Maroni: tavolo con le parti sociali

17/11/2003




      Sabato 15 Novembre 2003


      Maroni: tavolo con le parti sociali


      DAL NOSTRO INVIATO

      VENEZIA – «Dalla prossima settimana apriremo un tavolo di confronto con tutte la parti sociali su questi temi. Lo facciamo su loro richiesta, ed è un fatto positivo. Per molto tempo abbiamo navigato in solitario. Ci seguivano associazioni di imprenditori come Anima o Sodalitas. Ora notiamo che c’è un crescente interesse anche da parte del sindacato. E, se prima venivano delegati gli esperti, adesso anche i segretari stanno attenti al tema». Roberto Maroni, ministro del Welfare e padrone di casa alla Fondazione Cini, scelta come sede per la conferenza europea sulla responsabilità sociale, non nasconde l’importanza di una visione condivisa dell’approccio alla questione. «Anche se l’impresa è al centro – spiega – non può fare tutto da sola. Noi proponiamo di fare una strada insieme. È importante la presenza di tanti rappresentanti di governo. Le istituzioni pubbliche devono guidare lo sviluppo della responsabilità sociale. La tentazione che non si deve avere è quella di regolamentarla con leggi vincolanti e obbligatorie. Se facessimo così non andremmo da nessuna parte: dobbiamo garantire l’assoluta volontarietà delle azioni di Csr». E per sottolineare la natura di scelta non forzata, Maroni boccia, ancora una volta e senza appello, la Regione Toscana. «Guardiamo con preoccupazione – dichiara – le iniziative di alcune Regioni che privilegiano negli appalti pubblici le aziende che dispongono di determinati strumenti, come per esempio la Sa8000. Intanto perché è una certificazione parziale, che prende in considerazione solo alcuni aspetti, e poi perché riteniamo che questo sia un modo per distorcere il mercato. Anzi, mi auguro che le aziende che si sentono danneggiate da questo esempio si rivolgano alla Corte europea di giustizia per vedere riconosciuti i loro diritti. Noi non possiamo farci nulla». Sul meccanismo di premio Maroni avanza ancora qualche dubbio. «Stiamo studiando sgravi fiscali – dice – ma abbiamo anche chiesto al commissario Monti di aiutarci a capire quali incentivi si possano usare legittimamente, senza incorrere in problemi di mercato della concorrenza», mentre sui fondi etici l’impegno del ministro resta solido. «Vogliamo incentivare la creazione di fondi pensione etici, e sono sicuro che prima o poi ci saranno, sul modello di quelli inglesi». Si tratta di una misura, contenuta nella riforma previdenziale in fase di approvazione che permetterà di smobilizzare il Tfr maturando e immetterlo nel mercato dei fondi pensione integrativi. Secondo Maroni, in questo modo si creerebbero risorse per un importo di circa 13 miliardi di euro all’anno.

      S.SA.