Maxi imprese, stop al calo di posti

02/03/2005

    mercoledì 2 marzo 2005
    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

    MERCATO DEL LAVORO • Nel 2004 è rallentata la perdita di occupati ( 0,6%) rispetto agli anni precedenti Parla Lusetti, presidente Cir food ( Pastarito)
    Maxi imprese, stop al calo di posti
    Ancora in calo l’industria ( 2,7%) ma i servizi sono in espansione (+ 0,8%) A dicembre flessione ai minimi dal 2001

    VINCENZO CHIERCHIA ELIO PAGNOTTA

    MILANO • Rallenta la perdita di posti di lavoro nelle grandi imprese. Secondo i dati Istat nel 2004 l’occupazione nelle aziende con oltre 500 dipendenti è calata dello 0,6% al lordo della cassa integrazione, e dello 0,8% al netto, pari a 11.694 posti. Nel 2003 la perdita di posti di lavoro nelle grandi imprese, rispetto al 2002, era risultata dell’ 1,1 per cento.

    A dicembre l’Istat ha rilevato, rispetto allo stesso mese 2003, f l e s s i o n i complessive dello 0,2% ( al lordo della Cassa) e dello 0,5% ( al netto), la perdita di posti di lavoro può essere stimata in circa 5mila unità, la f l e s s i o n e più contenuta da gennaio 2001.


    Nella grande industria gli occupati sono calati del 2,2% su base annua, nei servizi c’è stata una crescita dell’ 1 per cento. In particolare c’è stato un calo di 17mila dipendenti nell’industria e un aumento di 12mila posti nei servizi. Nell’industria i dati destagionalizzati mettono in evidenza una situazione stazionaria nei confronti di novembre.


    A dicembre l’occupazione ha registrato un calo tendenziale del 4,2% nella produzione di energia, del 2,2% nelle costruzioni e del 2% nelle attività manifatturiere, dove tutti i comparti registrano variazioni tendenziali negative ad eccezione della produzione di mezzi di trasporto (+ 2%). Le flessioni più marcate per alimentare ( 5%), apparecchi meccanici ( 4,2%) e chimica

    (4,1%). Tra i servizi incrementi tendenziali per alberghi e ristoranti (+ 4,6%), trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (+ 1,8%), commercio (+ 1,5%), attività professionali (+ 1,1%); l’intermediazione finanziaria presenta una flessione dell’ 1,3 per cento.

    Il conto più salato nel 2004 è stato pagato dall’industria, dove l’occupazione lo scorso anno si è contratta addirittura del 2,7% ( 3,2% al netto della Cassa), a fronte dell’incremento dello 0,8% segnato dai servizi. Tessile abbigliamento

    (5,1%), alimentare (3,8%), meccanica (4%), energia (5,3%) i settori industriali che hanno accusato le maggiori flessioni.

    Per quanto riguarda le retribuzioni lorde medie per dipendente il 2004 ha fatto registrare un aumento del 2,1% contro un tasso di inflazione medio del 2,2 per cento. Nell’industria la crescita è stata del 3,7% a fronte del + 1% dei servizi.
    Preoccupati i sindacati, e chiedono a gran voce una politica salariale in grado di consentire un recupero del potere d’acquisto. Secondo il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, i dati dimostrano che in Italia « esiste una questione salariale » . Resta quindi alta — aggiunge — la preoccupazione per il potere d’acquisto delle retribuzioni, messo a dura prova dall’andamento dell’inflazione e dai ritardi nel rinnovo dei contratti » . Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, « ci vuole una politica salariale che sia adeguata ad accrescere il potere d’acquisto e una politica fiscale che riduca le tasse sul lavoro dipendente, il cosidetto cuneo fiscale » . Il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, ribatte che la flessione dell’occupazione delle grandi imprese industriali « si è fortunatamente attestata ai livelli minimi dall’inizio del fenomeno, mentre continua a crescere l’occupazione nelle grandi imprese dei servizi » .

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