MCDONALD’S A Firenze ancora lotta, Il Manifesto 8 Novembre 2000


08 Novembre 2000

MCDONALD’S
A Firenze ancora lotta

Il loro era stato il primo sciopero italiano in un McDonald’s. Ma dopo appena un mese se ne sono dovuti andare, proprio mentre la protesta dei dipendenti della multinazionale del fast food si estendeva a macchia d’olio in tutta la penisola. Ora i ragazzi e le ragazze del locale fiorentino di via Cavour raccontano: "Siamo stati costretti a licenziarci, perché da quando avevamo fatto sciopero il lavoro era diventato impossibile, ancor peggio di prima". Sono studenti e studentesse universitarie a spiegare che i turni erano stati spostati ad arte per isolarli, e che le quotidiane azioni di mobbing si erano moltiplicate. Tutto questo mentre andava avanti a fatica il confronto tra McDonald’s Italia, i sindacati e i singoli licenziatari in franchising. Anche ieri pomeriggio alla Provincia di Firenze c’è stato un nuovo incontro, ma senza risultati. Troppo tardi comunque per i quindici ormai ex dipendenti in part time del locale, posto nel salotto buono della città, che al mattino avevano annunciato insieme ai loro avvocati denunce in sede penale e civile, ed un ricorso alla magistratura del lavoro per riuscire ad ottenere il pagamento di quanto avevano guadagnato lavorando in part time flessibile. Poi, subito dopo un’ultima manifestazione davanti al loro vecchio posto di lavoro, con indosso cartelli espliciti: "I crew si sono licenziati, per non essere più maltrattati", e "L’azienda incontra i sindacati, quando ormai i dipendenti scomodi sono stati eliminati". Al loro posto, il titolare del fast food ha già trovato i sostituti: tre lavoratori "in affitto" reperiti dal più vicino ufficio di Manpower, e alcuni giovani filippini. "Tanto loro non protestano, nemmeno di fronte alle sopraffazioni", spiega una delle ragazze che si sono autolicenziate. E, a livello nazionale, la McDonal’d Italia, mentre annuncia per la prossima settimana la ripresa dei negoziati coi sindacati confederali per un contratto aziendale che riguarda soltanto i "suoi" punti vendita, si fa scudo contro la pioggia di proteste sostenendo che nella gestione del lavoro nei fast-food gestiti da aziende in franchising – la stragrande maggioranza in Italia – non può mettere il becco, perché non è a casa propria. Peccato che, almeno dal di fuori, la differenza non si veda proprio, anche se dentro ad agitare il bastone contro le maestranze non è il signor McDonald’s in persona, ma il licenziatario di turno [RI. CH.]..