Maxi-sequestri per il crack di Giacomelli

02/11/2005
    venerdì 28 ottobre 2005

    FINANZA E MERCATI – Pagina 30

    Dissesti- Tra i beni «bloccati» anche una nave di 30 metri

      Maxi-sequestri per il crack di Giacomelli

        Morya Longo

        MILANO – Hanno distratto fondi del gruppo Giacomelli Sport e li hanno investiti in beni mobili e immobili. Poi, quando il gruppo si avvicinava al default, gli ex-vertici hanno intestato questi beni a 2 società fiduciarie di San Marino e a 5 prestanome. Sono queste le nuove rivelazioni emerse dall’indagine penale sul crack del Gruppo Giacomelli, avviata nell’aprile del 2002 dal Pm di Rimini Luca Bertuzzi. Per questo ieri la Guardia di Finanza emiliano-romagnola ha sequestrato beni mobili e immobili in tutt’Italia su disposizione del Gip Giacomo Gasparini. L’operazione, eseguita da 100 uomini delle Fiamme Gialle, si è sviluppata attraverso perquisizioni eseguite nelle province di Rimini, Pistoia, Forlì, Lucca, Roma e Trento. E si è conclusa con sequestri clamorosi, tra i quali il complesso immobiliare "Castellabate" di Rimini e una nave di 30 metri chiamata "Letting Go".

        L’indagine è iniziata quando il gruppo Giacomelli – leader nella distribuzione al dettaglio di articoli sportivi e quotata in Borsa dal 2001 – finì in amministrazione straordinaria. Le verifiche effettuate dagli investigatori hanno innanzitutto accertato che il gruppo aveva occultatto nei bilanci ingenti perdite, indicando nella contabilità falsi elementi di reddito, contabilizzando fatture per operazioni inesistenti e facendo ricorso fraudolento al credito. Basti pensare al magazzino: il suo valore si è rivelato di oltre 100 milioni inferiore rispetto ai numeri iscritti in bilancio. Tutto questo ha ovviamente causato il dissesto del gruppo, dichiarato insolvente dal Tribunale di Rimini nell’ottobre di due anni fa.

        Ma gli accertamenti degli investigatori hanno portato alla luce le distrazioni dal gruppo Giacomelli: fondi usciti dalle casse del gruppo e investiti in beni mobili e immobili. Per questo nel giugno 2004 la Guardia di Finanza aveva sequestrato i beni intestati agli ex-vertici. E ieri, dopo aver minuziosamente ricostruito tutti i movimenti di denaro effettuati anche attraverso fiduciarie e prestanome, hanno fatto scattare la maxi-operazione. Tra i beni sequestrati ieri, come detto, ci sono anche il complesso immobiliare "Castellabate" di Rimini e una nave di 30 metri che allo stato attuale è in mare e non è rintracciabile (l’ultimo avvistamento è stato effettuato a Viareggio lo scorso luglio). Questi beni erano intestati a due fiduciarie di San marino: per questo il Pm ha anche chiesto nella Repubblica una serie di rogatorie. Sono poi in atto in tutt’Italia i sequestri dei saldi attivi dei conto correnti di 9 indagati.

        Questa indagine delle Fiamme Gialle di Bologna si è concretizzata in un’ordinanza di sequestro: 46 pagine firmate dal Gip in cui si ripercorrono tutti i movimento di denaro e in cui si descrivono i comportamenti dei 18 indagati (tra cui 5 nuovi) per i quali sono ipotizzati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, frode fiscale, false comunicazioni sociali, truffa, calunnia e per i 5 nuovi riciclaggio.

        Non solo: sono state aperte anche molte inchieste all’estero, nelle sedi delle varie controllate del gruppo Giacomelli: in Belgio, Polonia, Svizzera e Spagna.