McDonald’s al veleno – il manifesto 20 Dicembre 2000

il manifesto 20 Dicembre 2000



McDonald’s al veleno
La multinazionale dell’hamburger rompe la trattativa con il sindacato sul contratto integrativo e scarica le società licenziatarie. Scattano gli scioperi in tutt’Italia
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

McDonald’s l’americano non tratta. E se già all’estero la più grande catena di distribuzione di hamburger è nota per l’allergia ai sindacati, anche in Italia è arrivata la rottura ufficiale con i rappresentanti dei lavoratori.
I mobbizzati dello stivale dovranno faticare ancora un po’ per vedere riconosciuti i propri diritti in un contratto integrativo aziendale. Ieri pomeriggio, le rappresentanze di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno incontrato – dopo vari flop che si susseguivano da oltre un anno – i vertici della Company. Ma i manager di Milano, non avendo precise direttive dalla "centrale" mondiale di Chicago, hanno deciso di rispondere picche a tutte le richieste. E da oggi è stato proclamato lo stato di agitazione in tutti i locali, proprio nel periodo delle feste.
Cosa chiedevano i sindacati? Soprattutto che la Company rispondesse anche dei locali in franchising – e non solo di quelli in gestione diretta – su flessibilità dei part-time, formazione e mansioni dei dipendenti, tutela sindacale dei lavoratori. La risposta è un secco no. E non è cosa da poco: i McDonald’s italiani sono 295, con 15 mila dipendenti, che dovrebbero raddoppiare nei prossimi tre anni. Solo il 10%, però, è gestito direttamente dalla Company, mentre il restante 90% è messo in mano ai cosiddetti
franchisee, ovvero concessionari del marchio.
"Dato che da quest’orecchio la Company non ci sente – dice Gabriele Guglielmi, della segreteria nazionale Filcams Cgil – abbiamo chiesto che almeno dichiarasse pubblicamente la possibilità, per i concessionari, di trattare localmente. Ci hanno risposto di andare a Chicago, perché dalla multinazionale americana loro non sono mai stati autorizzati a trattare anche per i franchisee".
Insomma McDonald’s è proprio un marchio che non vuole fare il marchio. O meglio, lo fa fino a quando devono valere gli stessi regolamenti interni sui sorrisi degli impiegati e sui rigidi tempi di cottura e conservazione di hamburger e patatine – non possono giacere sullo scaffale, dopo la cottura, più di 10 e 7 minuti; dopo vanno buttati via – ma l’unità monolitica dei locali si dissolve magicamente appena si parla di sindacati. Ognuno per la sua strada.
Eppure, quando sono pressati, i manager del panino scendono al tavolo delle trattative, e sono costretti anche ad andare a braccetto coi tanto "trascurati" franchisee, di cui ufficialmente non dovrebbero, per le direttive date (o non date) da Chicago, rispondere. E’ il caso di Firenze, dove, qualche settimana fa, in seguito allo scandalo delle angherie subite dai ragazzi del locale di Via Cavour, la Company, due concessionari e i sindacati hanno firmato alla Provincia un accordo sul rispetto dei corretti rapporti sindacali.
Seconda richiesta avanzata ieri: facciamo a livello nazionale quello che è accaduto a Firenze. Se non potete rispondere dei licenziatari e loro non possono sentirsi autorizzati a trattare localmente, si faccia almeno un tavolo comune coi franchisee, per discutere i principali problemi dei lavoratori. Neppure questa proposta è passata, e ai sindacati non è rimasto che chiedere un incontro con il ministro del Lavoro e la Fipe-Confcommercio. Ennesimo no.
Ultima spiaggia: proclamare lo stato di agitazione nazionale dei locali McDonald’s, da oggi fino al 7 gennaio. Le feste natalizie all’insegna dell’hamburger, tra palloncini e hostess sorridenti, verranno turbate da scioperi, volantinaggi, assemblee. Il tutto all’ombra dei due archi dorati.