Maroni: sul Tfr ci vuole un’intesa bipartisan

20/07/2005
    mercoledì 20 luglio 2005

    NORME E TRIBUTI – pagina 24

    In Senato confermata la disponibilità a modificare il testo, decisivo l’incontro del 27 con le parti sociali

      Maroni: sul Tfr ci vuole un’intesa bipartisan

        ENRICO MARRO

          MILANO • Senza un atteggiamento bipartisan la riforma del Tfr non parte. Ieri pomeriggio Maroni, davanti alla commissione Lavoro del Senato, ha confermato l’impegno del Governo ad accogliere il parere parlamentare per cercare il massimo consenso tra parti sociali e politiche. « Ho dato tempo alla commissione sino a fine settembre per emettere il parere— ha sottolineato Maroni — e sono disponibile a reperirlo in toto. A fine settembre voglio il provvedimento in Consiglio dei ministri e mi sono impegnato a portare in commissione, il 28 luglio, le richieste di modifica che presenteranno le parti sociali » .

          L’avviso comune. La rinnovata disponibilità di Maroni a modificare il testo lascia aperta la difficile partita del Tfr. Per ora tuttavia gli opposti schieramenti restano fermi sulle loro posizioni e non scoprono le carte. La svolta dovrebbe arrivare tra una settimana esatta: mercoledì 27 agosto le parti sociali presenteranno al Governo la nuova versione dell’avviso comune sulla previdenza complementare, il documento diffuso in febbraio e ora rielaborato con una serie di emendamenti ai singoli articoli del decreto Maroni. Sarà quello il vero banco di prova della disponibilità del Governo a rivedere un testo che, per ora, resta lontano dagli orientamenti delle parti sociali.

            Le banche. Intanto l’Abi, ascoltata ieri dalle commissioni Lavoro e Bilancio della Camera, non si è mossa di un millimetro dal suo "no" all’automatismo dei crediti agevolati alle imprese. L’Associazione bancaria italiana valuta positivamente lo schema di decreto, che «supera le difficoltà che hanno finora impedito la diffusione di forme di previdenza complementare di cui i lavoratori hanno bisogno e, a seguire, il mercato finanziario». Su un punto però non si transige: come ha detto chiaro e tondo il direttore centrale dell’Abi Domenico Santececca ai deputati, «deve essere salvaguardata l’autonomia delle banche nella concessione del credito alle imprese».

              Ancora più esplicito è stato il presidente dell’Abi, Maurizio Sella: poche ore prima, a un convegno, aveva rilanciato l’ipotesi di un fondo di garanzia e « garbatamente ripetuto che l’erogazione del credito è l’arte del banchiere e va lasciata libertà alle banche se finanziare o meno il credito all’impresa » . Maroni resta però convinto che la soluzione sia dietro l’angolo: arriverà entro metà settembre e soddisferà sia banche che aziende.

              L’Inps. Anche il "primo pilastro" ieri è stato ascoltato dalle commissioni congiunte Bilancio e Lavoro di Montecitorio. Nello schema di decreto esistono infatti due riferimenti diretti all’Istituto: il fondo residuale Inps, che riceverà il Tfr nell’ipotesi di silenzio assenso e in mancanza di un fondo di categoria (articolo 9), e la funzione di service amministrativo sui fondi pensione (articolo 6 comma 2).

                «Una forma pensionistica complementare non ci preoccupa — ha chiarito a Montecitorio il presidente dell’Inps, Gian Paolo Sassi — dobbiamo solo gestirla e siamo attrezzati a ospitarla» . Sassi è invece scettico sulla possibilità di costituire una società di capitali per l’erogazione di servizi ai fondi: «mi sembra meno funzionale a un progetto complessivo ed equilibrato in cui il primo pilastro pensionistico non solo conserva il suo ruolo centrale di sostegno, ma fornisce anche un contributo al funzionamento efficiente della previdenza complementare».

                  Le prossime tappe. In attesa dell’appuntamento di mercoledì 27, intanto, continuano le audizioni in Parlamento. Oggi toccherà a Confindustria e Isvap, domani tra l’altro a Covip, Regioni, Assoprevidenza, Confcommercio e Confesercenti, Cna e Confartigianato. Sempre domani Maroni verrà ascoltato alla Camera dalle commissioni congiunte Bilancio e Lavoro.