Mc Donald’s corre nel 2003

07/07/2003


      Domenica 06 Luglio 2003

      Mc Donald’s corre nel 2003

      I consumi salgono del 10% – Resca: «Pronti a investire ancora al Sud»

      NICOLETTA PICCHIO


      ROMA – Il 2003 sta andando oltre le più rosee previsioni: un aumento dei consumi che in questi sei mesi ha avuto punte anche del 10 per cento. Per Mario Resca, presidente e amministratore delegato di Mc Donald’s Italia è un risultato che premia la strategia dell’azienda: «Non abbiamo approfittato dell’opportunità dell’euro. Abbiamo puntato sul rapporto prezzo-qualità, offrendo il servizio che il cliente vuole avere», dice Resca. I ristoranti Mc Donald’s sono aperti sette giorni su sette, quando si può anche 24 ore su 24, sono diffusi capillarmente sul territorio. E lo saranno ancora di più: l’obiettivo dell’amministratore delegato è aprire altri 1000 ristoranti in Italia nei prossimi dieci anni, di cui circa 400 al Sud. Una scelta, quindi, che mette al centro il Mezzogiorno e che per il nostro Sud diventerà un’occasione di investimenti e occupazione. Resca ne sta parlando anche con Sviluppo Italia e non è escluso che la società pubblica possa partecipare all’operazione. Le cifre sono di tutto rispetto: tenuto conto che per ogni ristorante l’investimento medio è di un milione e mezzo di euro, spiega l’amministratore delegato, l’investimento nel Mezzogiorno supererà i 500 milioni di euro, dando lavoro a circa 16mila persone. Senza considerare gli effetti sull’indotto, che sono consistenti. Oggi la realtà di Mc Donald’s in Italia è di 340 ristoranti, di cui 100 nel Mezzogiorno, l’occupazione è di 16.500 persone, più altri 4mila posti creati nell’indotto. La maggior parte dei dipendenti è rappresentata da giovani, ed il part-time arriva all’80% del totale degli occupati. Una formula che Resca utilizza con beneficio dell’azienda, dal momento che offre maggiore flessibilità, e dei dipendenti, che riescono a coniugare lavoro e qualità della vita. È l’Italia il Paese, all’interno dell’Europa, dove la Mc Donald’s vuole puntare: «È quello partito per ultimo. Nel 1995 in Italia c’erano 25 ristoranti, in Francia già 600, in Germania avevamo superato i 1000», dice Resca. Uno stile diverso, quello italiano, ma non solo: l’amministratore delegato di Mc Donald’s ha potuto toccare con mano le difficoltà che ci sono per gli investitori stranieri a fare business nel nostro Paese. «In Francia in tre mesi riusciamo ad aprire un ristorante, qui tra autorizzazioni e passaggi burocratici possono passare anni», continua. E cita un esempio di questi giorni: a Firenze stanno attendendo dal Comune una licenza, che tarda ad arrivare. Al primo posto, tra le difficoltà, Resca mette la burocrazia, al secondo la mobilità e le infrastrutture, al terzo il costo del lavoro, non tanto per le differenze delle retribuzioni, ma per la produttività più bassa che c’è in Italia: nel confronto europeo, siamo ai primi posti. Infine il Fisco. Un handicap che viene percepito all’estero è quello della sicurezza: «quando ho detto alla casa madre che volevo aprire un ristorante a Palermo mi hanno preso per matto. In questo caso ho sfatato una convinzione comune. Al Sud non ho avuto problemi differenti rispetto ad altre zone», continua Resca. Che oggi porta a casa i risultati delle proprie scelte strategiche: «Il 2001 è stato un anno difficile per la mucca pazza e per l’11 settembre, nel 2002 abbiamo tenuto, oggi stiamo crescendo».