Maroni: sull’art.18 presto troveremo una soluzione

23/05/2002





Il Governo è pronto all’accordo e ad accelerare i tempi parlamentari della delega – Pezzotta: fateci una proposta
Maroni: sull’art.18 presto troveremo una soluzione
Valori: comprensibile il nervosismo di chi non vuole cambiare, ma la Confindustria è unita sulla modernizzazione

Lina Palmerini

ROMA – Approdare a un accordo, anche sull’articolo 18, è possibile. A esserne certo è il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ieri ha liquidato la proposta di Giulio Tremonti come «un’ipotesi già uscita tre mesi fa», mentre ha rilanciato sulla possibilità di un’intesa con le parti sociali. «Il dialogo è aperto da mesi, adesso io sono fiducioso e presto troveremo una soluzione». Il lavoro di diplomazia di queste settimane rende ora più visibile una novità politica importante: la disponibilità del Governo, di una parte del sindacato e delle imprese a cercare una mediazione sui licenziamenti legata all’intera partita delle riforme (ammortizzatori, fisco, Sud). È questa, infatti, la pre-condizione per aprire un tavolo di negoziato senza il rischio di un deja-vu dello scontro con un sindacato ricompattato. Il Governo fisserà l’incontro con sindacati e imprese dopo il voto amministrativo, dunque, c’è ancora tempo per la ripresa del dialogo. In questo quadro è molto atteso l’intervento del presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, all’assemblea degli industriali di giovedì. Le riforme restano il terreno di confronto irrinunciabile per le imprese come ieri ha ricordato il presidente degli industriali di Roma, Giancarlo Elia Valori: «Antonio D’Amato ha inserito nell’agenda delle priorità riforme importanti per dare competitività, sviluppo, equità al Paese, a cominciare dalla delega sul lavoro, che è sul rettilineo finale, sull’ultimo miglio. Se il traguardo delle riforme è più vicino – ha aggiunto Valori – è comprensibile il nervosismo di chi non vuole cambiare. E a quanti cercano strumentalmente di alimentare un’immagine di Confindustria divisa, diciamo con chiarezza che Confindustria è unita sulla necessità di modernizzare il Paese». Ma il sindacato ieri ha di nuovo chiesto con urgenza un confronto vero, non a distanza, con il Governo. «Ci facciano una proposta, non 25», ha detto ieri il leader Cisl, Savino Pezzotta replicando all’ipotesi di mediazione del ministro Giulio Tremonti sulle soglie dimensionali. Ipotesi bocciata dalla Cgil e anche da Adriano Musi, segretario confederale della Uil che promette «una risposta sindacale unitaria a fronte dello stallo del Governo». Ma dal Welfare si preferisce aspettare. «Non ci sono ancora le condizioni per un incontro – ha detto ieri il sottosegretario, Maurizio Sacconi – anche perché mi sembra più opportuno attendere il voto, cioè un momento più sereno». Il bandolo è sempre lo stesso: niente stralcio delle modifiche all’articolo 18, inaccettabile sia per il Governo che per le imprese, ma «compromesso onorevole» sulle riforme. Ma se il Governo è pronto a mediare sui licenziamenti, ha anche intenzione di accelerare l’iter parlamentare della delega-lavoro. Dopo la pausa per le elezioni amministrative, dal ministero del Welfare arriverà un input preciso al Senato per imprimere un passo veloce alla riforma del mercato del lavoro: si pensa, attraverso la conferenza dei capigruppo, di fissare al più presto la data per l’esame del provvedimento in Aula. Un modo per evitare manovre ostruzionistiche dell’opposizione anche se l’apertura di un tavolo di trattativa metterebbe in seria difficoltà la compagine di centro-sinistra. La Margherita, infatti, si è sempre schierata a favore del negoziato mentre più in difficoltà si troverebbero i Ds stretti tra un’eventuale apertura di Cisl e Uil e il «no» della Cgil. E il Governo non escluderebbe, in Aula, l’ipotesi di mettere la fiducia sul testo della delega, soprattutto a fronte di un accordo con le parti sociali. Intanto, lo schema di costruzione del dialogo è sempre lo stesso: trovare grandi materie di scambio come gli ammortizzatori sociali (che potrebbero essere finanziati per circa 750 milioni di euro), formazione, enti bilaterali e prime forme di partecipazione dei lavoratori, ma soprattutto fisco e Mezzogiorno. Una trattativa da fare a ridosso del Documento di programmazione economica e finanziaria, che diventerebbe anche l’espressione e il "luogo" (insieme alla Finanziaria) di uno nuovo accordo sociale a tutto campo "suggellato" a Palazzo Chigi. In questo quadro ci sarebbero anche le modifiche all’articolo 18: le ipotesi di mediazione più accreditate restano quelle della soglia dimensionale, rilanciata domenica da Giulio Tremonti (ma già caldeggiata alcune settimane fa da Umberto Bossi) e il sommerso.

Martedí 21 Maggio 2002