Marr fa volare Cremonini

07/04/2003



            Sabato 05 Aprile 2003
            FINANZA E MERCATI
            Marr fa volare Cremonini (+6,8%)

            Il titolo s’impenna in Piazza Affari su voci di vendita imminente di una partecipazione del 30-35% della controllata


            MILANO – La Borsa scommette su Cremonini. Potrebbe essere infatti in dirittura d’arrivo la cessione di una quota della controllata Marr . Almeno questo è quello che ieri ha fiutato il mercato, facendo registrare al titolo un balzo del 6,82% a 1,06 euro per azione. Da mesi si attendeva il closing per la vendita del 30-35% della società di distribuzione alimentare controllata da Cremonini. Ora l’operazione potrebbe essere alle battute finale: così sostengono fonti di mercato secondo le quali il deal potrebbe chiudersi nei prossimi giorni. La scorsa estate il gruppo italiano, leader nella produzione di carni bovine, aveva annunciato l’intenzione di dismettere una parte della controllata Marr per abbattere sensibilmente il "gearing", ovvero il rapporto tra patrimonio netto e debito, attualmente 3 volte il patrimonio netto. Una priorità più volte indicata dal management, per riuscire ad ottenere un rating da investment grade: minimo "Baa3" per Moody’s e "Bbb-" per Standard and Poor’s. «E’ nei nostri piani, lo ritengo indispensabile» aveva ripetuto anche recentemente Giovanni Barberis, direttore finanza del gruppo Cremonini. L’operazione di collocamento privato, curata da Rothschild, secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, avrebbe registrato l’attenzione di diversi fondi di private equity. Erano stati fatti alcuni nomi, che non avevano tuttavia trovato conferma ufficiale. Si tratterebbe del fondo di private equity americano Vestar capital partner IV, Barclays private equity – lanciato lo scorso giugno – e Arca impresa. Il nodo delle trattative si sarebbe concentrato sulla valutazione della quota Marr. Nel "term sheet" elaborato a settembre dall’amministratore delegato Vincenzo Cremonini, si avanzava un prezzo indicativo tra i 120 e il 130 milioni di euro. Il titolo da ieri è tornato a correre, dopo un periodo di pesanto ribassi anche a causa dei timori legati all’eurobond – in tutto 130 milioni di euro – emesso nel ’98, con scadenza a 5 anni. Data la coincidenza tra la restituzione del prestito obbligazionario e il possibile closing per Marr, il mercato temeva che potressero sorgere dei problemi sul rimborso del bond nel caso in cui le trattative si fossero prolungate. Un insieme di fattori che ha fortemente penalizzato il titolo, dimezzando in un anno il suo valore (-40,7%). Ma a fine febbraio, Cremonini ha fugato ogni dubbio rimborsando interamente il prestito attraverso l’utilizzo di una parete della normale finanzia disponibile. Cremonini è leader in Italia nella vendita ai foodservice e a domicilio, con 18 centri di distribuzione, cinque cash & carry, 1.400 addetti. Nel 2002 il bilancio della società è tornato in nero, dopo il rosso dell’esercizio precedente. In particolare, l’utile netto consolidato è ammontato a 2,5 milioni di euro (rispetto ai 13,5 milioni di perdite del 2001), mentre i ricavi totali consolidati sono saliti del 16,4% a 1,58 miliardi di euro. L’Ebitda inoltre si è attestato a 107 milioni (+25,3%) mentre l’Ebit a 53,2 milioni (+43,2%). L’assemblea degli azionisti, convocata il 26 aprile, dovrà approvare oltre al bilancio anche la proposta di un dividendo pari al 2% del valore corrente del titolo (0,0206 euro per azione), che sarà messo in pagamento il 22 maggio (con stacco cedola il 19 maggio). Il monte dividendi complessivo ammonta a circa 2,6 milioni di euro.
            SIMONE FILIPPETTI
            ANNA ZAVARITT