Marzano, pressing sul commercio

07/09/2004


            martedì 7 settembre 2004

            Sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 15
            L’EMERGENZA DEI PREZZI • Il ministro delle Attività produttive chiede più concorrenza ed esorta Regioni ed enti locali ad accelerare le liberalizzazioni
            Marzano, pressing sul commercio
            Sul tappeto l’apertura festiva dei negozi, orari meno rigidi, sblocco dei saldi e nuove stazioni di carburanti Reazioni contrastanti alle proposte ma giudizi concordi sulla necessità di un accordo complessivo

            NICOLETTA PICCHIO

            ROMA • Puntare su una maggiore concorrenza, per fronteggiare l’emergenza prezzi. È il messaggio che il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, ha lanciato ieri alle Regioni e agli enti locali. Secondo il ministro, per contenere il carovita, una maggiore liberalizzazione del commercio è l’arma migliore. Ed ha messo sul tavolo una serie di proposte: apertura domenicale e festiva dei negozi, lo sblocco dei saldi, che ora sono limitati a precisi periodi dell’anno.

            E poi ancora una liberalizzazione degli orari e la possibilità per i centri commerciali di collocare gli impianti di distribuzione dei carburanti nei propri spazi.

            L’incontro era obbligato: la regolamentazione del commercio è infatti di competenza regionale. Quindi il ministro ha convocato il tavolo per una prima istruttoria su problemi e disponibilità. Ma è solo un tassello del percorso che dovrebbe portare alle decisioni finali del Governo per tenere a freno i prezzi.

            Già ad agosto Marzano aveva visto la grande distribuzione, ieri c’è stato il colloquio con le Regioni, successivamente è in programma un nuovo confronto con i commercianti per approdare infine a Palazzo Chigi, coinvolgendo il ministro dell’Economia e la Presidenza del Consiglio. Sia la grande distribuzione, sia Regioni ed enti locali, chiedono una strategia complessiva da parte dell’Esecutivo, che coinvolga anche la produzione. Va coinvolta tutta la filiera, hanno rimarcato ieri alcuni assessori. E soprattutto il Governo dovrà riuscire a far muovere le Regioni nella stessa direzione.

            Alcuni ieri si sono dimostrati più disponibili, altri più freddi. «È necessario un coordinamento nazionale tra Regioni e Governo sul carovita, che impegni ogni Regione senza isolamenti, con azioni uniche», ha detto l’assessore della Campania per il commercio, Gianfranco Alios. «Dobbiamo ottenere un calo dei prezzi in tempi ragionevoli, con accordi anche con la grande distribuzione, andremo avanti anche con altri incontri», ha continuato. Disponibile anche Gilberto Pichetto, assessore al Bilancio, industria e lavoro del Piemonte: «Dobbiamo adeguare le regole all’apertura dei mercati che si è accentuata dopo l’introduzione dell’euro. Sono utili interventi per rendere più trasparente la filiera, garantendo l’indicazione corretta dei prezzi, dell’etichettatura, delle offerte promozionali», ha detto Pichetto.

            Perplessa invece l’assessore al commercio del Comune di Roma, Daniela Valentini: «Manca una vera strategia e una politica di sistema che prenda in considerazione tutta la filiera, a partire dalla produzione», ha affermato.

            Marzano ha rilanciato ieri l’idea di un paniere di beni più diffusi tra le classi di reddito più basse, da tenere in particolare sotto controllo. «L’inflazione italiana è sotto la media Ue, preoccupano alcuni beni importanti per alcune categorie di cittadini», ha spiegato Marzano. Ma secondo alcuni uffici studi, come ad esempio Prometeia, questa dintinzione non funziona: «L’inflazione non appare alta per i prodotti legati a famiglie dal reddito medio-basso. Piuttosto le voci che crescono sono i servizi, meno pesanti per il bilancio di una famiglia monoreddito», dice la ricercatrice Stefania Tomasini. Analoga la riflessione di Giuseppe Carbonaro, docente di statistica economica all’Università La Sapienza di Roma: «Un paniere legato a certi prodotti acquistati di più da determinate fasce sociali deve essere concordato tra le parti sociali, può essere uno strumento per affinare la rilevazione sui prezzi, ma la sua funzione è di eclusiva misurazione».