Maternità, il licenziamento non «blocca» l’indennizzo

17/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    La Consulta: indennità alle dipendenti allontanate per giusta causa

    Maternità, il licenziamento non «blocca» l’indennizzo
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Indennità di maternità anche alle mamme licenziate. Ancora più tutela alle donne che lavorano, nel delicato momento della loro vita in cui affrontano la gravidanza. La protezione della madre e del bambino, dunque, va oltre l’intento punitivo del licenziamento. Anzi, va persino oltre il rapporto di lavoro subordinato. Secondo la Corte costituzionale, il trattamento assistenziale va corrisposto anche quando la dipendente sia licenziata per giusta causa. Lo afferma la sentenza 405 depositata ieri, che dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 17, comma 1 della legge 1204/71 sulla tutela delle lavoratrici madri, nella parte in cui esclude la corresponsione dell’indennità di maternità subordinandola alla ragione del licenziamento. Se così fosse, spiegano i giudici della Consulta, alla "giusta causa" verrebbe attribuito un rilievo preponderante rispetto allo stato oggettivo della gravidanza e del puerperio, o meglio rispetto alla speciale protezione della maternità assicurata dagli articoli 31 e 37 della Costituzione. I dubbi sulla legittimità costituzionale della norma fissata dalla legge del ’71, successivamente trasfusa nell’articolo 24 del Testo unico in materia di tutela della maternità e paternità approvato lo scorso 26 marzo e di conseguenza anch’esso ora dichiarato illegittimo, sono stati mossi dal Tribunale di Prato adito da una dipendente delle Poste spa. La lavoratrice chiedeva il riconoscimento dell’indennità non corrispostale, anche se licenziata per giusta causa, e quindi per sua colpa grave, durante il periodo di interdizione anticipata dal lavoro. Questo diniego, secondo il giudice a quo, determinerebbe una palese disparità di trattamento che si attuerebbe tra le lavoratrici madri in relazione alla causa del licenziamento, ma soprattutto per la violazione del dettato costituzionale che protegge la maternità e l’infanzia. Perplessità riconosciute fondate dalla Corte costituzionale. La tutela della maternità, assicurata dal legislatore attraverso numerose misure contenute sia nella legge de ’71 che nel recente Testo unico sui congedi parentali, non può venir meno in relazione alle cause di risoluzione del rapporto di lavoro. In fondo, l’indennità è comunque riconosciuta quando cessi l’attività dell’azienda da cui dipende la lavoratrice oppure quando finisca la prestazione per la quale la dipendente è stata assunta (contratti a termine). E ancora, quando le lavoratrici poste in maternità si trovino a essere sospese, assenti senza retribuzione o addirittura disoccupate. Ma c’è di più. Anche se non menzionato dai giudici della Corte, la possibilità di beneficiare dell’indennità di maternità è stata addirittura riconosciuta con il decreto legge 148/95 anche alle lavoratrici poste in mobilità. La Consulta, dunque, non ha voluto focalizzare l’attenzione esclusivamente sulle problematiche attinenti il rapporto di lavoro e la sua conclusione, ma è andata oltre, spingendosi nel più ampio ambito della tutela dell’individuo nel contesto sociale, richiamando i principi generali statuiti nella Carta costituzionale e in particolare quelli degli articoli 31 e 37. Pertanto, non ha minimamente considerato rilevante l’aspetto sanzionatorio della questione in esame e dunque la motivazione posta a base della risoluzione del rapporto. Tanto più che, secondo la Corte, proprio i numerosi interventi legislativi succedutisi in materia «attestano come il fondamento della protezione sia sempre più spesso e sempre più nitidamente ricondotto alla maternità in quanto tale e non più, come in passato, solo in quanto collegata allo svolgimento di un’attività lavorativa subordinata». Prova ne sia il riconoscimento all’estensione del trattamento di maternità alle libere professioniste. I giudici delle leggi, dunque, hanno di fatto ritenuto che il licenziamento sia da considerarsi di per sé una efficace sanzione.
Marco Mobili
Sabato 15 Dicembre 2001

 
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