Marzano-sindacati, obiettivo Dpef

12/03/2003



Mercoledí 12 Marzo 2003

ITALIA-POLITICA


Marzano-sindacati, obiettivo Dpef

Politica industriale – Il ministro: l’Italia ha la bronchite, non l’alzheimer


ROMA – Una scadenza temporale: il Documento di programmazione economica e finanziaria. Due linee di intervento da inserire, appunto, nel Dpef: creazione di nuovi Osservatori di settore (sul meccanico, telecomunicazione, agroalimentare); rilancio della politica di fattori attraverso incentivazioni soprattutto su innovazione e ricerca. Ma le priorità restano anche la politica energetica e i rapporti tra mondo del credito e imprese. Sono questi i primissimi passi del tavolo che il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, ha aperto con i tre sindacati in attesa di incontrare anche Confindustria. L’appuntamento di ieri si è aperto con la rassicurazione di Marzano: «L’industria italiana ha una bronchite congiunturale ma non l’alzheimer». È bastato citare alcuni dati per dare sostanza alla sua affermazione: «Quando nascono 100mila nuove imprese – ha spiegato Marzano – quando si riduce la disoccupazione, quando si nota un risveglio del Sud, quando ci sono piccole e medie imprese che sono delle multinazionali, quando non c’è fuga di cervelli perché solo il 2% va all’estero e l’inflazione media 2002 è più bassa di quella media del 2000, non si può parlare di un sistema in declino industriale. Serve invece accrescere la competitività». Il ministro ha anche individuato i punti deboli: «Poche infrastrutture, poca ricerca, molta burocrazia, mercato del lavoro rigido, informatizzazione insufficiente, formazione inefficace. Occorre su questi punti intervenire con politiche orizzontali e settoriali». Il sindacato, impegnato anche nel tavolo di trattativa con Confindustria, chiede però primi passi concreti. «Il Governo – ha commentato durante la riunione Franco Lotito, segretario confederale Uil – deve prendere atto che la crisi c’è ed è pesante, e richiede interventi decisi». A insistere nel fissare una scadenza temporale è stata la Cisl, con il segretario confederale Giorgio Santini: «Il confronto deve avere degli obiettivi precisi, anche in vista del prossimo Dpef». Proposta sulle pensioni. Intanto anche sulle pensioni Cgil, Cisl e Uil lavorano a una proposta unitaria. Oggi c’è una nuova riunione dei tre sindacati per mettere a punto il documento e una lettera da inviare al Governo con la richiesta di un incontro. Sostanzialmente sono due i punti messi all’indice dalle confederazioni: decontribuzione e trasferimento obbligatorio del trattamento di fine rapporto (Tfr) ai fondi pensione. Sul primo, i sindacati obiettano che si aprirebbe un problema di sostenibilità finanziaria per i conti dell’Inps. In alternativa, le tre confederazioni propongono la riduzione del costo del lavoro attraverso la leva fiscale. Strada sbarrata anche sul trasferimento obbligatorio del Tfr ai fondi: secondo Cgil, Cisl e Uil si metterebbe in discussione la libertà di scelta del lavoratore. In questo caso l’alternativa è l’introduzione del silenzio-assenso, cioè di un meccanismo che salvaguardi il diritto di adesione e informazione del lavoratore. «Tra l’altro – spiega Beniamino Lapadula, responsabile del Welfare della Cgil – ci sono profili di incostituzionalità su questa norma. La Consulta ha infatti sempre considerato il Tfr come salario differito: disporne per legge un trasferimento obbligatorio aprirebbe il varco a ricorsi infiniti». Anche la parità tra fondi aperti e chiusi viene contestata: per i sindacati si può riconoscere solo se le regole di governance sono le stesse.
LINA PALMERINI