Maternità, tre milioni alle lavoratrici

17/07/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Welfare – L’Inps dà attuazione con una circolare all’integrazione stabilita dalla Finanziaria 2000 per chi non raggiunge il minimo

    Maternità, tre milioni alle lavoratrici
    Interessate coloro che hanno contratti part time, di collaborazione e le colf
    Mauro Meazza
    ROMA – Scatta l’assegno di maternità statale per le madri lavoratrici: a dare il via operativo alla misura, stabilita dalla Legge finanziaria per il 2000, è l’Istituto nazionale della previdenza sociale, che ieri ha diramato agli uffici le istruzioni per prepararsi al pagamento degli importi. In sintesi, la misura prevede un «assegno di maternità dello Stato» per tutte le lavoratrici o ex lavoratrici madri con un minimo di contribuzione e con una qualsiasi tutela previdenziale per la maternità. L’assegno è di 3 milioni, rivalutati di anno in anno secondo l’indice Istat, per ogni figlio, anche adottivo o in affidamento preadottivo. Quelle lavoratrici che già ottengono importi pari o superiori alla misura prevista non sono di fatto interessate dal provvedimento, a meno che non abbiano parti gemellari (con conseguente raddoppio dell’assegno) o affidamenti di più fratelli. La misura favorirà invece le madri che non ottengono alcuna copertura dalla gestione cui sono iscritte oppure (ed è il caso più frequente) ottengono un importo inferiore ai 3 milioni stabiliti dalla legge finanziaria. Lo stesso Inps, nella circolare 143 del 16 luglio (riportata sul sito Internet del Sole-24 Ore, all’indirizzo www.ilsole24ore. com/norme) segnala che «per le donne in attività di lavoro il riconoscimento dell’assegno in misura intera, pertanto, sembra difficilmente ipotizzabile, se non si tratti di parti, adozioni o affidamenti plurimi. Più probabile appare l’ipotesi del riconoscimento della quota differenziale». Il che implica che il trattamento economico erogato dall’Inps o dai datori di lavoro è «di importo contenuto», come per le «lavoratrici parasubordinate con mensilità di contribuzione inferiori a 9 (da 9 a 12 mesi spetta un’indennità superiore ai 3 milioni), ovvero per le lavoratrici a tempo paraziale eccetera». L’assegno decorre per ogni figlio nato o adottato o affidato dal 2 luglio 2000 e la domanda va presentata all’Inps entro sei mesi dal parto o dall’ingresso del minore in famiglia. Per i bambini che sono nati nel periodo dal 2 luglio 2000 al 6 aprile 2001, il primo appuntamento delle madri lavoratrici con le sedi Inps è fissato entro il 7 ottobre prossimo. La tutela offerta dal provvedimento è decisamente ampia. Ricadono nella misura, infatti, non solo le lavotrarici con un rapporto di lavoro in corso, ma anche quelle che non sono più occupate, purché possano far valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi precedenti al parto. Questa regola si applica anche in caso di dimissioni volontarie. Quanto ai soggetti ammessi, l’assegno è accordato anche alle cittadine straniere, purché residenti in Italia. Alle cittadine extracomunitarie, è però richiesto il possesso della carta di soggiorno, che non va confusa con il permesso di soggiorno e che si rilascia agli stranieri extraUe regolarmente soggiornanti in Italia dal almeno cinque anni, con reddito sufficiente per sé e per la famiglia. Anche il padre può usufruire dell’assegno di Stato, in casi particolari, come il decesso della madre, l’abbandono del bambino da parte della stessa o l’affidamento esclusivo al padre naturale, adottante o affidatario. Alle ulteriori condizioni però, che il figlio sia stato riconosciuto, si trovi presso la famiglia anagrafica del padre e sia soggetto alla sua potestà e non in affidamento presso terzi. Tra i limiti che impediscono l’erogazione non ci sono i redditi familiari. Questo perché l’assegno di Stato è complementare con quello erogato dai Comuni per le famiglie bisognose (il cui reddito è calcolato con l’Ise, cioè il «riccometro») e con tutte le altre misure che sono erogate dall’Inps o dal datore di lavoro. Sono escluse però le gestioni che non hanno tutela per la maternità, come quella per le casalinghe. Anche l’importo di un eventuale assegno di maternità erogato dall’Inps per conto del Comune deve essere sottratto dalla quota differenziale. Le due provvidenze non sono, infatti, cumulabili e l’Inps stesso avverte che è inutile presentare l’istanza per l’assegno concesso dal Comune quando sussiste il diritto per l’assegno di maternità dello Stato; così come l’Istituto provvederà a trasmettere al Comune eventuali istanze per le quali non sussistono i requisiti per l’assegno dello Stato.
    Martedí 17 Luglio 2001
 
|

 
Tutti i diritti riservati © 24 ORE NetWeb S.p.A.