Maroni: sulle pensioni l’accordo è possibile

20/05/2003


              Martedí 20 Maggio 2003


              Maroni: sulle pensioni l’accordo è possibile


              ROMA – La partita sulle pensioni è destinata a sbloccarsi dopo le elezioni amministrative del 25 e 26 maggio. Solo a consultazione elettorale conclusa, infatti, il ministro Roberto Maroni, comunicherà ai sindacati, sulla base delle indicazioni che emergeranno dal prossimo vertice con Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, le valutazioni definitive sulle proposte di modifica della delega.
              E a quel punto potrebbe anche essere più chiaro in che modo potrà incidere sulla riforma delle pensioni la realizzazione di una eventuale Maastricht previdenziale. Maroni, comunque, resta fiducioso sulla possibilità di arrivare a «un grande accordo riformatore» almeno con Cisl e Uil «senza scioperi». Quanto ai correttivi da apportare alla delega all’esame del Senato, il ministro ribadisce la sua contrarietà ai disincentivi.
              Maroni ottimista. Il ministro del Welfare resta ottimista: «Sono convinto che alla fine troveremo un accordo, almeno con Cisl e Uil». E in un’intervista al quotidiano on-line «Affari italiani» aggiunge che l’accordo può essere trovato «senza scioperi». Maroni continua a essere contrario ai disincentivi: «Gli obiettivi della delega sono due: l’aumento dell’età pensionabile su base volontaria e lo sviluppo della previdenza integrativa attraverso l’uso del Tfr. Fra gli strumenti previsti non ci sono i disincentivi. Bisogna capire se sono utili o no. Secondo me – ribadisce – non servono per raggiungere l’obiettivo di elevare l’età pensionabile».
              La tabella di marcia. I sindacati hanno dato tempo al Governo fino all’8 giugno per fornire una risposta definitiva alle loro proposte unitarie di modifica della delega (fiscalizzazione degli oneri impropri al posto della decontribuzione e uso volontario, e non obbligatorio, del Tfr per la previdenza integrativa). Se la risposta non arriverà e se l’Esecutivo lascerà intendere di voler ricorrere ai disincentivi, Cgil, Cisl e Uil proclameranno automaticamente lo sciopero per la seconda metà di giugno. Ma il Governo è orientato a rispondere prima dell’8 giugno. Il vertice tra Berlusconi, Tremonti e Maroni si dovrebbe tenere tra il 28 e il 30 maggio. Subito dopo, a inizio giugno, Maroni dovrebbe convocare i sindacati, e forse anche le altre parti sociali, per far ripartire il confronto sulla base della linea concordata dal Governo.
              Il doppio percorso. Al momento l’ipotesi più probabile è che l’Esecutivo decida di seguire un doppio percorso "a breve scadenza": far marciare la delega senza stralvogerne l’attuale impianto; avviare nel corso del semestre di presidenza italiana della Ue la discussione sulla Maastricht pensionistica per poi eventualmente recepirne alcuni principi nella prossima Finanziaria. In questo caso potrebbe essere realizzato (in accoppiata con la delega) il mix incentivi-disincentivi, già visto con favore anche da Confindustria, su cui nella maggioranza sono sostanzialmente tutti d’accordo tranne la Lega. Sindacati in attesa. Cgil, Cisl e Uil, che sono già "in mobilitazione", restano in attesa delle mosse del Governo. Anche se sono pronte a proclamare lo sciopero. I sindacati restano fortemente contrari alla decontribuzione, alla destinazione obbligatoria del Tfr ai fondi pensione (previste dalla delega) e a qualsiasi ipotesi di disincentivo. «No» anche a una Maastricht pensionistica. «Il nostro sistema previdenziale è in equilibrio, non ha bisogno di niente, quando la Ue parla di pensioni si riferisce a Francia e Germania», afferma il lader della Uil, Luigi Angeletti.
              Rutelli all’attacco. Il leader della Margherita Francesco Rutelli critica duramente l’operazione realizzata dal Governo per aumentare le pensioni minime: «Chi ha vinto aveva promesso pensioni più alte per tutti», ma «5 milioni di italiani sono rimasti sotto i 516 euro e non avranno un centesimo di aumento».
              MARCO ROGARI