    Pagina 6 – Politica-Società

    McDonald’s, dipendente
    licenziata perché sindacalista

      Il pretesto: un diverbio con il "capetto" di un punto vendita di Roma
      Accolto il ricorso d’urgenza della lavoratrice, che ora attende il reintegro

        Roberto Farneti

        Pagliaccetti sorridenti per i bambini-clienti, ma pugno di ferro nei riguardi dei dipendenti: è questo il vero volto della Mc Donald’s, la multinazionale americana del "fast food". Ne sa qualcosa Giovanna Càllipo, delegata della Filcams Cgil presso uno dei 50 ristoranti Mc Donald’s di Roma, quello situato nel centro commerciale di Cinecittà 2. Dopo 16 anni passati a preparare panini, senza peraltro avere mai avuto problemi, nel giugno scorso la sindacalista si è ritrovata da un giorno all’altro senza lavoro, con due figli a carico e una madre invalida. E’ stata infatti licenziata con effetto immediato a causa di uno scambio di vedute, neanche troppo acceso, con uno dei suoi "capetti".

        Immediata la reazione della Filcams che, tra giugno e luglio, ha organizzato tre scioperi cittadini ben riusciti, messi in atto negli orari serali. La novità positiva è che il tribunale, di recente, ha ribaltato il parere negativo del pretore sul ricorso d’urgenza presentato da Giovanna, ordinando all’azienda il reintegro della lavoratrice e il pagamento delle spese legali. Lei, però, è ancora in attesa di riprendere il proprio posto. «Quel giorno – racconta a Liberazione – ero in postazione toaster. Non c’erano neanche molti clienti ma il dirigente comunque mi pressava, tanto che a un certo punto si era messo a chiedere panini in continuazione. Ho obiettato che ciascun panino ha bisogno del suo tempo per essere preparato. Così ne è nato un diverbio, durante il quale – precisa – non ho offeso nessuno e che, però, è stato preso a pretesto per licenziarmi».

        Non c’è bisogno di essere degli esperti di diritto per cogliere l’evidente sproporzione tra la dinamica dei fatti e la decisione dell’azienda. «Potevano limitarsi a una sanzione "conservativa", una multa o al massimo la sospensione per un giorno. Invece hanno voluto colpire il sindacato, dare un segnale», accusa Gabriele Simoncini, segretario della Filcams Cgil del Lazio. Insomma, l’unica "colpa" di Giovanna sembra quella di essere una "rompiscatole", ovviamente dal punto di vista dei padroni, essendo molto attiva sul fronte sindacale. «Grazie alla sua voglia di giustizia – riferisce Simoncini – è riuscita ad evitare molti soprusi da parte dei "capetti" del McDonald’s, ragazzi di 20 anni che non hanno esperienze dirigenziali ma solo la spocchia di chi ha troppo presto il potere in mano. Questo però le ha comportato inimicizie con i superiori, che non hanno nascosto il loro malcontento per quanto la nostra delegata stava facendo».

        Da brava sindacalista, Giovanna non ha mai perso la voglia di lottare («i miei colleghi mi sono stati molto vicini, non mi aspettavo – sottolinea – tanta solidarietà») anche se la botta è stata dura: «Mi è crollato il mondo addosso – ammette – sinceramente non mi aspettavo una cosa del genere dopo tanti anni di onesto lavoro e senza avere mai subito richiami disciplinari». E adesso? «Per me – risponde Giovanna – è importante tornare lì, nello stesso punto vendita di Cinecittà 2, come mi spetta di diritto ai sensi della legge 104, in quanto ho una madre che è invalida al 100% e per prendermene cura è indispensabile che io lavori vicino casa».

        A Roma Mc Donald’s conta circa 1.500 dipendenti diretti, distribuiti in 40 ristoranti, più altri 400 nei 10 punti vendita in franchising. In larga parte sono apprendisti o assunti con contratto a tempo indeterminato, anche se è molto diffuso il part-time: 24 ore a settimana distribuite su sei giorni e uno stipendio di circa 600 euro al mese. Il grosso è costituito da lavoratori al 5° livello, quelli che stanno alla cassa, in cucina, che puliscono le sale. «L’azienda li chiama "crew", come i mozzi delle navi», fa notare Simoncini.

        La Filcams Cgil è presente in quasi tutti i locali, con una forte rappresentatività anche tra i quadri dirigenti. Un lavoro non facile: «E’ difficile – spiega Simoncini – sindacalizzare ragazzi molto giovani, intorno ai vent’anni, che per la prima volta si ritrovano ad avere una paga regolare con contributi versati. Si considerano fortunati, anche perché Mc Donald’s fa balenare loro prospettive di carriera. Ovviamente, "se si comportano bene"». A livello territoriale l’azienda dialoga con il sindacato «ma nei singoli ristoranti, se la rappresentanza sindacale è più debole, i direttori tendono a imporre le loro regole», denuncia ancora il segretario regionale della Filcams.