Mc Donald`s preferisce giovani e migranti

14/07/2014   (L'Unità)

A Dario il lavoro piaceva. Per tre mesi si è diviso tra cassa e cucina e all`occorrenza faceva le pulizie della sala. In media lavorava trenta ore alle settimana, soprattutto la sera. Il suo salario era fatto di voucher- i buoni dell`Inps con cui si pagano i lavoratori a chiamata, 7,5 euro netti all`ora – e gli andava bene: «Ero contento. Ho guadagnato fino a 1.100 euro al mese e in tre mesi ho lavorato per 329 ore, superando il limite di 266 ore previsto dalla legge per i voucher. Per questo pensavo che mi avrebbero assunto. Invece mi hanno detto di aspettare. Sono passati due mesi. Nel frattempo il ristorante aveva messo in vetrina l`avviso di ricerca di personale. Così ho fatto causa». Dario è un nome inventato, la sua storia no. Adesso l`ha affidata al Tribunale. Tommaso invece è un part-time a tempo indeterminato. Anche lui è entrato per la prima volta nel ristorante McDonald`s dove lavora con un contratto a chiamata. Poi è stato assunto: otto ore alla settimana, tutte in una notte, a tempo indeterminato. Guadagna tra 220 e 295 euro al mese e gli sta bene. Studia all`Università e sa che questo «non è il lavoro della vita. I soldi li metto da parte per le tasse e le piccole spese».
IL RICAMBIO
Secondo una ricerca dell`Istituto Bruno Trentin e della Filcams-Cgil – il sindacato del commercio – Dario e Tommaso sono le figure più richieste nei ristoranti McDonald`s di Milano: studenti o giovanissimi disoccupati assunti «per 266 ore annuali, utilizzando buoni per lavoro occasionale accessorio». Una possibilità prevista dal 2012, da quando i voucher sono stati estesi a tutti i settori, fino alla pubblica amministrazione. L`analisi – «un`anticipazione di un`indagine più ampia», dice il segretario Filcams Fabrizio Russo – ripercorre la «cronologia delle assunzioni dei lavoratori McDonald`s dall`apertura delle prime filiali fino al 2013». Ne viene fuori questa lettura: prima del Duemila la maggioranza dei lavoratori erano studenti. Poi sono iniziate le assunzioni degli stranieri, con un picco massimo tra il 2004 e il 2005. Fino a qualche anno fa, quando sono ritornati i giovani italiani. Molti migranti sono ancora lì. Basta andare in un qualsiasi ristorante del gruppo per vederli al lavoro. Secondo la ricerca, a Milano rappresentano il 45 per cento della forza lavoro McDonald`s e si dividono in comunità ben definite: i più numerosi sono i filippini, seguiti dagli egiziani e dagli ecuadoregni. Ma perché solo alcune provenienze? Dalla ricerca non emerge ancora una risposta. Appare chiaro invece «il forte sentimento di gratitudine» di queste persone verso l`azienda – forse perché di solito sono chiamati a lavori meno gratificanti – e l`importanza di avere un contratto per i cittadini extracomunitari. Per il sindacato le assunzioni dei migranti sono continuate fino al 2008, anno in cui è scoppiata la crisi e gli italiani sono tornati ad apprezzare lavori che fino ad allora avevano rifiutato. Secondo la Filcams tutto questo potrebbe nascondere una strategia: «In un periodo di crisi occupazionale il reclutamento di lavoratori migranti o giovani può essere funzionale a mantenere condizioni di lavoro sfavorevoli». Un dubbio ritornato a metà maggio, quando dagli Stati Uniti è partita la protesta che ha portato al primo sciopero globale dei lavoratori dei fast food, dietro allo slogan: «15 maggio per 15 dollari» (all`ora, contro una paga base che negli Usa è poco più della metà). Va detto che in Italia le condizioni di lavoro sono diverse da quelli degli States, dove per esempio non c`è un contratto nazionale di riferimento e un top manager dei fast food guadagna più di 700 volte la paga base di un dipendente. Da noi i sindacati lamentano l`assenza di un contratto integrativo, in una multinazionale che conta più di 17 mila lavoratori,e l`eccessivo ricorso a contratti part-time e a chiamata. Dopo la mobilitazione, sono ripresi i contatti tra i sindacati e la Fipe-Confcommercio che rappresenta i fast food. Le parti torneranno al tavolo del rinnovo del contratto il 22 luglio, ma le posizioni sono distanti: «Le aziende chiedono maggiore flessibilità – dice il segretario Fisascat Cisl, Giovanni Pirulli – Vogliono legare la presenza del lavoratore alla presenza del lavoro». Come un elastico che si estende fino a quasi 50 ore settimanali quando ce n`è bisogno, e poi torna indietro. «Discutiamo di flessibilità – aggiunge Fabrizio Russo della Filcams ma che sia sostenibile e non peggiori le condizioni lavoratori, già difficili». La Fipe rappresenta alcuni tra i più importanti gruppi food: McDonald`s, Autogrill, Chef Express, My Chef. Alcuni di questi, da un paio d`anni puntano sulla formazione dei giovani manager. Per questo finanziano un master presso il dipartimento di Economia dell`Università di Parma. Un corso quasi unico nel suo genere – racconta il presidente del master, Davide Pellegrini perché le aziende assumono gli studenti fin dal primo giorno con un contratto di apprendistato. Dal 2010 all`anno scorso, McDonald`s teneva un master dedicato ai propri dirigenti. Una versione italiana dell`Università dell`Hamburger, di Oak Brook, nell`Illinois.