Maroni: sulle pensioni pronti a trattare

11/09/2003



        Giovedí 11 Settembre 2003

        WELFARE


        Maroni: sulle pensioni pronti a trattare

        Conti e Welfare – Il ministro: «Nelle prossime ore vedrò sindacati e Confindustria, sono disponibile a un confronto approfondito»

        MARCO ROGARI


        ROMA – «Nei prossimi giorni o forse addirittura nelle prossime ore» scatterà il confronto tra Governo e parti sociali sulla riforma delle pensioni. Ad annunciarlo è il ministro del Welfare Roberto Maroni. Che, mentre prende sempre più quota l’ipotesi di un condono previdenziale, apre al dialogo mandando messaggi concilianti anzitutto ai sindacati: le loro preoccupazioni «avevano qualche fondamento» perché «nella maggioranza c’erano voci diverse», ma oggi tutto questo è stato «superato dalla proposta del Governo» su cui ora sarà possibile discutere. E Maroni manda segnali distensivi anche al presidente di Confindustria, Antonio D’Amato: «Ci sono certo opinioni diverse su cui si può aprire un confronto più in profondità e nel dettaglio». Ma a scanso di equivoci il ministro ribadisce di non essere disposto a discostarsi dalla linea tenuta fino ad oggi: «la riforma delle pensioni non può essere utilizzata per fare cassa», le risorse da destinare allo sviluppo devono arrivare da «tagli ai privilegi». E da Umberto Bossi arriva un nuovo affondo: «Sulle pensioni non molliamo.
        La Lega ha fatto un battaglia di chiarezza» per difendere i trattamenti dei lavoratori del Nord.
        E – minaccia il leader del Carroccio – se necessario, siamo disposti «a rifare quello che fece nel ’95». Anche se aggiunge: «Il Berlusconi di allora non è quello di oggi». Bossi, insomma, rivendica come un successo l’aver evitato che le misure sulla previdenza finissero in Finanziaria e che si toccassero i trattamenti di anzianità. Ma la partita sulle pensioni potrebbe non essere del tutto chiusa. Per questo Bossi rilancia: «Il miele attira le mosche bianche – afferma Bossi – a ogni giro con periodicità ritornano. Credo che vedremo i partiti di Roma, due dei quali sono nella maggioranza – prosegue il leader del Carroccio riferendosi ad An e Udc – tornare a caccia dei soldi del Nord per tener viva la vecchia pratica assistenzialistica».
        La riforma. Il progetto del Governo sarà definito in uno dei due documenti che la maggioranza sta mettendo a punto. Tre i paletti: super-incentivi per favorire la permanenza in attività degli "over 57"; accelerazione della "Dini" per superare le "anzianità" ma solo dal 2008; sviluppo della previdenza complementare con l’uso del Tfr. Salirà poi al 19% l’aliquota dei co.co.co. e ci dovrebbero essere una stretta sulle false invalidità e un intervento soft sugli statali. Possibile un contributo di solidarietà sulle pensioni ricche.
        Il condono. Prende sempre più quota il condono previdenziale da agganciare alla Finanziaria. Per Luca Volontè (Udc) il condono potrebbe "valere" potenzialmente intorno ai 20-25 miliardi di euro, se si considera il complesso dei crediti previdenziali dell’Inps, peraltro già in parte cartolarizzati.
        Il confronto. Il confronto con le parti sociali dovrebbe scattare a inizio della prossima settimana, anche se non sono esclusi contatti già domani. «Mi aspetto un confronto che parta in tempi rapidi per arrivare a una proposta condivisa, efficace ed equa», afferma Maroni. Che usa toni concilianti con Confindustria: «Quella di D’Amato non è un’accusa. Con Confindustria e con le altre parti sociali abbiamo fatto già un buon lavoro sulla legge Biagi. Anche sulla previdenza possiamo fare la stessa cosa, tenendo però ben presente che non si può fare cassa». E aggiunge: dopo aver fissato gli obiettivi della riforma «ora si aprono diverse possibilità da esplorare». Ma la Cgil ribadisce: vogliamo che venga ritirata anche la delega.
        Bossi: non molliamo. «Era più che evidente che volevano le pensioni dei lavoratori del Nord. La lega questo non poteva accettarlo», dice Bossi. Che ripete che le risorse per il Sud non vanno reperite tagliando le pensioni: «Roma ladrona vuole i soldi del Nord» anche perché «altri in circolazione non ce ne sono» visto «che il Sud prende pochi fondi strutturali Ue perché l’Europa non è fessa come la Padania, mica paga a piè di lista», ma la Lega sulle pensioni «non molla».