Marr in Borsa valuta acquisizioni

07/06/2005
    martedì 7 giugno 2005

    FINANZA E MERCATI – pagina 35

      IPO • Al via l’offerta per l’azienda che promette una crescita del 10% l’anno In cassa 22 milioni per lo shopping
      Marr in Borsa valuta acquisizioni
      Per l’azionista Cremonini plusvalenza di almeno 50 milioni Partite anche le sottoscrizioni per Banca Italease

      SIMONE FILIPPETTI

      MILANO • Marr apre le sottoscrizioni e pensa già a una prossima acquisizione. Ieri è partita, a braccetto con Banca Italease, altra Ipo in arrivo, l’offerta pubblica ( che si chiuderà il 15 giugno) della futura matricola controllata dal Gruppo Cremonini. Gruppo di cui l’azienda di foodservice è l’asset più ghiotto: « Il valore è in Marr » titolava un report di Centrosim su Cremonini, alcune settimane fa. In effetti la società guidata da Ugo Ravanelli ha dalla sua un business, quello della distribuzione alimentare, solido: Marr, inoltre, cresce a ritmi del 10% all’anno e assicura di farlo anche nei prossimi anni.

      Senza praticamente concorrenti — il competitor diretto in Italia è cinque volte più piccolo — Marr promette dividendi stabili nei prossimi anni e una crescita costante. « Con un payout di circa il 90% — nota un operatore — l’azienda assomiglia a un utility del settore alimentare » . Un settore sì dipendente dai consumi, e quindi ciclico, ma comunque in espansione: dal 2002 al 2004 Marr ha moltiplicato cinque volte gli utili, da 4,1 a 19,2 milioni, con ricavi saliti da 665 a 794 milioni e un margine operativo lordo stabile intorno al 6,5% del giro d’affari.

      La strategie dell’azienda è di concentrarsi sull’Italia ( c’è una filiale in Spagna la cui attività è poco significativa): il mercato della ristorazione nel Belpaese vale 58 miliardi, di cui 15 è la parte delle materie prime, quelle che Marr vende a ristoranti e alberghi. « Oggi il 30% degli italiani consuma pasti fuori casa— ha spiegato l’ad Ugo Ravanelli — contro una media europea del 35% e un tasso del 50% per gli Stati Uniti » . Spazi per crescere ancora ce ne sono, e senza ricorrere al debito. Marr ogni anno produce abbondante liquidità ( 28 milioni nel 2004) e il piano industriale dei prossimi cinque anni si basa sull’autofinanziamento. Non a caso il rapporto tra debito e margine operativo lordo è di appena 0,2 volte: tra i debiti figura anche un finanziamento da 40 milioni, ma ora ridottosi a 22 milioni, che Marr intende utilizzare per fare acquisizioni, ma non nel settore bevande. « Stiamo guardando a quattro aziende. Con 22 milioni si possono comprare circa 100 milioni di fatturato » ha detto Ravanelli. Nel frattempo i primi mesi del 2005 sono cresciuti ancor più delle stime: + 12,5% i ricavi, meglio del 10% stimato sull’intero anno.

        In attesa di conoscere il prezzo di quotazione, Cremonini, che scenderà post Ipo dal 66% al 51% con un’opzione per risalire al 54 55%, può comunque festeggiare. Marr risulta in carico a 1,12 euro per azione, per un controvalore totale di quasi 49 milioni. Anche nell’ipotesi di un collocamento al prezzo più basso della forchetta, a 6 euro per azione, per il gruppo guidato da Vincenzo Cremonini la plusvalenza, in caso di esercizio integrale della greenshoe, sarebbe di poco meno di 50 milioni. Ma proprio il prezzo di collocamento, fa notare l’analista di una banca d’affari milanese, « sarà un fattore determinante: una capitalizzazione sopra i 450 470 milioni rischierebbe di farne un’Ipo cara » . Una valutazione intorno alla metà della forchetta comunicata, 6 7,8 euro, è ritenuta dai broker il prezzo più corretto per assicurare upside dopo la quotazione. Intanto ieri si sono aperte anche le sottoscrizioni di Banca Italease a un prezzo massimo di 9,6 euro, ma per l’istituto il collocamento sarà lampo e si chiuderà tra due giorni.