Maroni: sul lavoro accordo possibile entro l´estate

18/06/2002







(Del 18/6/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
CISL E UIL CHIEDONO «RISORSE AGGIUNTIVE» PER GLI AMMORTIZZATORI. COFFERATI: SUI DIRITTI NON CAMBIAMO IDEA
Maroni: sul lavoro accordo possibile entro l´estate
ROMA
Appuntamento alle 19, a Palazzo Chigi. Ora tarda, ma non c´è nulla da fare: per ministri, sindacalisti, imprenditori (e per altri venti milioni di italiani…) l´assoluta priorità di domani sarà la partita della Nazionale. E che Totti & Del Piero vincano o perdano, servirà a tutti i protagonisti del «dialogo sociale» un po´ di tempo dopo il fischio finale per smaltire esultanza o depressione, prima di discutere del Documento di programmazione economica e finanziaria. Sarà un incontro importante, ma non certo decisivo per le sorti del negoziato. L´Esecutivo illustrerà – anche a Sergio Cofferati – soltanto le linee guida del Dpef, ma non si sbottonerà certo sui «numeri», ovvero sulle risorse con cui in sede di legge Finanziaria si sostanzieranno le misure discusse su fisco, welfare, sommerso e Mezzogiorno. Per Cisl e Uil – che dovranno mandar giù qualche boccone amaro sull´articolo 18 – le contropartite su sgravi fiscali e ammortizzatori sociali saranno determinanti per il raggiungimento dell´intesa, sapendo che nel governo si rafforzano i sostenitori di tagli su pensioni, sanità e salari pubblici. Un messaggio l´ha lanciato ieri il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni. «Quello che si mette sugli ammortizzatori sociali – ha detto – deve essere aggiuntivo rispetto all’attuale spesa sociale. Non vorrei che per trovare i fondi per il mercato del lavoro, il Mezzogiorno e il sommerso si pensasse di intervenire su qualche altro elemento della spesa. Noi non saremmo d’accordo. Questo renderebbe molto più difficile qualsiasi confronto». Sulla stessa linea il numero due della Uil, Adriano Musi: «Vogliamo capire come si passa dalle parole ai fatti sugli ammortizzatori e la disoccupazione. È chiaro che respingeremo ogni tentativo di reperire risorse togliendole ad altre persone che godono di altri diritti. Sia chiaro che i soldi dovranno essere soldi in più». Il ministro del Welfare Roberto Maroni, da Varese, lancia segnali di ottimismo, e cerca di tranquillizzare i sindacati «dialoganti». «A me interessa capire – ha spiegato Maroni – se il tavolo che abbiamo aperto sul mercato del lavoro si possa chiudere con un accordo e mi pare che questo possa avvenire entro breve». Per Maroni, «i tavoli per le riforme si chiuderanno entro l’estate con un accordo; non è un auspicio, ma qualcosa di più». Riforme che il governo vuole fare «con chi le vuole, non contro il sindacato, ma con quella parte del sindacato che accetta la sfida del governo per la modernizzazione del paese». Per la Cgil, «la porta del tavolo del lavoro è sempre aperta», ma tanto «la Cgil evidentemente ha qualcosa d’altro in mente, e non un dialogo». Quanto alle preoccupazioni (o alle speranze) di interventi più drastici, Maroni tira il freno: nelle deleghe «ci sono tutte quelle che servono». E in particolare boccia tagli alla previdenza, «che magari farebbero contento il mio amico Tremonti», ma che non servono. Tantomeno in tema di «riduzione o eliminazione delle pensioni di anzianità». Replica alla Cgil parlando di «polemiche molto ipocrite» il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, che contesta le accuse di Cofferati al «sindacalismo parastatale» che emergerebbe dal varo di enti misti imprese-sindacati incaricati di gestire il mercato del lavoro o gli ammortizzatori sociali. La Cgil però insiste, e prepara gli scioperi regionali che secondo il numero due Guglielmo Epifani «servono per tutelare i diritti dei lavoratori e per protestare contro la politica sbagliata di questo governo». Sergio Cofferati, ovazionato a Torino dai militanti, ha detto che «in tema di diritti la Cgil non ha cambiato idea: dunque, anche da sola continuerà a battersi». Il leader Cgil ha criticato Cisl e Uil, ree di aver commesso «un errore grave», «perché insieme abbiamo chiesto a milioni di persone di scendere in piazza perché il governo fosse costretto a cambiare le deleghe su fisco, previdenza e a stralciare l’articolo 18 e l’arbitrato. Cisl e Uil hanno cambiato idea e rotto il patto con migliaia di lavoratori». Quanto al suo personale futuro, Cofferati è stato chiaro: «Non ho intenzione di sparire. Continuerò ad occuparmi degli altri, anche se in modo diverso».
Roberto Giovannini