Maroni: sul Tfr bonus automatici solo per i «piccoli»

22/07/2005
    venerdì 22 luglio 2005

    NORME E TRIBUTI – pagina 30


    Maroni: sul Tfr bonus automatici solo per i «piccoli»

      ENRICO MARRO

        MILANO • L’automatismo per la concessione di crediti agevolati potrebbe riguardare le imprese fino a 15 o 50 dipendenti, attraverso un fondo di garanzia pubblico. Il ministro Roberto Maroni, ascoltato ieri dalle commissioni Bilancio e Lavoro della Camera, ha finalmente scoperto le carte su uno dei principali nodi della riforma della previdenza complementare, quello delle compensazioni alle aziende che "perdono" il Tfr.

        Gli automatismi. È dunque una soluzione di compromesso quella a cui sta lavorando il Governo per conciliare le opposte esigenze di imprese e banche, le prime alla ricerca di agevolazioni per bilanciare la perdita di liquidità del Tfr, le seconde arroccate sulla difesa della propria autonomia nella concessione del credito.
        «Bisogna garantire al piccolo imprenditore la certezza che il Tfr versato non comporterà oneri aggiuntivi — ha sottolineato Maroni — stiamo lavorando per garantire un fondo di garanzia pubblico e siamo disponibili a garantire la copertura al 100% delle sofferenze stimate » .

        La non facile trattativa con l’Abi si gioca anche sulle dimensioni (e quindi sul numero) di imprese che potrebbero rientrare nel meccanismo dei " crediti automatici". Le ipotesi sul tavolo sono due: aziende fino a 15 o a 50 dipendenti. Sarebbero invece escluse dalla copertura del fondo le grandi imprese, che secondo il ministro hanno la « capacità negoziale per evitare oneri aggiuntivi » .

        L’assenza di oneri, già garantita dalla legge delega, rappresenta del resto la linea del Piave di Confindustria. Ma non c’è solo l’automatismo del credito: proprio ieri la Giunta di viale dell’Astronomia ha rilanciato il tema della riduzione del costo del lavoro, uno dei bastioni della delega in fatto di compensazioni.

        Il trattamento fiscale. Maroni è poi tornato su un altro dei problemi della riforma: la tassazione. Per rendere più allettante il conferimento del Tfr al secondo pilastro l’ideale, secondo il ministro del Lavoro, sarebbe l’azzeramento dell’imposta sui rendimenti. Nello schema di decreto la ritenuta sull’imponibile delle prestazioni è al 15%, ridotto dello 0,3% per ogni anno eccedente il 15 ? di partecipazione (con un limite di riduzione di 6 punti percentuali).

          L’ipotesi di cancellare del tutto l’imposta è al vaglio delle commissioni Bilancio e Maroni sarà ben felice di accoglierla anche perché, ha detto, « non ci sono problemi di risorse perché si parla di rendimenti che arriveranno tra 15 20 anni e per allora va trovata la copertura » .

          Il ministro ha poi confermato la volontà di arrivare a un testo condiviso, dando alle commissioni parlamentari tempo fino a settembre per esprimere un parere. L’obiettivo è portare il decreto emendato in Consiglio dei ministri a fine settembre per una rapida approvazione entro il 6 ottobre, data in cui scade la delega. Tempi stretti, tanto che il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio ha chiesto di valutare una proroga per l’esercizio della delega.

          La Covip. Sempre ieri, in commissione Lavoro al Senato, Luigi Scimia ha rivendicato la competenza della Covip sull’approvazione del regolamento delle forme pensionistiche individuali. « Anche la legge delega — ha ricordato il presidente della Covip — prevede che sia un’unica Autorità a vigilare su tutte le forme di previdenza complementare e solo questa previsione consente di garantire l’assoluta trasparenza e la comparabilità dei costi e dei rendimenti dei prodotti previdenziali » .

            Rispondendo indirettamente ai rilievi dell’Isvap, Scimia ha poi puntualizzato come «le norme comunitarie non siano assolutamente in contrasto con le previsioni del decreto attuativo, dato che le polizze pensionistiche individuali si distinguono nettamente per il loro carattere previdenziale da qualsiasi altro contratto di natura meramente assicurativa» .

            Assoprevidenza. Lo schema di decreto legislativo varato dal Governo ha incassato anche il giudizio positivo di Assoprevidenza. Restano però da rivedere alcune «oggettive criticità tecniche» relative, tra l’altro, a contributi, prestazioni, anticipazioni e riscatti.