Mc Donald`s, la realtà è diversa dalla pubblicità

08/01/2013

Scomodando addirittura l`articolo I della Costituzione, McDonald`s lancia la sua offensiva mediatica: «3mila nuovi posti di lavoro entro i12015». La mordida emme gialla del logo di ristoranti più famoso al mondo è solo nel basso delle paginate sui quotidiani della campagna. Sopra staziona la scritta (sottolineata): «Questo è il nostro modo di credere nell`Italia». Ma quell`enorme «L`Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» è andato di traverso alla Filcams. La federazione del commercio della Cgil ha risposto con una piccata nota in cui, sebbene riconosce l`importanza dei 3mila posti di lavoro («un dato indiscutibilmente rilevante»), racconta una realtà aziendale molto diversa, scagliandosi contro «l`utilizzo strumentale e la mercificazione di uno dei principi fondamentali derubricato a mero slogan». In tanti sui social network hanno criticato «la solita Cgil che è contro le aziende che investono». Ma il parallelo con Fiat appare almeno proponibile. «Con noi della Cgil l`azienda non parla, abbiamo saputo del nuovo piano industriale leggendo la pubblicità – attacca Fabrizio Russo, che per la Filcams segue McDonald`s – . A differenza dei suoi concorrenti, come Autogrill, My Chef, Chef Express, poi, Mc Donald`s è l`unica azienda che non ha relazioni sindacali e che non applica alcun contratto integrativo rispetto al nazionale». Alla faccia dell`accordo sulla produttività e della spinta voluta da Monti alla contrattazione di secondo livello. Il dato che più manda in bestia la Cgil è quello sul tasso dei contratti a tempo indeterminato. Sulla pubblicità McDonald`s sbandiera il «90 per cento»; la Filcams ribatte così: «ben 1`80 per cento sono persone con contratti part time involontari con pochissime ore settimanali e l`obbligo di lavorare nei festivi e di fare i notturni». Andando oltre alla pubblicità, ieri il responsabile comunicazione di McDonald`s Italia, Tommaso Valle ha spiegato: «Oggi sotto l`insegna Mc Donald`s in Italia convivono due realtà: quella della multinazionale e quella dei piccoli imprenditori licenziatari dei nostri ristoranti in tutta la Penisola». Sono però due realtà lontanissime: I`80 per cento dei circa 450 ristoranti sono in franchising, presi in affitto da piccoli imprenditori che rischiano in proprio e non possono certo dare le stesse certezza ai loro lavoratori. E solo il 20% è a gestione diretta della multinazionale. Sui nuovi contratti poi la precisazione: i 3mila nuovi posti nella stragrande maggioranza saranno di apprendistato. Ma, spiega l`amministratore delegato di McDonald`s Italia, Roberto Masi, «in "questi primi giorni del 2013 ne abbiamo già assunte 200. Ci sorprende la posizione della Filcams. Certo, molti contratti sono part-time, ma è una modalità molto utilizzata nella ristorazione, assolutamente a norma». «SI RIFÀ TRUCCO DOPO LA BATOSTA» «Da un paio d`anni l`azienda, che dalla crisi ha solo guadagnato perché la gente invece che andare nei ristoranti viene qua da noi, assume quasi esclusivamente per 18-20 ore settimanali», attacca Isa, 46enne milanese che lavora a McDonald`s da
ben 16 anni. Lei è stata in prima linea nella battaglia (vinta) contro la procedura di mobilità partita dopo il "no" di molti lavoratori storici di Milano alla riduzione di orario. «Ci proponevano di scendere dalle nostre 40 ore settimanali (1.000 euro circa di stipendio netto) a 24 (600 euro). Ecco, quando ho visto la campagna pubblicitaria mi sono detta: si vogliono rifare il trucco dopo la batosta. Mi sono vergognata per loro: invece che vendere panini, hanno deciso di vendere persone».