“MassMedia” Familismo made in Italy

01/02/2007
    giovedì 1 febbraio 2007

    Prima Pagina

      LADY B 1. SIAMO ALLA VERSIONE POSTMODERNA DEL FAMILISMO MADE IN ITALY

        Quale americanizzazione,
        Hillary è un’altra cosa

          di Claudia Mancina

            La prima reazione è stata: è uno scherzo. La seconda: è una puntata di Amici. Insomma, sconcerto non privo di divertimento: una risposta quasi inevitabile se quello che dovrebbe essere al più un gossip diventa argomento di una pubblica presa di posizione, fino a guadagnare l’apertura (del tutto inconsueta) di un grande giornale nazionale. Ma forse una qualche riflessione un po’ più fredda può essere utile a dare forma e senso al nostro sconcerto. Non si tratta infatti soltanto di un gossip, ma – anche per il modo in cui Repubblica ha dato la lettera – di una vera novità nella nostra cultura politica.

            Il gesto di Veronica Berlusconi può essere, e sarà certamente, analizzato per ricostruire il percorso mentale ed emotivo che lo ha prodotto, e per individuare il retroscena di un fatto che contrasta radicalmente con il comportamento riservato da lei tenuto finora, e da tutti apprezzato. Ma qualunque sia l’interpretazione che se ne dà, resta che questo gesto dichiara e realizza una irruzione del privato nel pubblico assolutamente inedita. Certo la tradizionale separazione e riservatezza, quella che per tutto il corso della prima repubblica teneva al riparo le vicende personali e intime dei politici, quella che s’incarnò nel rifiuto della moglie di Pertini di seguirlo al Quirinale, e che provocò lo scandalo dei benpensanti di destra e di sinistra quando furono pubblicate le foto di Occhetto che baciava la moglie Aureliana; quella separazione è finita da tempo. Oggi la famiglia dell’uomo pubblico (e, con più difficoltà, della donna) è in primo piano nella strategia di comunicazione politica. Non è più solo l’America a volere che il politico dia di sé un ritratto a tutto tondo, che comprenda le relazioni familiari e amicali oltre che professionali: basti vedere i paesi europei a noi più vicini, come la Francia, dove Sarkozy ha dovuto riconquistare la moglie per poi conquistare la designazione, e dove i quattro figli di Ségolène Royal costituiscono un importante titolo del suo curriculum. La politica italiana, come spesso avviene, una volta rotto l’antico tabù, fa anche di più: è piena di mogli, che trapassano senza apparente imbarazzo dal ruolo familiare al ruolo pubblico e viceversa; e qualcuna di loro si preoccupa perfino di informarci di essere arrivata vergine al matrimonio. C’è qualcosa di male? No, non c’è niente di male, se si guarda caso per caso. Ma certo il fenomeno nel suo insieme è un po’ singolare. Sembra che in Italia si segua una via originale e diversa (anche qui una “via italiana”?). Mentre in America, e in Francia, e nel Regno Unito, e con maggiore o minore riservatezza negli altri paesi europei, è la famiglia a essere inquadrata dentro la personalità politica dell’uomo o donna di governo (o candidato, o rappresentante, ecc.), è la famiglia a portare il suo aiuto alla vita pubblica, qui da noi sembra che avvenga l’opposto. La vita pubblica diventa un’appendice della famiglia, viene risucchiata nelle sue logiche e nelle sue dinamiche: è proprio questo che fa Veronica con la sua lettera. Si tratta di una versione postmoderna non della politica, ma della tradizione familista italiana. Saranno gli scarti di una certa confusione femminista tra il personale e il politico; o gli scarti della primazia cattolica del privato sul pubblico. Ma non ci si venga a dire che questa è l’americanizzazione della politica. Veronica Berlusconi, che chiede – sia pure con argomenti non banali, e tali da conquistare le simpatie di tutte le donne – le scuse pubbliche del marito per le sue consuete e spicciole volgarità, è agli antipodi di una Hillary Clinton, che in una situazione molto più drammatica e certo molto più lesiva della sua dignità di donna, ha saputo restare vicina al marito e sostenerlo, non come una moglie che subisce, ma come un’alleata politica che combatte. Mostrando così qual è l’unico possibile ruolo delle relazioni familiari nella vita pubblica.