Massa. Se stagionale fa rima con sfruttamento

14/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

    Prima Pagina – Massa – Carrara

      Bar e bagni faticano a trovare personale? Per forza, dicono i sindacati: lavoro massacrante e paghe troppo basse

        Se stagionale fa rima con sfruttamento

          Decine di vertenze a fine estate, casi di cottimo e di diritti negati

            Margherita Mazzarella
            e Claudio Figaia

              MASSA. Sempre più difficile trovare giovani (e non solo) disposti a “fare la stagione”. Il problema, sollevato da Manuela Tolaini, presidente della Circoscrizion 5, ma anche imprenditrice del turismo (è titolare di un bagno) sembra a prima vista paradossale: ma come, con tanti disoccupati in giro, davvero gli operatori faticano a trovare manodopera?

                Dai sindacati, però, arriva una risposta netta. Non è questione di pigrizia – dicono – non pensate a una città piena di lavativi: il fatto è che il lavoro stagionale è troppo pesante e poco remunerato, pochissimo tutelato.

                Sergio Zangolli, segretario provinciale della Cisl racconta, in proposito, un caso limite. Quello di un giovane assunto al bancone di un bar pagato in base agli incassi del locale. Se il bar era pieno, paga piena; se quel giorno pioveva e la gente era rimasta a casa, paga ridotta. Una specie di cottimo che è diventato oggetto di una vertenza di lavoro.

                Super flessibilità (e fin qui…), orari e contratti non rispettati, mansioni extra come regola, straordinari spesso non pagati, casi di sfruttamento. La realtà che descrivono Cgil e Cisl è, insomma, questa.

                E se fino a qualche anno fa per bagnini e baristi stagionali non era un problema dare una pulita ai pavimenti a fine turno (e praticamente gratis), oggi non è più così. Perché una volta i soldi guadagnati in estate erano tali da potersi poi permettere l’acquisto di uno scooter, o il pagamento di un intero anno di tasse universitarie o una bella vacanza fuori stagione. E, quindi lo sforzo in più era sopportato. Mentre ora questi soldi bastano a poco. E, dicono in molti, “è più l’impresa della resa”.

                Stefano Nicoli, segretario provinciale del sindacato Filcams Cgil, accusa: «Da qualche tempo ai giovani impegnati nel lavoro stagionale viene indirettamente richiesto di annullare quasi completamente vita privata ed altri interessi per due, tre mesi. E viene chiesto di svolgere mansioni non sempre coerenti con quelle concordate al momento dell’assunzione».

                Insomma: il litorale è pieno di bagnini che preparano cocktail dietro al bancone di un bar sulla spiaggia e di cameriere che, a fine turno, puliscono i servizi igienici dello stabilimento balneare in cui lavorano.

                «Niente di nuovo in tutto questo – dice Nicoli – tali tipi di prestazioni, bene o male, hanno sempre caratterizzato gli impieghi stagionali. Il fatto è però che qualche anno la paga prevista in cambio di questa disponibilità è troppo bassa. In passato al grande sacrificio di chi faceva la stagione corrispondeva una retribuzione economica adeguata, per lo meno coerente col costo della vita: oggi non è così, e in molti preferiscono lasciar perdere, e dedicarsi ad altro, allo studio o al divertimento ed al relax».

                Non meno dura l’analisi di Zangolli, della Cisl: «A fine stagione gli uffici dei sindacati si riempiono di giovani che si rivolgono a noi per vertenze nei confronti dei loro datori di lavoro: c’è chi non ha ricevuto lo stipendio, chi non si è visto corrispondere gli straordinari. Qui non è questione di flessibilità, ma di rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori. Logico che la voce circoli e che i giovani dicano no a queste occasioni. Se il turismo apuano vuole davvero decollare – è il commento di Zangolli – deve superare questa realtà, se si vuole fare impresa bisogna darsi metodi e mentalità industriali, regolarizzare, rispettare i diritti, fare formazione…».

                Umberto Sarto, dell’associazione Confcommercio, è convinto che il problema non sia gravissimo, ma introduce un’altra questione: quella della “stagione sì, ma non qui”. «Fermo restando che chi davvero ha bisogno di lavorare accetta praticamente qualsiasi impiego e che l’sos “mancanza del lavoro estivo” non è grave come si è detto negli ultimi giorni – dice Sarto -, confermo che molte aziende e molti operatori hanno difficoltà a trovare personale. Bisogna però capire perché si fatichi in questo senso proprio in una zona turistica, oltretutto sede di uno degli istituti alberghieri più qualificati d’Italia. Il problema è che la stagione nella nostra zona è “ristretta”, e chi ha le qualifiche per lavorare nel settore turistico scavalca Massa Carrara e va a lavorare altrove, dove l’estate non dura due mesi e mezzo, ma quattro mesi, e dove gli stimoli e le possibilità di accrescere la propria formazione professionale è maggiore. Ci saranno sicuramente tanti disoccupati non disposti a lavorare nottetempo come pasticceri o panificatori, ma il problema di fondo non è questo, e neppure la scuola poco calata nella realtà locale: le scelte turistiche locali dovrebbero subire un’inversione di tendenza tale da consentirci di avere strutture e personale più qualificato e stagioni più lunghe».