Maroni va a settembre

28/07/2003



        Lunedí 28 Luglio 2003


        Maroni va a settembre


        Occorrerà attendere settembre per conoscere il destino della riforma delle pensioni. Solo dopo la pausa estiva il ministro Roberto Maroni riavvierà il confronto con le parti sociali sulle modifiche da apportare alla delega attualmente all’esame del Senato. Il Governo ha infatti deciso di rafforzare il Ddl-Maroni optando però, alla fine di un braccio di ferro all’interno della maggioranza, per un percorso soft: nessun intervento diretto sulle "anzianità" e nessun inserimento di nuove misure strutturali nella prossima Finanziaria (come chiedeva la Lega); provare a varare una riforma più incisiva ma con la massima coesione sociale (come chiedevano An e Udc).
        Di qui il rinvio a settembre della partita. Anche se alcuni elementi appaiono già certi: il Governo è intenzionato a modificare la delega Maroni ricorrendo a nuove restrizioni sugli "statali" (e, forse, sugli "autonomi") e, con tutta probabilità, all’estensione a tutti i lavoratori del metodo di calcolo contributivo. Contemporaneamente dovrebbe scattare una stretta sulle false invalidità e dovrebbe anche essere introdotto un contributo di solidarietà sulle pensioni più "ricche". E non ancora del tutto accantonata è l’ipotesi di un semi-blocco delle finestre di uscita dei trattamenti di "anzianità". Ma l’Esecutivo dovrà fare i conti con i sindacati. Che minacciano di scioperare contro eventuali interventi strutturali e continuano a chiudere al Governo di accogliere le loro proposte di modifica alla delega: eliminazione della decontribuzione e trasformazione da obbligatorio a volontario dell’uso del Tfr per la previdenza complementare.
        L’iter della delega. Il Ddl delega è stato presentato da Maroni, dopo un primo confronto con le parti sociali, a Natale del 2001. Il provvedimento ruota attorno a cinque misure cardine: incentivi per favorire la permanenza in attività dei lavoratori in possesso dei requisiti di "anzianità"; liberalizzazione dell’età pensionabile; decontribuzione di almeno tre punti sui neo-assunti; uso del Tfr per la previdenza integrativa e parità tra fondi pensione chiusi e aperti; certificazione dei diritti acquisiti. All’inizio di quest’anno, dopo oltre un anno di lenta navigazione, il testo è stato approvato dalla Camera con alcune modifiche rispetto alla versione varata dal Governo. Una volta passato al senato il Ddl delega si è però nuovamente fermato e continua ad essere da mesi al vaglio della commissione Lavoro.
        Le prossime tappe. L’iter parlamentare dovrebbe sbloccarsi a settembre in coincidenza con la ripresa del confronto tra Governo e parti sociali. Confronto che, nelle intenzioni dell’Esecutivo, dovrebbe sfociare in un emendamento da introdurre alla Delega in cui far confluire i nuovi "correttivi" strutturali.

        M.ROG.