Maroni: vedo più spazi per il dialogo

22/04/2002





Il ministro del Welfare ottimista sulla ripresa del confronto: «L’articolo 18 è un tema marginale, ma utile per creare l’occupazione»
Maroni: vedo più spazi per il dialogo
Parisi: «Fissiamo insieme la nuova agenda del negoziato» – Pezzotta: «Non voglio fare la fine dei frati francescani di Betlemme»
(DAL NOSTRO INVIATO)

MODENA – È possibile che riprenda il dialogo sociale e si trovino degli accordi sui nodi che finora lo hanno bloccato? Forse sì. Roberto Maroni, ministro del Welfare, è ottimista. «Vedo segnali positivi – ha detto ieri al convegno di commemorazione di Marco Biagi – vedo la possibilità di trovare quell’accordo finora impossibile. Alla ripresa del confronto, dopo il primo maggio, potremo fare cose positive». Maroni ha espresso una buona dose di ottimismo, considerando che ancora restano tutti i motivi della rottura dei mesi scorsi. Ma ha indubbiamente riflesso il clima di grande disponibilità emerso in questa giornata di studi. Tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito hanno espresso una piena disponibilità a confrontarsi e a discutere i temi aperti. Restano i motivi delle divisioni, le incomprensioni, soprattutto idee molto diverse sui metodi da seguire per cogliere questo obiettivo. Ma già la voglia di discutere e confrontarsi è importante. Governo, Confindustria, Confcommercio, Cisl, Uil tutti si sono detti pronti a riannodare il filo del dialogo. Mancava la Cgil, è vero. Anzi, Sergio Cofferati, presente in mattinata alla commemorazione di Marco Biagi, ha lasciato Modena sembra contrariato per dei giudizi espressi dal primo collaboratore di Biagi, Michele Tiraboschi. Ma, anche considerando questa assenza, la qualità del dialogo espressa ieri, i motivi indicati come determinanti per la prosecuzione del confronto, tutto ciò rappresenta motivo di ottimismo. Per aiutare la realizzazione di questo dialogo Maroni ha detto due cose importanti. La prima è che il Governo, se le parti sociali riannodano il dialogo, è disponibile a mettere sul tavolo «le risorse necessarie per accompagnare il processo di innovazione». La seconda, che occorre discutere di tutte le cose contenute nel Libro bianco, che sono tante, al punto che la modifica dell’articolo 18 è solo «assolutamente marginale nel complesso della riforma». Un’affermazione che non cambia la sostanza del dialogo, tanto è vero che il ministro ha confermato tutti i punti del Libro bianco e della delega, come del resto prima di lui aveva fatto il sottosegretario Maurizio Sacconi, ma che è stata sufficiente perché Tiziano Treu ed Enrico Letta, esponenti dell’opposizione, vi vedessero un segnale importante. Intanto, come ha detto il ministro, si lavora a ipotesi diverse per mettere a punto la riforma degli ammortizzatori su cui si aprirà un tavolo tra Welfare ed Economia per riuscire a trovare i fondi necessari. Si lavora sempre sull’ipotesi di rafforzare l’indennità di disoccupazione nella durata (12 mesi) e nell’entità (60%) mentre per il futuro si pensa a nuovi ammortizzatori autofinanziati da imprese e lavoratori (vedi anche Sole 24 Ore dell’11 aprile). Una disponibilità importante sulla via del dialogo è venuta da Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, che ha escluso vi sia contraddizione tra l’impegno per la competitività delle imprese, lo sviluppo sociale e l’equità sociale. «L’impresa – ha detto – ha un ruolo sociale fondamentale, è un soggetto sociale». Il punto, ha aggiunto, è che occorre cambiare il modello di relazioni industriali. Quello attuale, ha spiegato, «è nato per dirimere e regolare i conflitti, ma se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Lisbona dobbiamo rompere la logica del conflitto ed entrare nella logica della condivisioone degli obiettivi. Ora – ha aggiunto – ci sono solo pistole sul tavolo, dobbiamo ridare fiducia alle parti sociali. Nessuno cerca un modello che consenta di licenziare, ma oggi investiamo in capitali fissi più di qualsiasi altro Paese europeo». Parisi ha detto che le parti sociali possono raggiungere gli obiettivi che si sono dati, ma innovando. Un esempio, gli enti bilaterali. Maroni aveva detto che andava dato loro un ruolo maggiore: Parisi ha condiviso questa necessità, a patto però, ha detto, «che si orientino allo sviluppo e alla crescita e il tutto non finisca per essere pura gestione di risorse». Una richiesta di cambiamento che non ha trovato restio il sindacato. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, e Fabio Canepa, segretario confederale Uil, non si sono sottratti al cambiamento in nome della realizzazione di obiettivi occupazionali elevati. A patto però che ci si accordi sul metodo. Occorre, ha detto Pezzotta, che ci si interroghi sui motivi che hanno condotto allo sciopero generale. A suo avviso il sistema della concertazione, fondato sul consenso, non è superato. «Se dialogo sociale è quello sperimentato – ha detto – che Dio ce ne scampi. Se i modelli sono Thatcher e Reagan, ognuno ha le sue icone, a me quelle non piacciono. Poi, non vorrei fare la fine dei frati francescani di Betlemme: da una parte c’è Sharon, dall’altra Arafat, e le cannonate le prendo io». Pezzotta ha ricordato che la Cisl era pronta a dialogare per due mesi cercando l’accordo, ma qualcuno ha «sfilato» il tavolo stesso. Adesso, ha detto, se vogliono riprendere il confronto, occorre mettersi d’accordo sulle regole. Le modifiche all’articolo 18, sono un errore e «correggere un errore – ha detto – non è debolezza»: E poi non escludere prioritamente nessuno. «Poi – ha aggiunto – se qualcuno si sottrae, si sottrae». Una posizione appoggiata anche da Sergio Billè. Il presidente di Confcommercio ha chiesto ai sindacati di accontenarsi di un semplice «accantonamento» dell’articolo 18, al Governo di mettere sul tavolo delle idee nuove.

Massimo Mascini
Sabato 20 Aprile 2002