Marzo, consumi in frenata

26/05/2003




              Sabato 24 Maggio 2003
              Marzo, consumi in frenata

              L’Istat ha registrato una flessione globale delle vendite pari allo 0,2% rispetto al mese precedente


              ROMA – I consumi continuano a ristagnare. In marzo, il valore corrente delle vendite al dettaglio ha fatto registrare un incremento dello 0,8% appena su base annua. E una flessione dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente.
              A pagare il pedaggio più salato al rallentamento delle vendite al dettaglio sono state le regioni meridionali, dove l’aumento tendenziale si è limitato allo 0,2% appena (con un calo dello 0,9% per il non food). Ma anche nelle regioni centrali la situazione è piuttosto pesante, con un incremento che non va oltre un pallido 0,4%. Un po’ meglio al Nord, che complessivamente spunta un aumento dell’1,1%: ma è soprattutto il nord-ovest a tirare (+1,5%), mentre sul versante orientale la variazione è molto più contenuta (+0,5%). Sempre nel marzo 2003, sono stati solamente gli alimentari (+3,1%) ad impedire che il risultato complessivo assumesse contorni ancor più insoddisfacenti.
              I non alimentari al contrario hanno accusato una diminuzione dello 0,9% con punte molto superiori per il "sistema moda" (le vendite di abbigliamento sono scese del 2,3%, quelle di calzature del 2%). Tutti i gruppi merceologici, del resto, sono stati caratterizzati da diminuzioni tendenziali più o meno accentuate, con la sola eccezione dei supporti magnetici, che sono riusciti a spuntare un marginale incremento dello 0,1 per cento Come al solito, la grande distribuzione (+3,2%) è quella che mette in mostra una situazione più brillante, mentre le imprese che operano su piccole superfici hanno dovuto fare i conti con un rallentamento piuttosto sostenuto (-1%). Nell’ambito della grande distribuzione, i risultati migliori sono stati conseguiti da supermercati (+3,8%) e ipermercati (+3,6%), mentre i grandi magazzini (-5%) e gli "specializzati" (-0,6%) hanno subito delle diminuzioni.
              Per quanto riguarda la dimensione delle imprese a marzo le vendite hanno registrato una flessione tendenziale dell’1,1% nelle piccole imprese (fino a 2 addetti) e dell’1,5% nelle medie imprese (con un numero di addetti tra 3 e 5), mentre le grandi imprese (almeno 6 addetti) sono state caratterizzate da una crescita del 2,5 per cento.
              Nell’ambito di queste ultime, le vendite delle imprese con 6-9 addetti sono aumentate dell’1,8%, in quelle con 10-19 addetti sono diminuite dello 0,2% e in quelle con almeno 20 addetti sono aumentate del 3,6 per cento. Sul risultato di marzo ha pesato anche la diversa collocazione delle festività pasquali.
              Nel mese di marzo 2003 il numero medio dei giorni di apertura dichiarati dalle imprese al dettaglio è risultato pari a 25,4; in particolare, gli esercizi della grande distribuzione sono rimasti aperti, in media, per 25,7 giorni, mentre le imprese operanti su piccole superfici sono rimaste aperte per 25,2 giorni. Rispetto al mese di marzo 2002 gli esercizi commerciali al dettaglio sono rimasti aperti al pubblico mediamente 0,3 giorni in meno.
              Questo risultato è dovuto alla flessione di 0,4 giorni registrata dalle imprese della grande distribuzione e a quella di 0,1 giorni delle imprese operanti su piccole superfici. Nei primi tre mesi del 2003 le vendite sono comunque cresciute del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2002, con una punta del 4,6% per gli alimentari e un minimo dello 0,6% per gli altri settori. Tra gennaio e marzo le vendite delle piccole imprese hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2002, una crescita dello 0,3 per cento, mentre le vendite delle medie e delle grandi imprese hanno mostrato incrementi pari, rispettivamente, allo 0,5 e al 3,8 per cento.

              ELIO PAGNOTTA