Maroni: sulle pensioni è quasi fatta

15/01/2004


15 Gennaio 2004

FRENA IL MINISTRO ALEMANNO. EPIFANI: «MOBILITAZIONE FORTE SE IL GOVERNO VA AVANTI COSÌ»
Maroni: sulle pensioni è quasi fatta
Per la Cgil «posizioni inconciliabili», critiche anche Cisl e Uil

ROMA
Il governo vuole stringere i tempi sulla riforma delle pensioni, ma le difficoltà non mancano nella stessa maggioranza e permane una contestazione dura da parte dell’opposizione e della Cgil, e sul merito anche della Cisl e della Uil. Ieri, al termine di una lunga riunione di maggioranza al Senato (presente il ministro dell’Economia Tremonti), il ministro del Welfare Maroni ha cercato di lanciare un segnale positivo, annunciando che la delega sulle pensioni andrà in aula subito dopo il federalismo.
«Abbiamo parlato di ogni cosa – afferma – e abbiamo trovato un’intesa generale sulla riforma, i tempi e tutto. C’era un buon clima. Sono ottimista. Il governo valuterà nei prossimi giorni quali proposte dei sindacati accogliere, per modificare la delega». Ottimista, ma meno convinto dei risultati finora raggiunti, il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno: «Sì, sono ottimista, ma un accordo della maggioranza sulle pensioni ancora non c’è. Ci sono buone prospettive, però dobbiamo ancora riflettere e confrontarci».
D’altra parte, dopo il primo annuncio favorevole, è lo stesso Maroni che si sofferma sui nodi ancora da sciogliere per poter marciare spediti verso il traguardo. «Oggi – spiega – non c’è sul campo nessuna proposta alternativa allo “scalone” del 2008, che garantisca le condizioni di revisione strutturale previste dalla riforma: risparmi di spesa e innalzamento dell’età pensionabile». Dunque, ad oggi, un eventuale emendamento ulteriore del governo non prevederebbe una modifica di questo punto ritenuto particolarmente importante dall’intero fronte sindacale. «Siccome non si vota domani mattina – aggiunge – vediamo che cosa succederà. Una soluzione che sia diversa da quella ipotizzata, e non preveda mille anni per conseguire lo stesso obiettivo di risparmio, non l’ho ancora vista». Il governo, invece, «sta già valutando» se presentare un ulteriore emendamento che raccolga le proposte dei sindacati su altri punti: il meccanismo del silenzio-assenso per il Tfr, la decontribuzione, il testo unico previdenziale e poche altre cose.
Di fronte al rischio di ulteriori «strappi» del governo sul terreno previdenziale, la Cgil punta nuovamente i piedi. «Le posizioni – sottolinea il leader Guglielmo Epifani – restano inconciliabili. Se il governo va avanti con il proposito di ridurre i diritti previdenziali e le tutele sociali e, allo stesso tempo, non gestisce i problemi dei cittadini, ci toccherebbe riprendere una mobilitazione forte che tenga assieme i temi del welfare e della previdenza con quelli della lotta contro l’inflazione e per la crescita e l’occupazione. Dopo 30 mesi con questo governo il Paese è più povero, più diviso e più insicuro». Insiste: «Il nostro è un giudizio negativo perché non c’è crescita, non c’è sviluppo degli investimenti, non ci sono politiche economiche credibili, si mandano interi comparti allo sbaraglio, come sta succedendo con il trasporto pubblico locale». La Cgil valuterà nei prossimi giorni quali saranno gli scenari del governo e poi deciderà. «Faremo di tutto – rileva Epifani – per farlo unitariamente. Ovviamente, ogni iniziativa sarà discussa con Cisl e Uil. Noi crediamo che non si debba affrontare la questione delle pensioni sulla base di una maggiore riduzione della spesa, ma di maggiore equilibrio ed equità».