Martino: contro di me solo accuse pretestuose

26/03/2002

 
 
IL CASO
Il ministro: il sindacato è democratico. Sacconi: mai parlato di connivenza con il terrorismo

Martino: contro di me solo accuse pretestuose
          Il sottosegretario: la Cgil deve aiutare a fare muro contro l´eversione
          "Utilizzate le mie dichiarazioni per interrompere il confronto col governo"

          SILVIO BUZZANCA


          ROMA – Prima le bordate contro la Cgil, le accuse di ambiguità nella lotta al terrorismo. Poi, la retromarcia. Il riconoscimento che il sindacato «rappresenta componente esclusiva e fondamentale di una democrazia libera». O la smentita: «Non ho mai accusato la Cgil di connivenza con il terrorismo, non mi sarei mai permesso di fare una cosa del genere ed è una cialtronata quello di ipotizzarlo. Antonio Martino, ministro della Difesa, e Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare hanno cercato di mettere una pezza ai guasti provocati da un articolo pubblicato sulla "Sicilia" di Catania e da un´intervista concessa alla "Stampa". Ma ormai il danno era fatto. Quelle frasi del ministro sul bisogno di garantire la legalità costituzionale minacciata dalla Cgil erano già sul tavolo di tutti gli interessati. Ed erano lette insieme con quelle del sottosegretario sulle collusioni e le ambiguità della Cgil rispetto alle zone di confine che in qualche maniera hanno rapporti con i terroristi.
          Accuse pesanti che hanno provocato reazioni pesanti. A cominciare dalle denunce di Cofferati. Ma soprattutto hanno fatto saltare l´incontro di oggi fra governo e sindacato. A nulla sono valse le rettifiche del ministro della Difesa e del sottosegretario. Martino si è premurato di fare sapere, da liberale, che «il sindacato rappresenta componente esclusiva e fondamentale di una democrazia libera». Il ministro ricorda poi che non ha parlato di contiguità e ambiguità fra sindacato e terroristi, sottolinea che il governo attribuisce enorme importanza al dialogo con le parti sociali. Una linea seguita da Sacconi che ha precisato di non avere pensato mai alla connivenza fra Cgil e terrorismo. Anzi, dice il sottosegretario, c´è «il «bisogno come negli anni ´80, che le parti sociali svolgano un ruolo attivo in quanto hanno il controllo del tessuto sociale dove possono nascondersi comportamenti che cercano di riprodurre dinamiche terroristiche».
          Parole che dovevano riportare il sereno. Ma l´obiettivo non è stato raggiunto. Anche perché le precisazioni dei due uomini di governo, in qualche maniera, finivano per confermare la sostanza delle affermazioni che avevano scatenato la bufera. Martino, per esempio, spiega che le «considerazioni sulla manifestazione di Roma erano dettate dalle anomalie rappresentate dalla straordinaria prova di forza esibita da un sindacato non solo nei confronti del governo, ma anche dell´opposizione parlamentare e degli altri sindacati esclusi dalla partecipazione alla manifestazione stessa».
          Alla fine, per Martino, l´anomalia della Cgil, rimane. Anzi, conclude il ministro, «inutile aggiungere che trovo pretestuoso da parte dei sindacati individuare nelle mie opinioni, evidentemente non condivise, una giustificazione per interrompere il confronto con il governo a danno dei lavoratori che sostengono di rappresentare». Sacconi, intanto, insiste sulle «aree dell´ambiguità, radicali ed estreme, che sembrano non stare né con lo Stato, né con le Br, verso le quali a mio avviso il sindacato confederale deve alzare un muro robusto. E allo stesso tempo può dare un grande aiuto al contrasto del terrorismo segnalando situazioni anomale».