Matera, il call center alle elezioni

14/05/2007
    domenica 13 maggio 2007

    Pagina 8 – CAPITALE & LAVORO

      Assumi l’outbound

        Matera, il call center alle elezioni
        E in Datacontact rimani precario

          Antonio Sciotto

          Raccontando la vertenza di un call center puoi fare un ritratto dell’Italia di oggi: le elezioni amministrative, i potentati locali, la televisione, i lavoratori e il sindacato. Ecco dunque la storia dei precari Datacontact, una grossa azienda che ha sede in un elegante palazzo tra i Sassi di Matera. Il proprietario si chiama Angelo Tosto, è un «big» del capoluogo lucano: possiede la Trm, la più importante tv locale, e da qualche anno si è messo pure nel business dei call center. La sua azienda di servizi dà così lavoro a 1312 persone, distribuite tra Matera (686), Bernalda (provincia di Matera, 199), Lecce (271), Bari (153) e Milano (3). Ma non basta, come un piccolo Berlusconi Tosto si è buttato in politica: attualmente è candidato al consiglio comunale di Matera, e sostiene con tre liste il candidato sindaco Francesco Saverio Acito, di una lista civica orientata verso il centrodestra.

          Ebbene, grazie alla campagna di stabilizzazione incentivata dal governo (che si concludeva il 30 aprile), la questione del lavoro si è incontrata in queste ultime settimane con i temi elettorali: tanto che, pur di riuscire a incassare un certo numero di assunzioni, ma risparmiando il più possibile sui costi, il proprietario-candidato ha deciso di escludere Cgil, Cisl e Uil dagli accordi e firmare con la sola Ugl. Ecco quello che è stato partorito: su poco più di 1300 lavoratori a progetto, solo in 300 (che forse diventeranno 500, secondo le commesse) avranno un contratto subordinato. Ma non a tempo indeterminato: durerà solo 24 mesi, e con un inquadramento che fa tabula rasa di qualsiasi diritto. Essendo sotto il contratto del commercio, i lavoratori Datacontact avrebbero diritto al quarto livello: l’Ugl ha accettato invece il secondo (riservato agli «operatori di vendita»), per giunta a salari decurtati (il primo anno del 20%, il secondo del 10%). Come se non bastasse, poi, ha detto sì al salario variabile, in una percentuale molto alta: il 15%. Insomma: un full time di 40 ore settimanali prenderà sì e no 500 euro netti al mese. Con una fregatura finale: è stato inserito un orario iper-flessibile, con 24 settimane a 48 ore e altrettante a 32. I restanti 1000 operatori restano a progetto, pur soddisfacendo tutti i criteri del lavoro dipendente.

          Manuela Taratufolo (Filcams Matera) e Marcella Conese (Nidil) si sono spese per sindacalizzare i lavoratori, ma l’azienda ha fatto molto ostruzionismo. Addirittura, un centinaio dei neo «eletti» all’assunzione ha indetto una raccolta firme contro i confederali, accusandoli di non aver voluto siglare l’accordo. «Non avremmo mai potuto firmare quell’intesa – spiegano le due sindacaliste – I cocoprò fanno lavoro dipendente: timbrano il badge, hanno turni e orari, le telefonate vengono controllate. Dove sta l’autonomia? Guadagnano circa 5 euro lordi l’ora, pari a 3 euro netti, che però vengono decurtati con criteri poco trasparenti, utilizzando i cosiddetti "fattori ko": se cade la linea la telefonata non viene retribuita, così come tutto il tempo in cui non sei collegato. Il rischio di impresa viene caricato sul lavoro».

          La Filcams Cgil nazionale annuncia l’invio di ispettori: «Comprendiamo che il contratto del commercio costa più delle tlc, che applicano i call center concorrenti: almeno 2.250 euro lordi l’anno, dato che abbiamo anche la quattordicesima – spiega Marinella Meschieri – Dunque avevamo accettato il contratto di operatori di vendita per gli outbound, ma chiedevamo che per tutti gli altri ci fosse comunque una stabilizzazione: attraverso l’apprendistato, scontato però dei periodi di cocoprò pregressi, e successive assunzioni a tempo indeterminato. Ma questa era davvero la massima mediazione: perciò non abbiamo firmato quell’accordo poi siglato da altri. Un’intesa che decurta i salari e non assicura il tempo indeterminato per tutti».

          Chi sono i committenti della Datacontact? Tim e Telecom per l’inbound, i surgelati Bofrost per l’outbound. Anche loro continuano dunque a risparmiare.

          Campagna del manifesto per la stabilizzazione di tutti gli operatori dei call center. Scriveteci una mail con le vostre storie precarie.