McDonald’s chiuso per l’assedio dei manifestanti della Coldiretti – La Repubblica Torino 15.12.2000

La Repubblica Torino 15.12.2000

scene dalla piazza


CONTESTATI GLI HAMBURGER
McDonald’s chiuso per l’assedio dei manifestanti della Coldiretti: è stato nel primo pomeriggio il momento più caldo della protesta. Le saracinesche in piazza Castello sono state abbassate all’arrivo di una cinquantina di manifestanti in difesa del mangiare sano
Accanto ai cartelli che chiedevano più attenzione da parte delle istituzioni alla causa contadina, c’erano anche quelli che invocavano una nuova filosofia del mangiare: «Cibi transgenici, li mangino gli americani», «Mangia sano, mangia italiano»

http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20001215/torino/02toboxsx.html

Torino, il popolo dei ribelli
tenta l’assalto al McDonald’s

La città paralizzata. "Andiamo in supermercati e negozi, vediamo che carne vendono…"

di MAURIZIO CROSETTI


TORINO – "Brava Lucia, fai da apripista col trattore, vieni avanti tu" grida nel megafono la voce del delegato, e Lucia avanza come un’amazzone sul suo bestione rosso. Dietro di lei, settecento puntini verdi e gialli e blu, puntini all’inizio, quando i fanali sono ancora lontani e bucano la pioggia in corso Moncalieri, proprio sotto la collina, ma poi diventano grossi, sempre più grossi, grossissimi, c’è il "Farmer 309" e il "John Deere 6210" che mica scherza.
C’è chi si è fatto ottanta chilometri in cabina per arrivare qui. Settecento trattori in fila, ordinati e urlanti di clacson e sirene, col lampeggiante sul tetto e le ruote rostrate. Bloccano incroci, fanno impazzire i tram, inchiodano le auto nella città dell’auto e poi vanno nel parcheggio di piazza Vittorio Veneto, la più grande d’Europa, quella che De Chirico adorava. Mai vista una cosa così. Tutto ciò che non è trattore, gomma, cingolo e dente di ruspa, per mezza giornata quasi scompare da Torino.
Quando le bestie spengono il motore, le ruote diventano lavagne, muri dove appoggiare i cartelli. "Mamma, basta schifezze nel piatto dei tuoi bambini, è ora di dare battaglia". "Mangia sano, mangia italiano". "Quote latte, mucche pazze, allevatori stufi!". Quasi un piccolo popolo di Seattle, tra sagra paesana e rodimento equo e solidale.
Le panchine sono taglieri per il salame, il fuoco acceso in piazza serve a scaldarsi ma di più ad arrostire braciole e salsicce. E poi bandiere gialloverdi, berretti e sotto, tanti capelli bianchi. Sono gli agricoltori, gente che ancora esiste anche se si vede poco. Hanno campanacci, tute e parole, meglio se in dialetto. E pintoni di rosso.
"Adesso andiamo a vedere cosa vendono le macellerie di Torino" fa uno, però ha sbagliato giorno: tutte chiuse, il giovedì. Si rimedia con i supermercati, con qualche ristorante e con McDonald’s, il gran finale ma prima c’è il comizio.
Ci sarebbe, il comizio. Non inizia, perché un signore crolla sull’asfalto e muore quasi all’istante. Non è un agricoltore, ha ottant’anni. Si chiama Ugo Ferrino. Forse lo spaventa il rumore, forse era destino così. Quando arriva l’ambulanza non c’è niente da fare, provano a rianimarlo e poi smettono, la gente intorno fa come se fosse a teatro e il corpo rimane lì, coperto da un telo verde, per più di un’ora. Le persone gli passano intorno, molti non ci fanno neanche caso. "Cominciamo il nostro comizio con un attimo di raccoglimento" dice Carlo Gottero, presidente provinciale della Coldiretti. "Ci dispiace molto, non crediamo sia dipeso da noi". Clacson e sirene tacciono, poi qualcuno mette Umberto Tozzi e i Pooh.
Un corteo dal produttore al consumatore. E adesso bisogna andare dai paninari per vedere cosa mettono in bocca. "Certo, carne argentina punturata al cento per cento!" grida un agricoltore con palloncini e bandiera, cioè la sua lancia e il suo scudo per la spedizione cavalleresca da McDonald’s. Ci andranno in quaranta, porgendo volantini alle madame a passeggio natalizio sotto i portici. Cinque carabinieri e un poliziotto li aspettano davanti alle vetrine globalizzate, dove un foglio di carta spiega: "Usiamo solo quarti anteriori di bovino di prima scelta". "Scelta da chiii?": il capo delegazione Angelo Cremaschini, capelli grigi e palloncino d’ordinanza, mica se la beve. "Fuori i certificati! Da dove arriva la vostra carne? E i giochini che regalate ai bimbi non li faranno mica altri bimbi, in Cina?". Quelli in divisa non si spostano, neanche se gli agricoltori fossero pericolosi dimostranti in assetto di guerra. E’ il picchetto della polpetta. La signorina Lina Pilieci, caporale di giornata a McDonald’s, agitatissima, si mangia le parole più degli hamburger e balbetta: "Volete solo attaccarci, invece adesso vi leggo un comunicato, questa è solo carne italiana, buongiorno". Sbatte i vetri, e i contadini arrabbiati si fanno venire un’altra idea. "Ragazzi, entriamo tutti con centomila lire e compriamone mille di patatine, poi le buttiamo perché fanno vomitare". Niente, i carabinieri sono un muro, si spinge e si arretra.
"Complimenti, domani veniamo con i tori e i trattori".
Quando si spalanca la porta, schizzano fuori una maestra in lacrime e una ventina di bambini sbigottiti, oggi niente polpetta. "Vergogna, portare i piccoli a mangiare queste schifezze" urla il primo agricoltore, poi la serranda scende e il fast-food chiude. Vittoria. Quando arriva la Rai, si replica anche se ormai è finita. "Ehi, forza, rifacciamolo davanti alla telecamera altrimenti non siamo nessuno". Persino i poliziotti fanno finta che sia una diretta. Tutti lì, schiacciati come hamburger. E neanche una patatina.

http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20001215/cronaca/07tratt.html